domenica 31 dicembre 2006

SEMO GENTE DE BORGATA



'Na stanzetta n'affitto è trovata
pe' 'r momento va bbè
semo gente de borgata
nun potemo pagà.
Da domani comincia er carvario
nun c'è artro da fà
finirà 'sto calendario
e quarcosa cambierà.
Semo ricchi de volontà.
Core mio, core mio
la speranza nun costa gnente
quanta gente c'ha tanti sordi e l'amore no
E stamo mejo noi che nun magnamo mai.
Core mio, core mio
la speranza nun costa gnente
se potrebbe sta' pure mejo,
ma che voi fà, per ora ce stai tu, e' 'resto ariverà.
Un lavoro magari a giornata, pe' 'r momento va bbè
semo gente de borgata che alla vita ce tiè.
Semo nati de povera gente, è la nostra realtà
ma de vie ce ne sò tante,
tanti modi pè sfonnà
ora annamoseli a cercà.
Core mio, core mio
la speranza nun costa gnente
quanta gente c'ha tanti sordi e l'amore no
E stamo mejo noi che nun magnamo mai.
Core mio, core mio
la la la la la la la la la
se potrebbe sta' pure mejo,
ma che voi fà, per ora ce stai tu, e' 'resto ariverà.
E stamo mejo noi che nun magnamo mai.

domenica 24 dicembre 2006

NENIA SANNITA


Nenia Sannita
di Arturo Giovannitti

Ninna nanna, figlio di mamma,
Chi l’ha cantata la mala canzone?
Sei nato di marzo come il rondone,
Come la rosa canina e l’agrigna
Mora dei rovi e delle fratte.
Chi te l’ha letta la stella maligna,
Chi te l’ha detta la mala fortuna?
Il magro zoppo t’ha rotto la cuna,
la fata gobba t’ha tolto il latte,
E il prete ubriaco che t’ha battezzato
T’ha messo sul capo la mano manca.
Il mio braccio si è addormentato
Ma tu non hai sonno e io sono stanca;
Tu hai freddo ma il fiato mi s’è gelato,
Tu hai fame ma secca ho la mammella.
Ninna Nanna, animuccia mia bella,
Dormi per mamma che ha tanto vegliato.

Ninna nanna, era pieno il granone,
La vite era carica ed ero contento,
Ed era contento il cor del cafone
Che già afforzava l’arcile di sotto
E batteva col martello
La colla di radica e mosto cotto
Per la botte del vino novello.
Ma a Dio non piace che ha il cuore contento,
A Dio piace soltanto chi ha fame,
E ci ha mandato la grandine e il vento,
E s’è portato tutto il vallone,
Si son portate tutte le lame,
Vigne di colli e macchie piane.
I ragni ora tessono nel cassone,
La bracia s’è spenta nel camino,
Tutti i portoni ha rotto la piena
E macina a secco il vecchio mulino.
Ninna nanna, non pianger bambino,
E’ lunga la storia della mia pena.

Ninna nanna, tuo nonno arava,
E tuo padre mieteva il grano,
E tua madre spigolava
E filava con la conocchia
Pel panno di valico e tela nostrana
Filo di stoppa e filo di lana.
Ma tuo nonno era pieno d’affanni,
Aveva l’asma, era dura la terra;
ma tuo padre aveva vent’anni
E se lo son preso e mandato alla guerra:
L’uno era vecchio e stracco, cuor mio,
l’altro era giovane e svelto di pie’.
E tuo nonno l’ha ucciso Iddio
E tuo padre l’ha ucciso il Re.
Ninna nanna, cor del cor mio,
Dormi per mamma che veglia per te.

Ninna nanna, ora in mezzo alla strada
Son restata malata e magra
Tutta ridotta a pelle e ossa.
Il becchino s’è presa la capra
Per scavar sette palmi di fossa,
L’arciprete s’è preso il verro
Per la messa ed il mortoro,
E il governo il fermaglio d’oro
Per la tassa sullo sterro.
Cuore di mamma, hanno preso tutto,
Comò di noce e letto di ferro,
Persino la veste in cui sono sposata
E la corniola che egli mi ha data;
Non ho nemmeno uno straccio di lutto
Per far onore al mio amore distrutto
E alla fede che gli ho giurata.
Mi resta solo il saccone di paglia
E il bidente dal corno spezzato
E la roncola e la medaglia
Che m’hanno mandato e su cui c’è,
A onore del padre che t’hanno scannato,
La grazia di Dio e il ritratto del Re.
Ninna nanna, bambino adorato,
Non piangere, mamma piange per te.

Ninna nanna, or l’inverno è vicino,
Son bianche già le montagne lontane,
Come farò, come farò?
O debbo morire di freddo e digiuno
O chiedere un tozzo di porta in porta
O far la malafemmina infame.
Ma che me ne importa se tu non hai fame,
Se tu non mi muori, ma che me ne importa?
Un detto dice – Uno per uno –
E verrà il giorno che il cuore mi sogna.
E quando viene e tu sei cresciuto,
Core di mamma, ed io sono morta,
Se vissi onesta a chi m’ha aiutata
Rendigli un anno di gioia al minuto,
Ma se t’ho campato di pane e vergogna,
Ninna nanna, fanciullo mio bello,
Per ogni tozzo di pane che m’han dato
Rendi una botta di coltello.

Ninna nanna, la fune si spezza
E il catino cade nel pozzo,
Lo staffile ha il manico mozzo
Ma l’accetta ha la lama piena;
L’asino ha rotto la cavezza,
Il corso ha spezzato la catena
Ed a me il cuore mi scoppia
Più di rabbia che di tristezza
E più l’odio che di pena.
Non sempre così – disse il bifolco
Che sarchiava la ristoppia
A marzo sotto la brina e la nebbia –
In aprile si semina il solco
E in agosto si fa la trebbia
E in settembre il macinato.
Non sempre così nemmeno per te,
Figlio di mamma disgraziato
Che non ti vuole nemmeno la morte;
Ma mò che il primo gallo ha cantato,
Ma mò che il primo cane ha bajato,
Innanzi che il sole spunti all’altura,
Sentimi, sentimi, creatura,
Ti voglio dire la bella sorte
Ti voglio cantare la buona ventura.

Ninna nanna, il Re va in chiesa
Con i principi e i baroni,
il Re va a pregare Dio.
Il popolo corre dalla campagna,
suonate campane, suonate a distesa,
Gridate, villani, sparate foconi
Chè tutto il capitolo è in cappa magna
E il vescovo canta la messa solenne.
Figlio di mamma, da dove mi venne
La bella visione della tua festa?
Il vescovo prende il ciborio in mano
Ed il Re piega a terra la testa,
I mortai sparano nella strada
E tutte le spade fanno il saluto.
Core di mamma il tuo giorno è venuto,
non mi mancare ma sentimi e bada:
L’ostia sacra è pasta di grano,
Il Re è di carne come il villano,
La ronca è di ferro come la spada,
Questo ti dico e questo ti canto.
E se mi campi di lacrime e pane,
Crescimi forte, non crescermi santo,
Zanne di lupo e cuore di cane,
non mi morire di morte infame
Non mi morire servo o soldato
Come tuo nonno, tuo padre e me,
Ma per il padre che t’hanno scannato,
per questo ventre che t’ha portato
Per queste mammelle che t’hanno allattato,
Muori in galera, muori dannato
Scosta via l’ostia e roncola il re.

Ninna nanna, cuor mio desolato
Ricordati mamma che muore per te.

martedì 21 novembre 2006

TRIBU' ITALICHE: MOLISE


Autori vari
Tribù Italiche: Molise

da World Music Magazine marzo aprile 2006

Il paesaggio sonoro molisano
(Vincenzo Lombardi) L'idea di paesaggio sonoro è necessariamente determinata sia storicamente sia culturalmente. Oggi, la distanza fra quello reso dai documenti sonori etnomusicali e quello percepito quotidianamente si è fortemente ampliata. Ciò è particolarmente vero per il Molise che, solo recentemente, è passato da una cultura agro-pastorale a una cultura urbana ed industriale. La trasformazione ha prodotto un'inedita e particolare fonosfera nella quale convivono mondi musicali altrimenti molto distanti nel tempo. Anche dall'ascolto di Tribù italiche Molise si può riscontrare come - ancora - sono a noi contemporanei il Fischio alla picurara e il Richiamo delle galline, tracce sonore di un mondo scomparso; il Canto dei carrettieri, in una civiltà basata sui motori; la lamentazione funebre S'a piglià ru figlie me, in una società dove la morte è rimossa e tabuizzata. Il soundscape del mondo globalizzato, ossia il panorama di pratiche musicali di varia cultura, natura e genere, nel Molise contemporaneo, si è "sonorizzato" sia come esito delle dinamiche culturali e commerciali mondiali che mettono in conflitto le dimensioni locale e globale, sia come risultato del rapporto fra passato e presente. In questa prospettiva, ad esempio, è possibile decifrare il progetto di esperanto sonoro di Sunaulòs di Luigi Cinque, le esperienze e la ricerca musicali di Luca Ciarla e dei gruppi Ketoniche e Riserva Moac, oppure i percorsi musicali del gruppo storico del folk revival molisano Il Tratturo, la visione rassicurante dei Plettri di Ripalimosani, quella un po' mitizzata ma affascinante di Silvana Licursi ed il tentativo di colmare la lacuna di documentazione musicale per le comunità di Rom molisani che tenta Acquaragia Drom.
Il patrimonio musicale molisano tradizionale
(VL) Le forme e le modalità della pratica musicale hanno avuto sorte non univoca: repentini oblii, come nel caso del repertorio delle ninne nanne ancora vivo e praticato solo qualche decennio fa, sono affiancati da tenaci persistenze, come nel caso di alcune forme di danza; pochi centri di presidio, come Scapoli e San Polo, residuano in un territorio che mostra tracce marcate di antica, ampia e diffusa tradizione zampognara. I canti di cui si è conservata memoria attestano una pratica vocale prevalentemente femminile e monodica sia nella cerimonialità privata (ninna nanne, lamentazioni funebri, canti di fidanzamento e nozze), sia nel repertorio narrativo, al contrario di quanto si riscontra nei canti rituali, come quelli per il maggio e per le carresi (canto monodico maschile). Una maggiore varietà è presente in quelli di lavoro (mietitura, raccolta di uva e olive, lavorazione del granturco) e in quelli paraliturgici (canti devozionali e per la Settimana santa) nei quali non è inconsueta una pratica polifonica a voci parallele, sia femminili, sia miste. Particolare rilievo hanno avuto i canti accompagnati da zampogna (novene natalizie e canti augurali), quelli con zampogna e tamburello (serenate), quelli con chitarra battente, come nel caso dei repertori vocali di San Martino in Pensilis e Macchiagodena. Per quel che riguarda gli strumenti musicali, oltre alla ancora vitale zampogna, accompagnata dalla ciaramella; alla particolare - ma non più in uso - zampognetta di canna di Fossalto; alla estinta chitarra battente, diffusa soprattutto nel Basso Molise; al tamburo a cornice; all'organetto e fisarmonica, hanno fatto parte del paesaggio sonoro molisano: fischietti, flauti di corteccia, doppio flauto, terrarella o quartara (orcio di terracotta), colascione (cetra tubolare) e un'ampia varietà di oggetti sonori e strumenti idiofoni: striculatora (stropicciatore), tavolette, traccole, traccagnole (castagnette), raganelle, una gamma di campane (anche in relazione alla presenza della Pontificia fonderia Marinelli di Agnone), ecc. Una estesa diffusione ha ancora il bufù (tamburo a frizione) che viene costruito in varie dimensioni. Oggi, è fortemente radicato nella tradizione di molte comunità molisane, soprattutto a Casacalenda e Sepino dove produce la colonna sonora della notte di Capodanno. Infine, grazie alla tradizione sia mandolinistica, sia bandistica in Molise si è avuta un'ampia diffusione di plettri e di strumenti appartenenti alle famiglie dei legni, degli ottoni e delle percussioni.
Il Molise nella ricerca etnomusicale italiana
(VL) Nella letteratura tardo settecentesca all'interno di descrizioni geografiche, politiche ed economiche del Molise, non mancano riferimenti alle tradizioni, pratiche musicali e agli strumenti popolari. Durante la seconda metà del secolo XIX, alcuni studiosi molisani e non, compiono un'importante opera di documentazione, ma il Molise resta privo di una raccolta organica di testi cantati fino alla pubblicazione de I canti popolari del Molise di Eugenio e Alberto Mario Cirese (1953 e 1957). Un caso isolato resta l'esperienza di Vittorio De Rubertis che, nel 1920, pubblica sulla Rivista musicale italiana un saggio intitolato Maggio della Defènsa, dedicato al rito di Lucito (CB). Nel 1954, Alberto Mario Cirese e Diego Carpitella realizzano, a Fossalto e nei comuni arbëresh di Ururi e Portocannone, la Raccolta 23 per conto del Centro Nazionale Studi di Musica Popolare; mentre solo Cirese, per conto della rivista La Lapa, raccoglie registrazioni a Fossalto, Bagnoli del Trigno e nei tre paesi croati (Acquaviva, San Felice e Montemitro). A partire da queste registrazioni, nel 1955, Diego Carpitella pubblica un saggio su La Lapa e cura con Alan Lomax un disco (1973). Di questo rito primaverile e della piccola zampogna di canna di Fossalto si sono occupati Anthony Baynes (1960), Roberto Leydi (1973), Leydi e Febo Guizzi (1985), Roberta Tucci e Luciano Messori (1985). Documenti sonori molisani sono depositati sia presso il Museo Nazionale di Arti e Tradizioni popolari (raccolti da Renato Cavallaro, Adriana Milillo, Giulio Di Iorio), sia presso la Discoteca di Stato (raccolti da Carla Bianco e da Giulio Di Iorio); su questi ultimi documenti sonori è basato lo studio di Sandro Biagiola dedicato alle ninne nanne molisane (1981). Al 1983 risale la ricerca condotta da Maurizio Agamennone a Larino, durante la festa di San Pardo, e a San Martino in Pensilis, in occasione della corsa dei carri in onore di San Leo. Va inoltre segnalata l'attività di promozione e documentazione condotta dal Circolo della zampogna di Scapoli.
Quale il ruolo della Biblioteca provinciale Albino di Campobasso?
(VL) Attività principali della Biblioteca provinciale sono quelle di documentazione, conservazione e ricerca del patrimonio culturale regionale nei vari ambiti disciplinari. Da alcuni anni, inoltre, si è prestata maggiore attenzione anche alla produzione discografica, sopratutto di interesse etnomusicale, costituendo una sezione essenziale, ma rappresentativa. Sono stati attivati, inoltre, contatti con le maggiori istituzioni italiane (Discoteca di Stato, Accademia nazionale di Santa Cecilia, Museo nazionale di Arti e tradizioni, RAI) ed è stata avviata un'attività di sensibilizzazione di privati, al fine di recuperare, presso la Biblioteca, materiali audio/video di interesse etnomusicale da mettere a disposizione di ricercatori, musicisti e utenti appassionati. Ulteriore attività che la Biblioteca sostiene è la collaborazione con studiosi ed operatori del settore per la promozione di attività di studio, di pubblicazione e di divulgazione del patrimonio etnomusicale molisano. Fra i primi positivi esiti di tale attività, l'avvio nel 2002 di un'apposita collana discografica, Musiche tradizionali del Molise, con la pubblicazione in CD della Raccolta 23 degli Archivi di Etnomusicologia dell'Accademia nazionale di S. Cecilia, a cura di Maurizio Agamennone e del sottoscritto. La collaborazione fra la Provincia di Campobasso e l'Accademia ha rappresentato, a livello nazionale, un'esperienza pilota per una serie di pubblicazioni consacrate al folklore musicale italiano. Nel 2005 è comparso, in collaborazione con l'editore Squilibri e a cura degli stessi autori, un volume contenente, oltre alla riproposta delle registrazioni della Raccolta 23, alcuni saggi di analisi e una selezione di scritti storici. Da ultimo, la collaborazione della Provincia di Campobasso con la rivista World Music Magazine che ha contribuito a far meglio conoscere la Tribù molisana.
Il folk revival in Molise dagli anni Settanta ad oggi.
(Mauro Gioielli) Il folk revival nel Molise è stato un fenomeno importante ma, per lungo tempo, sottovalutato in ambito nazionale. Da oltre trent'anni è un movimento di pregio; mai seguace delle facili mode, preferibilmente affidato ai puristi ma anche aperto a ragionevoli contaminazioni. Nonostante ciò, la musica folk molisana - tranne rare eccezioni - ha subito, fuori regione, una colpevole disattenzione, solo di recente rimossa. A partire dalla metà degli anni Settanta, la ricca tradizione musicale del Molise ha favorito la nascita di gruppi che ancora oggi calcano i palcoscenici italiani e stranieri con pieno successo (Il Tratturo). Nel medesimo periodo è sorto il Festival della Zampogna di Scapoli, un evento che ha presto assunto un rilievo internazionale. Da allora nessuna flessione, tutt'altro: l'incremento è stato costante, sia in senso quantitativo che qualitativo. Eccellente l'attività di alcuni strumentisti che hanno sapientemente attinto al repertorio etnico (Silvio Trotta, Piero Ricci, Lino Miniscalco). Caratteristica la presenza di esperti chansonnier dialettali (Benito Faraone). Non è stato trascurato il settore legato alle pratiche musicali delle classi artigianali (I Plettri). Qualche rimpianto per proposte più che interessanti ma, purtroppo, di breve durata (Nuovo Canzoniere Molisano). Significative le figure femminili, con elevate punte di personale stile (Silvana Licursi, Ivana Rufo).
Come avvicinarsi, oggi, alla tradizione?
(VL) È necessario fare attenzione alla possibile artificiosità dei nessi fra passato e presente, soprattutto in riferimento a ciò che definiamo tradizione: spesso, sottende l'idea ed il senso comune di autenticità. La tradizione è un filtro che opera la selezione su cosa una società o un gruppo ritiene meriti di essere riprodotto, su cosa sia culturalmente significativo e attraverso quali modalità deve essere trasmesso. La tradizione non è del passato, ma è una sua riappropriazione selettiva, compiuta nel presente. Ci si affaccia sul passato e si sceglie la tradizione che meglio rappresenta e legittima un'istanza di natura sociale. La tradizione può essere letta come il risultato di negoziazioni identitarie e lo studio della cultura locale, popolare, folklorica, etnomusicale diventa parte attiva delle vicende politiche e di politica culturale della collettività che li esprime, così come sono parte del percorso di definizione della sua, o delle sue, identità. In quest'ottica è decifrabile la galleria sonora di quanto succede, ribolle, si fonde, riemerge ed esplode nella variegata fonosfera della musica di ispirazione folklorica contemporanea. La musica ha a che fare con globalizzazione e localismo, con l'omologazione prodotta dalla world music, con il fenomeno della ibridazione musicale e linguistica. Le sonorità, le tematiche, così come le performances, la gestualità, le dinamiche di gruppo, sono la rappresentazione di un mondo pieno di fermenti, positivi o negativi secondo i punti di vista, certo gravidi di interessanti possibili sviluppi musicali, culturali e, oserei dire, antropologici e politici in senso proprio.
La cultura della zampogna come risorsa culturale e di valorizzazione del territorio.
(MG) La zampogna è da secoli il vessillo sonoro dell'orgoglio etnico molisano. La zampogna, negli ultimi decenni, è divenuta simbolo di un laboratorio culturale che, spontaneamente - ma oggi anche con l'input degli enti locali - è sorto attorno ad essa ed ha saputo esaltare l'interesse che tale strumento suscita in più settori, trasformandolo in risorsa economica. Ne hanno beneficiato in molti. Il turismo, ad esempio, se ne avvantaggia sensibilmente, basti considerare le presenze che registra il menzionato Festival di Scapoli, nonché l'alto numero di visitatori che affluiscono, durante tutto l'anno, verso le strutture museali scapolesi oppure nelle botteghe degli artigiani zampognai. E i media sono complice cassa di risonanza; difatti, non v'è anno in cui emittenti televisive nazionali o estere non realizzino servizi riguardanti l'universo zampognaro molisano. Ciò alimenta un circuito turistico-culturale che abbraccia l'intero territorio regionale, con le sue bellezze naturali e la sua antica storia.
Il Festival di Scapoli: un progetto dal forte valore creativo negli anni in cui si è lavorato in stretto rapporto con il mondo della ricerca etnomusicologica.
(MG) Il Festival Internazionale della Zampogna di Scapoli rappresenta la vera rivoluzione del folklore musicale molisano, quasi lo spartiacque tra due ere: quella ante e quella post Festival. Ne ho vissuto lo svolgersi fin dalle primissime edizioni e, dal 1991 al 2002, ne ho assunto la direzione artistica, dapprima da solo, poi con Antonietta Caccia e, ancora dopo, anche con Maurizio Agamennone.
Quello che, nell'ultimo trentennio, è transitato per Scapoli ha pochi riscontri in Europa: circa tremila musicisti, anche stranieri; oltre cento concerti; decine e decine di iniziative collaterali, quali presentazioni di dischi e di libri, stages, conferenze, esposizione e compravendita di strumenti, proiezioni, mostre fotografiche e altro ancora. Il Festival, però, è stato soprattutto momento di incontro, occasione di confronto. La sua affermazione è stata possibile, principalmente, grazie all'attività del Circolo della Zampogna e alla forza propulsiva del suo presidente: la già menzionata Antonietta Caccia, la cui capacità organizzativa e le cui doti di coordinatrice ne hanno quasi mitizzato il ruolo.
Fatto unico per l'Italia, in Molise alcuni compositori hanno realizzato nuove partiture per zampogna, in combinazione con un'orchestra d'archi. Si è trattato da un avvenimento di considerevole valenza culturale, con la zampogna capace di confrontarsi con le sonorità del nostro tempo e la creatività musicale contemporanea.
(MG) Artefice principale di ciò, con l'apporto organizzativo e finanziario del Circolo della Zampogna, è stato Maurizio Agamennone che, nella duplice veste di etnomusicologo e di docente del Conservatorio, appariva l'unico in grado di raggiungere l'obiettivo. Sua l'idea - concretizzata nelle edizioni 2000, 2001 e 2002 del Festival di Scapoli - di proporre ad una nuova leva di compositori la creazione di brani per zampogna e orchestra, coinvolgendo nell'esecuzione alcuni tra i più noti zampognisti italiani (peccato, però, che tra costoro si sia notata l'assenza di Lino Miniscalco, relegato ad un minimale ruolo di ciaramellista) e l'Orchestra Regionale del Molise diretta da Franz Albanese. Tale esperienza si è rivelata originale e fruttuosa. Però, in subordine, mi è parso di cogliere un atteggiamento speculativo del Conservatorio, il cui approccio al progetto - a torto dell'incolpevole Maurizio - è sembrato mosso dall'idea, non confessata, che era utile innestarsi su un movimento musicale d'assoluto rilievo per il nostro territorio - ossia quello etnico - al fine d'ottenerne un ritorno favorevole. Nel Molise i concetti di cultura altra e di cultura alta - rispetto a come, altrove, sono comunemente intesi - risultano diversamente posizionati, giacché la prima coincide con la seconda e tutto il resto è basso o quanto meno ordinario. In uno scenario del genere, il Conservatorio non avrebbe quasi ragion d'essere se slegato dalla realtà etnomusicale, alla quale, naturalmente sottomesso, si adegua saggiamente, pur di non subire l'obliterazione.

Vincenzo Lombardi e Mauro Gioielli

LA TRACKLIST


Stornelli (Antonio Fanelli, Giuseppe Moffa)


Brigante maligno (Il Tratturo)


S'a piglià ru figlie mie (Rosa Gentile)


Sebastiano da lontano (Luca Ciarla)


Invocazione - Novena dell'Immacolata (Mauro Gioielli, Stefano Tartaglia)


E la partenza di Cristo (Rosina Sollazzo, Concettina Bagnoli, Teresa Bellucci, Rosina Passero)


Rinate l'anne nòve (Mario Ciarlariello, Carmine Antonecchia, Giovanni Festa)


Lu pretecatielle (Cosma Gianfrancesco)


Ru Pagliare de Maje (Salvatore Gianfagna)


Fischio alla picurara (Palma Terrigno)


Zoccoletto (Salvatore Credico)


Guaguancò (Percussioni Ketoniche)


Fiorello (I Plettri di Ripamolisani)


Danza di Mastro Gerardo (Pagus)


Sa u te disha (Silvana Licursi)


... un bolero del piffero (Jivan Gasparian, Shmuel Achiezer, Luigi Cinque, Livio Di Fiore, Guido Iannetta)


Shanandoi & Satanasso (Acquaragia Drom)


Richiamo delle galline (Palma Terrigno)


Rumore di fondo (Riserva Moac)


Canto dei carrettieri (Michele Ciocca)

domenica 19 novembre 2006

(MAMMA) ROMA ADDIO!


(mamma) Roma addio!
di Remo Remotti

A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto?
Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del "volemose bene e annamo avanti", da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei "Sali e Tabacchi", degli "Erbaggi e Frutta", quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle...
Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione...
Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti...
Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini...
Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Romacaput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell'Università di Roma, quella Roma sempre con il sole – estate e inverno – quella Roma che è meglio di Milano...
Me ne andavo da quella Roma dove la gente pisciava per le strade, quella Roma fetente, impiegatizia, dei mezzi litri, della coda alla vaccinara, quella Roma dei ricchi bottegai: quella Roma dei Gucci, dei Ianetti, dei Ventrella, dei Bulgari, dei Schostal, delle Sorelle Adamoli, di Carmignani, di Avenia, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è una lira, quella Roma del "core de Roma"...
Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei "che c’hai una sigaretta?", "imprestami cento lire", quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, Me ne andavo da quella Roma dimmerda! Mamma Roma: Addio!

...e poi ce so' tornato!

martedì 7 novembre 2006

MOLISE, ANNO ZERO

Molise, Anno zero
Maurizio Oriunno, 07 novembre 2006
da APRILEONLINE.info

Il Molise riconferma la sua fiducia alla Casa delle Libertà che, in campagna elettorale, ha potuto brandire a suo piacimento la clava della Finanziaria attraverso i suoi leader nazionali, giunti nella piccola regione stretta tra Abruzzo e Puglia, con l'intento di infierire in campo nazionale sulla maggioranza di Romano Prodi.
Per l'Unione è stato difficile conquistare i consensi necessari, dopo un quinquennio letteralmente dominato dal riconfermato Michele Iorio, soprattutto a causa dell'occasione rappresentata dalla gestione della ricostruzione post terremoto.
La ricostruzione è servita come strumento di programmazione di un territorio che doveva essere geograficamente limitato e demograficamente povero, ma è diventata occasione di scambi economici per tutta la regione.

In questo senso il post sisma è stato determinante per definire il nuovo assetto di un potere, storicamente incardinato sul clientelismo meridionalista, che ha gestito a piene mani ingenti risorse finanziarie su tutto il territorio regionale, dispensando centinaia di incarichi a tecnici e professionisti, colmando in alcuni casi quel gap di "economia" di cui è vittima la più giovane regione d'Italia.

Non a caso sono stati riconfermati con migliaia di voti di preferenza tutti gli assessori uscenti: Forza Italia si conferma primo partito nel Molise, così come riconfermano le percentuali anche l'Udc (a lungo c'è stato un braccio di ferro con Iorio che ha avuto anche una vasta eco nazionale) e di An. Ma Iorio è stato bravo a costruire due liste civiche nelle quali hanno trovato posto molti uomini della Casa delle Libertà: insieme hanno ricevuto più di 18mila voti (gli stessi voti di An e Udc).

E' drammatico, invece, il calo di consensi da parte dei Democratici di Sinistra e della Margherita (partito del candidato dell'unione, Roberto Ruta): entrambi perdono un seggio nell'assise regionale oltre che quattromila voti, attestandosi rispettivamente al 10,9% e al 12,42%. La sinistra radicale riconferma i voti del 2001 anche se è preoccupante la flessione di Rifondazione Comunista che perde duemila voti. Non sfonda l'Italia dei Valori che, proprio nel Molise, terra natale di Antonio Di Pietro, si attesta all'8,77%.
Il Molise delle emergenze ha voluto trovare, nella continuità rappresentata dal candidato della Casa delle Libertà, l'abile traghettatore verso una normalità sperata da sempre. Eppure di mezzo ci si era messa anche l'Associazione Industriali che, ad una settimana dal voto, aveva espresso la propria delusione nei confronti della amministrazione regionale uscente, così come quasi la totalità delle rappresentanze sindacali, cooperativistiche e datoriali della regione. I molisani pagano con un aumento delle imposte l'enorme debito della sanità accumulatosi negli ultimi cinque anni, non hanno (nonostante le promesse) un sistema viario e di trasporti efficiente, il turismo rappresenta soltanto una piccola voce dell'economia regionale, la sanità rappresenta il 70% delle voci di spesa del bilancio.

Per la regione è l'anno zero: Silvio Berlusconi esulta, Romano Prodi afferma che il voto non costituisce un problema per il Paese, ma è un problema per il Molise. Da domani le cambiali da saldare saranno tante, comunque, per il Presidente Iorio.

venerdì 3 novembre 2006

LINGUA E DIALETTO



LINGUA E DIALETTO
di Ignazio Buttitta

Un populu mittittinc’ a catina
spugghiàtilu
attuppatinc’ a vucca
è ancora libero
levatinc’ u travagghiu
u’ passaportu
a tavola 'unni mangia
u’ lettu unni dormi
è ancora ricco.
Un populu diventa poveru e servu
quannu 'nc’ arrobbanu 'a lingua adduttata d’i patri
è persu pe’ sempi
diventa poveru e servu
cuanno i paroli nun figghianu paroli
e si mangianu intra d’ iddi
mi n’ addugnu uora, mentre accordu a chitarra
du ddialettu ca perdi ‘na corda 'gni iuornu