mercoledì 31 ottobre 2007

FONDI POST TERREMOTO: LA CORTE DEI CONTI VUOLE VEDERCI CHIARO

DISPACCIO AGENZIA ANSA - ROMA 30 OTTOBRE 2007
«La procura regionale molisana della Corte dei Conti ha aperto un fascicolo nei confronti del presidente della Regione e Commissario straordinario per la gestione dei fondi post terremoto, Michele Iorio. L'obiettivo è quello di verificare se dal punto di vista contabile vi siano state violazioni nella gestione dei fondi stanziati per il sisma del Molise - oltre 700milioni di euro di cui circa 480 già erogati - che il 31 ottobre del 2002, esattamente 5 anni fa, provocò il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia, in cui morirono 27 bimbi e una maestra.

Il fascicolo, secondo quanto si è appreso, è stato aperto a ottobre –quindi pochi giorni fa - e prenderebbe in esame tutti gli interventi realizzati e in via di realizzazione da parte del Commissario, ad eccezione di quelli per la ricostruzione di San Giuliano di Puglia, i cui fondi sono stati gestiti dal Dipartimento della Protezione Civile. Il fascicolo, inoltre, fa seguito ad un decreto firmato a maggio dal premier Romano Prodi su proposta del capo del Dipartimento della Protezione Civile, con il quale si istituisce una Commissione ispettiva “con il compito di verificare le attività tecnico, amministrative e contabili di carattere straordinario e urgente poste in essere dal commissario delegato-presidente della Regione Molise, per fronteggiare la situazione di emergenza conseguente ai gravi eventi sismici verificatisi il giorno 31 ottobre 2002 nel territorio della provincia di Campobasso”.

La Commissione avrebbe dovuto terminare i lavori entro agosto con una relazione al Dipartimento della Protezione Civile ma ad oggi i commissari non hanno ancora completato il lavoro. “Questa procura - si legge nel provvedimento della Corte dei Conti firmato dal procuratore regionale Giuseppe Grasso - ha provveduto ad attivare apposita vertenza” in attesa che la Commissione “pervenga ad accertare la sussistenza di situazioni dannose, comunque ricollegabili alle rilevate illegittimità ovvero di altri profili comunque aventi riflessi lesivi delle ragioni dell'erario”. E proprio perché si attende l'esito dei lavori della commissione, «non si assumeranno iniziative dirette a duplicare gli accertamenti, salvo la sussistenza di situazioni aventi autonoma rilevanza».

martedì 30 ottobre 2007

30 ottobre 2007: il ricordo di Iorio a cinque anni dal sisma



E' sempre con grande commozione che ricordiamo la data del 31 ottobre 2002. Una giornata che ha segnato profondamente il nostro territorio scuotendo la coscienza di tutti e ingenerando una gara di solidarietà senza precedenti in tutto il mondo.

Ancora oggi vanno ringraziati quanti, e sono tanti, si sono prodigati, ai vari livelli, per portare aiuto e calore umano alle comunità di San Giuliano di Puglia e dei paesi limitrofi.

Danni materiali ma anche morali con ferite ancora visibili che solo il tempo potrà definitivamente lenire lasciando, nel frattempo, sempre aperta la finestra della speranza e della forza interiore per superare ogni difficoltà.

Il pensiero in questa triste ricorrenza va alle vittime e ai loro familiari ai quali la Regione, sul piano istituzionale e morale, non ha mai fatto mancare il dovuto sostegno.

Nell'esprimere solidarietà ci auguriamo anche che le vicende in corso possano restituire a tutti la consapevolezza che Istituzioni democratiche del nostro Paese poggiano la loro credibilità sull'idea che ognuno si senta garantito nei propri diritti e nella ricerca della verità.

Il terremoto del 2002 ci ha insegnato che anche nei momenti più difficili si può e si deve reagire con uno scatto di orgoglio per superare il disorientamento, i disagi, l'afflizione e per ripartire con nuova linfa e nuove motivazioni. Ci ha insegnato anche che bisogna creare le condizioni perché eventi del genere non abbiano più a produrre lutti e distruzioni. In questa ottica abbiamo predisposto un programma articolato per mettere in sicurezza non solo le scuole di ogni ordine e grado ma anche gli edifici pubblici e i luoghi di culto.

Siamo consapevoli che per centrare tutti gli obiettivi fissati occorre un'opera titanica che siamo comunque disposti ad affrontare.

Ci battiamo, ad ogni modo, per tradurre in fatti concreti gli impegni assunti affinché l'agenda delle nostre priorità ponga al primo posto la sicurezza a cominciare da quella dei nostri figli che frequentano le aule didattiche della regione.

Attualmente sono in fase di esecuzione ed in parte già realizzate opere di miglioramento e di adeguamento sismico in circa 100 strutture scolastiche per un importo complessivo di 49 milioni di euro di cui 33,4 milioni già erogati. Sono inoltre in corso di ultimazione, su tutti gli edifici scolastici della Regione, le indagini di valutazione della vulnerabilità sismica e la redazione della certificazione delle idoneità sismiche e statiche.

Oggi a S. Giuliano di Puglia è lutto cittadino, un lutto al quale ci sentiamo vivamente di partecipare e che tocca da vicino tutta la comunità molisana.

LA RISPOSTA DE "LA STAMPA" ALLA SMENTITA DI IORIO



Il Presidente Iorio dovrebbe rispondere a tre semplici domande:
1. E' vero che Sant'Angelo del Pesco, paese di 416 abitanti della Provincia di Isernia che non ha subito alcuna lesione dal terremoto, ha ricevuto un milione e 688mila euro attinti al Conto 3098 intestato a "Commissario delegato emergenza sisma e alluvione"?
2. Spendere 200 mila euro per il museo del profumo di Sant'Elena Sannita serve a rilanciare la produttività della regione?
3. Non sarebbe stato più tarsparente separare il conto sul quale affluiscono i fondi per la ricostruzione post terremoto e quelli per il rilancio produttivo? E non sarebbe stato più trasparente ancora dividere i ruoli tra il Commissario che deve gestire l'emergenza e il Presidente della Regione che ha finanziato tutti i 136 Comuni del Molise e, guarda caso, è stato poi rieletto?

Marco Castelnuovo

lunedì 29 ottobre 2007

LA SMENTITA DI IORIO A "LA STAMPA"



Il Presidente della Regione Molise Michele Iorio ha inviato una lettera di rettifica al Direttore del quotidiano nazionale “La Stampa”, Giulio Anselmi, per smentire alcune affermazioni del giornalista Marco Castenuovo contenute nell’articolo di prima pagina del numero odierno, riguardante la ricostruzione post sisma in Molise.
Questo il testo:
Dott. Giulio Anselmi
Direttore Responsabile
De La Stampa

Egregio Direttore,

in riferimento all’articolo di Marco Castelnuovo pubblicato sul numero oggi in edicola del Suo giornale, riguardante la ricostruzione in Molise, debbo precisare che neanche un centesimo dei finanziamenti assegnati al Molise dal 2002 ad oggi per la ricostruzione nelle zone danneggiate dal terremoto o dall’alluvione, è stato speso in maniera diversa o con finalità non rispondenti alla necessità di far rientrare le famiglie nelle proprie abitazioni nella massima sicurezza.
Una non attenta e meditata lettura dei decreti e dei Programmi che in questi anni hanno operato in Molise ha portato ad una confusione e ad una inesatta intepretazione degli stessi rispetto alle finalità che essi si prefiggevano.
Va detto, infatti, che questa Regione ha potuto, grazie ad un’ordinanza del Governo Berlusconi, utilizzare, nell’ambito di un particolare Programma di sviluppo destinato all’intero territorio regionale (e non solo per le aree colpite dal terremoto o dall’alluvione), dei fondi ordinari propri, nazionali ed europei per costruire un plafond di risorse da impiegare per la ripresa produttiva, le nuove iniziative imprenditoriali, le attività di promozione turistica, le azioni di salvaguardia culturale e l’infrastrutturazione dei comuni.
Un Programma che, evidentemente, ha tenuto nella massima considerazione le aree del terremoto e dell’alluvione tanto da destinarvi, in quanto zone particolarmente colpite e in difficoltà, ben 102 milioni di Euro, su un totale di 333 milioni (oltre un terzo del complessivo stanziamento). Questo nonostante lo stesso Programma avesse come obiettivo primario il rilancio del sistema economico, sociale, culturale e turistico dell’intero Molise.
E’ impensabile ipotizzare che una regione alle prese con la ricostruzione tralasci gli interventi globali di programmazione sul proprio territorio. E’ come se l’Umbria e le Marche negli anni successivi al loro terremoto non avessero speso fondi per sostenere lo sviluppo nel resto del loro territorio.
Come detto, tutte le risorse (ammontanti ad oggi a circa 540 milioni di Euro) destinate alla ricostruzione post sisma (che interessa ben 84 comuni della Provincia di Campobasso), inserite in un ben diverso filone di intervento anche normativo, sono state utilizzate con trasparenza nei soli comuni che hanno riscontrato danni.
A San Giuliano di Puglia la ricostruzione terminerà, a tempo di record (e senza alcun ritardo come asserisce Castelnuvo), entro il 2008. Sono stati avviati anche i lavori negli altri comuni del cosiddetto “cratere sismico” i cui termini sono strettamente correlati al flusso finanziario che il Governo nazionale destinerà al Molise. Mentre permangono difficoltà ad avviare la ricostruzione negli altri comuni della provincia di Campobasso per carenza di risorse.
Ora siamo alle prese con la nuova Finanziaria; ci aspettiamo risorse consistenti e opportunamente dimensionate a soddisfare il diritto dei molisani a vedere la propria casa ricostruita.
Le notizie che ci giungono sono decisamente negative; certo in questa battaglia non ci aiutano affatto gli articoli che gettano dubbi sulla capacità di utilizzare opportunamente i fondi che si sono avuti a disposizione. Le chiedo quindi di fare chiarezza sulla questione in ossequio al diritto-dovere degli organi di informazione di rettificare le notizie non esatte e capaci di ingenerare inopportune illazioni.
L’occasione mi è gradita per porgerLe i migliori saluti.

Sen. Michele Iorio
Presidente Regione Molise

martedì 23 ottobre 2007

CIBI AL VELENO



Alimenti contraffatti, vino sintetico, olio colorato
artificialmente. Viaggio nel business da un miliardo l'anno

Cibi al veleno, mozzarella e carne
ecco i gangster della tavola


dal nostro inviato PAOLO BERIZZI
www.repubblica.it

CASERTA - Le mozzarelle galleggiano nella vasca di raffreddamento. Sbattono una contro l'altra. Hanno cortecce nodose, imperfette. Il tempo di arrivare a temperatura, di rassodarsi, e un nastro d'acciaio le destina alla salamoia, ultima liturgia prima del confezionamento.

"Queste se ne vanno in America" fa il casaro senza staccare gli occhi dalle sue creature. Sono mozzarelle di bufala taroccate. Piene di latte boliviano. Latte in polvere rigenerato, corretto col siero innesto e mischiato con quello locale casertano, che costa quattro volte tanto e per questo sta attraversando un periodo di vacche magre. Il "boliviano" arriva ogni settimana via Olanda ai porti di Napoli e Salerno. Con le loro autocisterne i produttori campani si attaccano alle navi come fossero mammelle. Fanno il pieno. Poi riempiono i serbatoi dei caseifici. Agro aversano, litorale domizio, alto avellinese, salernitano.

Incrociano e imbastardiscono. E guadagnano. Le bufale bolicasertane il casaro le piazza sul mercato a 6 euro al chilo anziché 9. Per produrle spende una miseria. La materia prima per fare un chilo di mozzarella costa circa 5 euro. Il latte di bufala 1,35 al kg. Con 1 kg di latte boliviano (50 centesimi) di chili di mozzarella se ne fanno 5. Una "bufala" delle bufale che ammazza il mercato. Una delle tante sofisticazioni che infettano le terre da dove vengono i migliori e anche i peggiori prodotti agro alimentari su piazza. Puglia, Campania, basso Lazio.

E' un mondo senza etica e con regole fisse (le loro) quello dei pirati della tavola. Abbattere i costi. Creare un prodotto mediocre, a volte immangiabile. Che però viene immesso normalmente sul mercato. Rischi bassissimi, ottimi guadagni, possibilità di riciclare ingenti quantità di denaro. "Il business più fiorente è il riciclaggio di prodotti scaduti - dice il colonnello Ernesto Di Gregorio, comandante dei Nas di Napoli con delega su tutto il Sud - . Poi, certo, i tarocchi: latticini, olio, vino, concentrato di pomodoro, carne, pesce". Sconfezionano e riconfezionano gli spacciatori di cibo. Appiccicano etichette posticce, "rinfrescano" prosciutti e salami. Tengono in vita la carne con nitrati e solfiti. I primi abbattono la flora batterica, i secondi mantengono il colore.

Così hamburger e salsicce possono resistere per giorni, senza dare nell'occhio, al banco della vendita. "Tagliano" le mozzarelle, le sbiancano, le gonfiano. Allungano e colorano l'olio, impestano il vino. Sganciano bombe sul nostro sistema gastrointestinale e circolatorio.

Sono banditi della tavola. Professionisti della frode capaci di inserirsi nella catena della piccola e della grande distribuzione, di puntellare con quintali di merce truccata un mercato che rende qualcosa come 1 miliardo di euro l'anno. Smerciano prodotti che invadono le nostre tavole, che riempiono gli scaffali delle botteghe e dei supermercati, che ritroviamo proposti nei menù dei ristoranti e in quelli meno ambiziosi delle mense e delle tavole calde. Aziende, uffici pubblici, navi, caserme. "Vede, queste invece vanno al Nord. Ormai su la bufala la trovi dappertutto, e la compri anche bene". L'uomo ha un faccione ispido. I polpastrelli duri e ustionati (mettete le mani nella pasta di latte a 90 gradi per vent'anni).

I modi smaliziati del sensale di un tempo. Apprezza il "don" anteposto al nome. "'A bufala piace a tutti, ce la chiedono, e noi gliela mandiamo... ", gongola. E' un produttore sofisticatore. Tarocca mozzarelle e ricotte. Le produce mischiando latte bufalino locale e latte congelato e liofilizzato proveniente dall'estero. Cagliate targate Romania, Ungheria, Polonia, Estonia, Lituania. E, ultima novità, il "boliviano". "Almeno la metà dei 130 caseifici che hanno il marchio Dop sofisticano la mozzarella di bufala", è l'allarme lanciato da Lino Martone, segretario del Siab, il sindacato degli allevatori bufalini di Caserta. "Non è così, il prodotto Dop, almeno quello, lo garantiamo", replica Luigi Chianese che del consorzio Mozzarella di bufala campana è il presidente. "Con gli altri prodotti forse qualche problemino c'è - ammette - ma dobbiamo ancora capire bene dove sta".

Pare tutto perfetto, tutto normale in questo caseificio di Cancello e Arnone. Alto casertano, 5 mila anime a cavallo delle due rive del Volturno. Una densità casearia pari a quella camorristica. Trattori e Mercedes tirate a lucido. Fa impressione vederle scivolare tra le campagne impregnate di diossina (per questo, dice Guglielmo Donadello di Legambiente, "la mozzarella campana oggi è uno dei prodotti più pericolosi d'Italia"). Al volante, uomini in canotta e in età matura. Accade a Casal di Principe, a Castel Volturno, a Grazzanise, a Marcianise. Sono i feudi del clan dei casalesi, i potenti camorristi le cui fortune milionarie poggiano soprattutto sul calcestruzzo. Ma non solo. Nascono come allevatori e casificatori i casalesi, molti di loro continuano il mestiere (come racconta un'indagine della Dda di Napoli). Le famiglie Schiavone, Zagaria, Iovine: ognuna ha parenti che allevano bufale e vacche. Ognuna rifornisce caseifici o ne possiede.

Come Claudio Schiavone, cugino del boss Francesco "Sandokan" Schiavone. Una stradina defilata di Casal di Principe. Vendita di latticini al minuto. Dicono le mozzarelle di bufala più buone della zona. "I più bravi nel settore sono proprio loro, i casalesi", ragiona un esperto che è anche conoscitore delle tecniche di adulterazione dei derivati del latte.

Ci sono caseifici che spuntano come funghi nella notte. Senza licenza edilizia. Vi lavorano, in media, una decina di persone. Se il capo ordina, bisogna obbedire. Truccare. "Il latte di bufala concentrato, unito al siero dolce, ti dà una mozzarella gonfiata dieci volte superiore al normale" - spiega ancora Martone che ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica. C'è qualcosa che non va nell'area dop (250 mila bufale) da Latina a Foggia passando da Caserta e Salerno.

"Molte aziende rifiutano il latte di bufala nostrano. Il prezzo alla stalla è sceso di 20 centesimi al litro. Eppure la produzione di mozzarelle non diminuisce, anzi. E allora: con che latte le fanno?". Con le cagliate romene. Le congelano di inverno e le scongelano d'estate, quando la richiesta di latticini aumenta del 30 per cento. Per sbiancarle (arrivano in Italia scurite dal tempo e dal viaggio) usano la calce e la soda caustica. La usano anche per correggere l'acidità della mozzarella. O per "tirare" la ricotta, perché così si accelera il processo di separazione del grasso dal siero e si favorisce l'affioramento del formaggio fresco. In certi caseifici tengono scorte di sacchi di calce.

"Quando li becchiamo il casificatore si giustifica dicendo che serve per pitturare una parete scrostata" - dice il colonnello Di Gregorio. Dal suo ufficio all'ultimo piano di una torre del centro direzionale di Napoli, tra la Procura e il carcere di Poggioreale, si domina un pezzo di città. "Sequestriamo di tutto, anche l'inimmaginabile. La calce qui la mettono pure sullo stoccafisso, per sbiancarlo e renderlo più morbido".
Ne combinavano di tutti i colori al mercato ittico di Porta Nolana, il più antico di Napoli. I Nas l'hanno chiuso il 29 luglio. Sequestro di tutta l'area. Rivolta dei venditori. Decine di cassonetti bruciati. Igiene sanitaria da suk terzomondiale. Molluschi turchi e greci importati coi Tir, moribondi, marci, rianimati con acqua di mare. Anguille cinesi vendute come pescato locale.

Dal mare si risale verso i piccoli centri dell'entroterra campano. Per fare una prova abbiamo bussato in una macelleria dalle parti di Baiano, ai confini dell'Agro Nolano: "Ho della carne in scadenza, manzo, la ritirate?". "Per questo mese siamo a posto, ma se ripassate tra una decina di giorni ve la ritiro", ha risposto il figlio del titolare. Siamo in area dot: denominazione origine tarocca. Mani esperte manipolano i cibi, li ingentiliscono dopo averli acquistati già "avviati" dall'Est europeo. Prendiamo la pummarola. "Le importazioni dalla Cina sono triplicate del 207 per cento, con un trend che porterà in Italia oltre 150 milioni di chili a fine anno - spiega Vito Amendolara, direttore della Coldiretti campana - Il concentrato di pomodoro che arriva a Napoli e Salerno viene rielaborato, riconfezionato, etichettato e esportato come Dop".

Un flagello, da queste parti, la sofisticazione. I rapporti delle operazioni dei Nas e dei Nac dei carabinieri disegnano una mappa che parte dal Lazio, taglia la Campania e piega verso Puglia e Sicilia, lambendo anche la Basilicata che si sta affacciando sul mercato della pirateria agro alimentare. Cinquecento chili di capperi marocchini spacciati come "di Pantelleria". Quintali di miele moldavo pieno di pesticidi. Centinaia di fusti di sale industriale - estratto dalle saline nordafricane infestate dai colibatteri fecali - smerciato come sale alimentare. Tutta roba scoperta nell'hinterland napoletano, e destinata con marchio falsificato al mercato nazionale e internazionale. Sulla torta del cibo truccato la camorra ha messo le mani da tempo, assieme alle organizzazioni criminali dell'Est europeo e cinesi. Un coinvolgimento organico di cui la Dia ha preso atto. La stessa cosa avviene in Puglia. Qui il prodotto taroccato per eccellenza è l'olio. La molitura delle olive e l'imbottigliamento rappresentano, da soli, il 2 per cento del Pil regionale.

Peccato che gli ulivi siano diventati terra di conquista dei corsari. L'extravergine d'oliva "corretto": è questo il loro fiore all'occhiello. Importano olio di colza o di nocciolino dalla Spagna, dalla Turchia, dalla Grecia, dalla Tunisia. Lo allungano col verdone per dargli il colore. Lo profumano. "Almeno il 75 per cento del nostro olio non ha una chiara origine certificata - dice Antonio De Concilio della Coldiretti pugliese - . In pratica è ad alto rischio sofisticazione". Un litro di extravergine vero costa 5 o 6 euro, farlocco 50 o 60 centesimi. Ma dove finisce? Chi lo compra? Finisce nelle grandi catene dei discount. Nelle botteghe di paese. Nelle mense pubbliche e private, nelle pizzerie.

Ne ordina grandi partite chi deve sfamare senza pretese tante persone. Come il vino a 50 centesimi a bottiglia. Rita Macripò è il presidente delle Cantine Lizzano, Taranto, dal 1957: 21 dipendenti, 600 soci consorziati. "Come fanno? Acquistano uva da tavola, la correggono con acido tartarico e coloranti. Quando i Nas o la Guardia di Finanza vanno nelle aziende - a volte sono semplici cisterne e basta - nell'ufficio anziché i libri contabili trovano le pistole". Sta girando una voce nel tarantino. Gli investigatori la ritengono attendibile. Dei produttori locali avrebbero ordinato partite enormi di tannino cinese di origine sintetica. Servirà a "correggere", a produrre bottiglie da vendere a 40 centesimi.

"Certe catene se ne fregano che sia robaccia - dice Macripò - . La comprano e basta. Faccio un esempio. A Taranto ci sono 40 mila marinai. Vuol dire un quarto di vino a testa al giorno. Fanno 10 mila litri al giorno, cioè 100 quintali, cioè 365 quintali l'anno. Secondo lei la Marina Militare che vino compra? Il nostro che costa 2,5 euro o quello che costa 40 centesimi? Pretendono tutti prezzi sempre più bassi. Così i produttori onesti vengono sbattuti fuori dal mercato".

A fianco del listino prezzi abbattuto, scoprendo i magheggi dei pirati agroalimentari, ritornano alla mente i sacchi di calce. I caseifici a scomparsa e le mozzarelle drogate. L'olio pitturato, il vino sintetico. Il pesce in coma. Il menù dell'altra alimentazione.


(23 ottobre 2007)

lunedì 22 ottobre 2007

LA MAFIA? E' LA PRIMA AZIENDA ITALIANA



Gli sconcertanti dati della Confesercenti sugli affari criminali
"La 'Mafia 'Spa è l'industria italiana che risulta più produttiva"

"La mafia? E' la prima azienda italiana"
Per Sos Impresa 90 mld di utili l'anno


ROMA - Con un utile annuo pari a 90 miliardi di euro, una cifra equivalente a cinque manovre finanziarie o, se si preferisce, alla somma di otto "tesoretti", l'"azienda mafiosa" si classifica al primo posto nella classifica dell'imprenditoria italiana. Un primato difficile da spodestare, dato che il giro d'affari che ruota intorno a sfruttamento della prostituzione, traffico di droga e armi, estorsione, rapine e usura non sembra conoscere crisi.

Il rapporto sulla criminalità di "Sos Impresa" della Confesercenti delinea un quadro drammatico. In base ai dati raccolti, l'usura rappresenta la principale fonte di business criminale per la mafia, con circa 30 miliardi di fatturato. Il racket frutta ai clan 10 miliardi, 7 miliardi arrivano dai furti e dalle rapine, 4,6 dalle truffe, 2 dal contrabbando, 7,4 dalla contraffazione e dalla pirateria, 13 dall'abusivismo, 7,5 dalle mafie agricole, 6,5 dagli appalti e "solo" 2,5 dai giochi e dalle scommesse.

Dati che fanno ancora più impressione, se messi in relazione a tutti gli organismi e ai cittadini coinvolti nel giro dell'illegalità. Il racket delle estorsioni coinvolge 160 mila commercianti italiani, con una quote di oltre il 20 per cento dei negozi e punte dell'80 per cento negli esercizi di Catania e di Palermo. I commercianti e gli imprenditori subiscono 1.300 reati al giorno, praticamente 50 l'ora.

La collusione degli imprenditori. "Uno degli elementi che colpisce maggiormente - sottolinea il documento - è l'espansione della cosiddetta "collusione partecipata", un fenomeno che investe il gotha della grande impresa italiana, soprattutto quella impegnata nei grandi lavori pubblici. Gli imprenditori preferiscono venire a patti con la mafia piuttosto che denunciare i ricatti".

Confesercenti fa anche alcuni nomi di aziende che hanno "ceduto" alla criminalità. "Il colosso Italcementi - si legge nel rapporto - è uno di quelli che ha ceduto alla morsa, supportando maggiori costi, assumendosi numerosi rischi ed agevolando, così, l'espansione economica della cosca dei Mazzagatti.

Anche per i lavori della Salerno-Reggio Calabria gli imprenditori sono stati costretti a trattare con le cosche calabresi. La Impregilo - sempre secondo Sos Impresa - aveva insediato nelle società personaggi che, secondo gli inquirenti "da sempre avevano avuto a che fare con esponenti della criminalità organizzata e con imprese di riferimento alle cosche".

www.repubblica.it
22.10.2007

lunedì 15 ottobre 2007

ARRICCHIRSI CON IL TERREMOTO


Soldi a pioggia ai Comuni del Molise dopo il sisma del 2002. Anche a quelli non colpiti
MARCO CASTELNUOVO
CAMPOBASSO

Che cosa c’entrano i 27 scolari di San Giuliano di Puglia morti il giorno del terremoto, con le api di Trivento? E che relazione c'è fra gli edifici rasi al suolo dalla scossa sismica di cinque anni fa, e la patata turchesca di Pesche? Che cosa unisce il pianto di chi il 31 ottobre 2002 ha perso un figlio o una casa, con lo svago che gli impianti di risalita di Capracotta offrono agli sciatori?» Queste domande si trovano sul sito Primonumero.it. Le risposte anche e sono molto inquietanti.

Ma partiamo dall’inizio, cioè da una triste mattina di cinque anni fa. Terremoto a San Giuliano di Puglia, 31 ottobre 2002: trenta morti di cui ventisette bambini sotto le macerie, circa 100 feriti e 2.925 sfollati nella sola provincia di Campobasso. L’Italia sconvolta si mise in moto. Fiumi di denaro vennero raccolti per aiutare «le popolazioni colpite». Nel giro di una settimana la Soprintendenza dei beni culturali stilò una lista dei Comuni che avevano riportato danni a abitazioni ed edifici storici: 32 nella sola provincia di Campobasso, 9 in quella di Foggia e uno in quella di Isernia. A febbraio un’alluvione colpì, di nuovo, i territori già devastati. A marzo 2003 l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con l’ordinanza n. 3268 conferì al Governatore molisano Michele Iorio (Forza Italia) pieni poteri per gestire la ricostruzione. È passato un lustro e cosa si scopre? Che alcuni dei fondi (per un totale di 123 milioni di euro) che servivano per ricostruire i centri colpiti sono andati a tutt’altro. O meglio: negli oltre 500 decreti di finanziamento firmati dal Commissario-Governatore ci sono denari per 136 Comuni del Molise. E quanti sono i Comuni della regione? 136, ovviamente.

Una serie di contributi a pioggia, anche ai Comuni che non hanno subito un solo graffio o una sola crepa dal terremoto. Un esempio? Il Comune di Campochiaro, 80 chilometri da San Giuliano, che i periti avevano dichiarato indenne subito dopo il sisma. Tanto che anche Iorio, quando nella primavera del 2003 stilò l’elenco delle zone terremotate non lo inserì. Ma visto che numerosi centri anche più lontani dall’epicentro avevano fatto richiesta di finanziamenti, ecco il dietrofront. Da alcune perizie successive risultò che il campanile era leggermente lesionato per cui venne aggiunto alla lista per una richiesta di 11.115.030,03 euro. in lettere, undici milioni di euro per un campanile leggermente lesionato.

Il commissario ha potuto concedere questi finanziamenti in base all’articolo 15 dell’ordinanza del 2003: «La regione (...) predispone un programma pluriennale di interventi diretti a favorire la ripresa produttiva nel territorio della regione Molise colpito dagli eccezionali eventi sismici del 31 ottobre 2002 (...) anche con il concorso delle risorse nazionali e comunitarie destinate allo sviluppo delle aree sottoutilizzate». Ecco qua. Un fondo unico per ricostruzione post-terremoto e programma pluriennale per la ripresa produttiva che riguarda l’intera regione e non solo le zone terremotate, nella quale confluiscono anche i fondi stanziati dal Governo e dall'Europa per le cosiddette aree sottoutilizzate, e soprattutto gestito da un unica persona. Iorio, in qualità di «Commissario Delegato emergenza sisma e alluvione» è l’intestatario del conto numero 3098 della contabilità speciale presso la Tesoreria provinciale di Campobasso della Banca d'Italia a cui solo lui ha accesso.

Dall'inizio del 2006 al settembre del 2007 per più di 200 volte ha attinto a quel fondo prima di firmare altrettanti decreti a favore dei Comuni molisani distribuendo oltre 123 milioni e 200 mila euro. Per finanziare cosa? Basta spulciare i decreti che si trovano sul sito della Regione. Per esempio il museo del profumo di Sant'Elena Sannita (200 mila euro, decreto n. 203 del 16 ottobre 2006), o per valorizzare la rete sentieristica del bosco Cerreto di Monacilioni (250 mila euro, decreto n. 52 del 23 febbraio 2007), o per ripristinare il sito archeologico «de jumento albo» di Civitanova del Sannio (275 mila euro, decreto n. 60 del 2 marzo 2007), o per sperimentare il ripopolamento della seppia nelle acque del mare molisano (250 mila euro, decreto n. 169 del 24 agosto 2006), o per incentivare la «vocazione produttiva della patata turchesca di Pesche» (100 mila euro, decreto n. 171 del 24 agosto 2006), o il «piano di monitoraggio dell'apis mellifera ligustica», cioè lo spostamento delle api della zona di Trivento (90 mila euro, decreto del 27 aprile 2007), o per finanziare uno studio (765 mila euro, decreto n. 55 del 31 marzo 2006) per la progettazione della metropolitana leggera che dovrebbe unire Matrice, Campobasso e Bojano.

San Giuliano è ben lungi dall’essere completamente ricostruita, eppure il Commissario ha stanziato fondi per il museo della Zampogna di Scapoli (300 mila euro), o per la riqualificazione del canneto di Roccavivara (300 mila euro), o per l'officina del gusto di Pizzone (330 mila euro), o per «l'itinerario sentimentale Morunni» di Ururi (750 mila euro). Rispondendo ad una interrogazione regionale dello scorso aprile, Il presidente Iorio disse che i soldi per la ricostruzione ammontavano a 551 milioni e 72 mila euro, compresi gli 86 milioni di euro stanziati dal governo per il 2007. Di questi 551 milioni ne sono stati spesi 380 milioni 531 mila, mentre gli altri 170 milioni e 547 mila restano in attesa di essere investiti.

Se si sommano tutti i finanziamenti reperiti nei 508 decreti a firma del Commissario, destinati esclusivamente alla ricostruzione dei Comuni terremotati, la cifra ammonta a 176 milioni 143 mila 677 euro, compresi i due milioni per i tecnici che hanno eseguito le perizie, i 320 mila euro andati a una ditta di Campobasso per la cartografia dell'area sismica, e i 14 milioni e 579 mila euro devoluti a chiese e istituti di culto o religiosi. Una cinquantina di milioni in più quindi rispetto a quanti il Commissario ne ha spesi per il «programma di ripresa produttiva» destinata a tutti i Comuni molisani. Soprattutto quelli della provincia di Isernia. Nonostante per la Soprintendenza solo un Comune della provincia di Isernia fosse da considerare «colpito» infatti,i residenti della stessa hanno ricevuto, pro capite, 445 euro, più dei residenti della provincia di Campobasso - San Giuliano compresa - considerata, in toto, «territorio danneggiato» (330 euro). Sarà un caso, ma va ricordato che Iorio è stato Assessore ai lavori pubblici della provincia, nonché sindaco del capoluogo.

www.lastampa.it
15.10.2007

Tutto il reportage su www.primonumero.it

sabato 6 ottobre 2007

DEATH COUNTER - 79 MORTI DALL'INIZIO DEL 2007

Nuovo agguato di camorra a Napoli
ucciso ex esponente del clan Aprea

NAPOLI - La camorra torna a colpire a Napoli. E' Francesco Celeste, pregiudicato di 26 anni la vittima dell'agguato avvenuto stasera in via Bruno Buozzi, nel quartiere Barra, alla periferia orientale di Napoli.

Sull'omicidio indaga la polizia che sta tentando di ricostruire la dinamica. Secondo le prima notizie, la vittima era esponente di un gruppo di "scissionisti", separati dal clan Aprea. Tra le due organizzazioni è in atto uno scontro al quale sono attribuiti numerosi fatti di sangue.

da repubblica.it
6 ottobre 2007