lunedì 6 dicembre 2010

OPEN GATES: IL COMUNICATO UFFICIALE DELLA PROCURA DI LARINO



Dalla fine del 2007 all'aprile 2009 il Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente, Nucleo Operativo Ecologico di Campobasso, ha condotto più indagini confluite in un unico filone investigativo, coordinato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Larino, su una serie di condotte di reato protrattesi nel tempo in danno dell'ambiente, della salute, della pubblica amministrazione e della fede pubblica.
Le stesse vedono tutte protagonista un individuato imprenditore: a. detta persona, amministratore e legale rappresentante della società INSIDE Srl. con sede in Termoli unitamente a suoi collaboratori, al responsabile tecnico' dell'impianto di. depurazione dì acque reflue CONIV s.p.a. dì Montenero di Bisaccia ed a dirigenti e funzionari pubblici, talora con il concorso di chimici liberi professionisti compiacenti, organizzavano e gestivano un traffico illecito di ingenti quantitativi dì rifiuti, prodotti quotidianamente dall’impianto CONIV.

a. I rifiuti, da caratterizzarsi con il codice CER di cui agli ordinali 19 02 .. (fanghi derivanti dal trattamento chimico fisico), erano invece formalmente e documentalmente qualificati, in maniera fraudolenta, con il codice CER 190805 (Fanghi prodotti dal trattamento di acque reflue urbane); gli stessi quindi venivano illecitamente smaltiti con operazioni di spandimènto su oltre 200 ettari di terreno gestiti da aziende agricole ubicate nel Basso Molise. Veniva in tal modo disattesa e violata la specifica normativa di settore che regole tale delicata materia e nella quale è fatto espresso divieto di poter spandere su terreni agricoli fanghi provenienti da impianti, come quello di Montenero di Bisaccia, che accettano costantemente, oltre ad acque reflue, anche rifiuti liquidi speciali contenenti sostanze pericolose, la cui linea di trattamento va materialmente ad innestarsi nel meccanismo produttivo dei fanghi quotidianamente prodotti ed avviati alle aziende agricole; aziende dove la INSIDE s.rl. cura da anni lo spandimento; linea produttiva dei fanghi perfettamente a conoscenza - perché rappresentata in .atti - dei funzionari regionali deputati sia al rilascio delle autorizzazioni all'accettazione dei rifiuti liquidi nell'impianto CONIV (autorizzazioni a monte), sia alle autorizzazioni allo spandimento (autorizzazioni a valle); funzionari risultati dalle indagini in chiara condizione di soggezione rispetto al titolare della INSIDE, che ricopre anche il ruolo di Presidente del Consorzio Industriale della Valle del Biferno, funzionari che pertanto partecipavano alla Formazione di provvedimenti illegittimi ed ideologicamente falsi; altro profilo di illegalità deriva dal fatto che alcune particelle fondiarie dove era autorizzato lo spandimento (confortante estensione territoriale avvenuta con
autorizzazione rilasciata il 24.07.2009) sono soggette al concreto pericolo di' inondazione naturale dal fiume Biferno: su fondi a pericolosità idraulica anche "elevata" (cosi secondo il Piano per l'Assetto Idrogeologico adottato l’autorità di Bacino il 28.10.2005).


b. Un altro aspetto dell'indagine ha fatto-emergere - nella prospettiva accusatoria avallata dal GIP - che il titolare della società INSIDE s.r.l., in qualità di presidente del COSIB (Consorzio di Sviluppo Industriale della Valle del Biferno) di Termoli, in concorso con suoi collaboratori, mediante la produzione di atti falsi e la corruzione di un funzionario della Provincia di Campobasso, otteneva la deliberazione di tale Autorità amministrativa che mutava la natura dell'autorizzazione allo scarico dell'impianto di depurazione consortile del Cosib: da scarico in corpo idrico superficiale - situazione reale - a scarico definito come
"direttamente a mare" (situazione oggettivamente falsa, accertata falsa in punto di fatto, tramite effettivi sopraluoghi, dalla Polizia Giudiziaria del Nucleo Operativo Ecologico): lo scarico di fatto si trovava e si trova a quattro chilomètri dal mare ed avviene all'interno di tU1canale che a sua volta si immette in un altro canale; canali entrambi contraddistinti da "classico habitat fluviale',' (così da verbale di sopralluogo di funzionari provinciali) con la presenza difforme' di vita: avannotti; bisce d'acqua rane, pesci adulti anche di notevoli dimensioni, flora fluviale; corso d'acqua accessibili anche ad altre forme di vita come ad esempio aironi cenerini; lo scarico così definito portava alla possibilità: che le acque in esito depurate ed ivi immesse potessero contenere c10ruri e solfati senza alcun limite. Tali delitti consentivano di lucrare sia sul risparmio nelle operazioni di trattamento dei reflui sia sull'arimento della quantità e qualità dei rifiuti da trattare. Tale condotta era propedeutica al rilascio di successive autorizzazioni regionali necessarie per aumentare sia la quantità che la qualità dei rifiuti da trattare presso il predetto. impianto di depurazione del COSIB, rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi allo stato liquido conferiti anche da società esterne alla Regione Molise.


c. Altro segmento investigativo di cui hanno dovuto occuparsi gli inquirenti ha riguardato la nomina - da parte del presidente della Regione Molise - del presidente. del COSIB, come commissario straordinario dell' ente pubblico economico dal medesimo già presieduto; ciò - nella prospettiva accusatoria-avallata dal GIP -con violazione delle norme ordinarie di gestione dei Consorzi di Sviluppo industriale, con preordinata concertazione ed attuazione di Una operazione volta a veicolare volutamente la vita dell'ente in una situazione patologica di ingovernabilità tale da realizzare le condizioni necessarie a che venisse nominato il Presidente del COSIB come commissario straordinario; azione prolungata nel tempo mediante la proroga del provvedimento di commissariamento; azione tesa a far estromettere dall' azione di governo del Consorzio gli organi ordinari,' concentrando tutti i poteri in capo al Presidente/Commissario, che dopo aver assunto su di sé tutti i poteri di governo e senza avere alcuna forma di controllo interno, avrebbe realizzato condotte delittuose come quelle riguardanti la vicenda sopra descritta (inerente lo scarico così detto "direttamente a mare");


d. Ulteriore vicenda: il Commissario straordinario del COSIB, già Presidente, in concorso con un membro del comitato direttivo. dell' ente, induceva - nella prospettiva accusatoria avallata dal GIP - un assicuratore termolese, erogante polizze sottoscritte dal COSIB per 45.000 euro di premio annui ed in carica come consigliere comunale di maggioranza presso il Comune di Termoli, ad esprimere, senza alcuna rappresentata motivazione, un voto diverso da quello della propria rappresentanza politica nel corso della seduta di consigli comunale per l'approvazione del rendiconto consuntivo per l'anno 2007, voto contrario che, concorrendo con altri di pari tenore, faceva venir meno la maggioranza politica .
dell'esecutivo e portava il sindaco pro tempore a rassegnare le 'dimissioni; il fatto è stato qualificato dalla Procura della Repubblica e dal G.LP. di Larino come concussione; il consigliere comunale termolese - sempre nella prospettiva accusatoria -era indotto a tale condotta pena il rischio della perdita o di un sensibile contenimento dei suddetti rapporti contrattuali con il Consorzio; 1'operazione era peraltro realizzata - secondo gli inquirenti - in lesione di interessi economici del COSIB;


e. Ulteriore aspetto. Secondo la Procura della Repubblica ed il G.LP. presso il Tribunale di Larino un funzionario dell'ARPA Molise (Azienda Regionale Protezione Ambiente) rivelava al titolare della società INSIDE s.r.1. l'esistenza di un'istruttoria in corso e la pianificata ispezione di personale tecnico della medesima Agenzia regionale; ispezione avente ad oggetto l'attività di spandimento dei fanghi da depurazione; condotta tenuta dal funzionario pubblico al fine di ottenere il supporto del titolare della INSIDE nella carriera del funzionario medesimo; condotta qualificata come utilizzo di segreto d’ufficio e di favoreggiamento. A conclusione delle attività investigative il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di
Campobasso aveva deferito all'Autorità Giudiziaria numerose persone ritenute responsabili, a vario titolo, dì diversi reati. Il 12 agosto scorso il P.M. presso il Tribunale di Larino formulava richiesta di applicazione di misure cautelari per dieci indagati e richiesta dì sequestro preventivo per lo stabilimento
CONIV s.p.a. e per due laboratori dì analisi chimico fisiche, uno di Campobasso ed uno di Chieti; il GIP presso il Tribunale di Larino, accogliendo totalmente le richieste del P.M. (salva una divergenza circa la graduazione di una delle misure personali), emetteva le seguenti misure cautelari, per i reati sopra citati:
- dieci misure cautelari personali, di cui quattro consistenti nella custodia in carcere, tre negli arresti domiciliari, due nel divieto di dimora nella Regione Molise ed una nell' obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria; il sequestro di un impianto di depurazione (CONIVdi Montenero di Bisaccia) e di
due laboratori di analisi chimico fisiche in Campobasso e Chieti. Le modalità esecutive del sequestro dell'impianto CONIV saranno tali da consentire il completo utilizzo dell'impianto medesimo senza incidere in alcun modo sulle sue funzioni, legate alla salute pubblìica; unica rilevante modalità esecutiva volta a scongiurare la prosecuzione di condotte di reato sarà l'inibizione della destinazione verso terreni agricoli dei fanghi in quella sede prodotti. Esecuzione intrapresa nella mattinata del 6.12.2010.
Le persone indagate menzionate nell'ordinanza del GIP presso il Tribunale dì Larino sono in tutto diciotto.


La formulazione dei reati contestati ha trovato principale supporto in attività di Polizia. Giudiziaria di tipo tradizionale, consistente per lo più in acquisizione di documentazione (più atti amministrativi dalla cui osservazione già emergeva la contrarietà dei medesimi alla normativa di settore), sopralluoghi, accessi ed appostamenti; tale attività è stata, per parte del periodo investigativo, supportata da attività di intercettazioni; ulteriore riscontro agli accertamenti dei NOE è venuto da specifica consulenza tecnica stilla linea produttiva dei fanghi presse) l'impianto gestito dalla CONIV spa e sulla loro non spandibilità su terreni agricoli.

domenica 21 novembre 2010

Tasti bianchi e neri tra lirismo e poesia: Clayton incanta il Savoia

Tasti bianchi e neri tra lirismo e poesia: Clayton incanta il Savoia
Il trio guidato dal giovane pianista per i venti anni della scuola Thelonious Monk

Straordinario il concerto che ha festeggiato i venti anni di attività dell’associazione musicale Thelonious Monk di Campobasso. Sul palco del Teatro Savoia venerdì sera, dinanzi un pubblico attento e partecipe, si è esibito Gerald Clayton, uno dei migliori epigoni del grande pianista statunitense, giovane e raffinatissimo interprete che, tra tradizione e modernità, lirismo e poesia, ha intrattenuto e soddisfatto il pubblico presente, leggendo uno della migliori pagine di jazz nel capoluogo regionale. Clayton deve molto al patrimonio di Monk, (nel 2006 è stato il secondo classificato alla prestigiosa Jazz Piano Competition del Thelonious Monk Institute), così come i due musicisti che l’hanno accompagnato per il suo tour italiano e con i quali ha pubblicato recentemente il suo primo album Two-Shade (ArtistShare) nominato ai Grammy Awards 2010. Una sezione ritmica precisa e attenta alle divagazioni di Clayton che toccava spesso punte romantiche sui tasti del pianoforte, struggenti ma mai gratuite.

Una presenza quella di Joe Sanders al contrabbasso che risente del suo studio con Terence Blanchard presso il prestigioso Thelonious Monk Institute, tanto da essere oggi uno dei più richiesti giovani bassisti jazz, così come quella di Justin Brown, talentuoso batterista che dopo esperienze importanti nelle migliori scuole ed istituti musicali degli States, così come in tanti jazz festival, è uscito recentemente dalla prestigiosissima Julliard School di New York.

Un concerto tutto dedicato a Thelonious Monk con l’omaggio finale sulle note di “Straight no ceasar”, il brano più famoso del celebre pianista. Giovani talenti, dunque, per festeggiare i 20 anni di passione e di coerenza dell’Associazione guidata da Gianclaudio Piedimonte e della scuola musicale che, anno dopo anno, riesce attraverso un percorso didattico molto importante per le giovani generazioni, a portare la musica afroamericana nelle case di tanti molisani.

pubblicato su Il Nuovo Molise del 14 novembre 2010

lunedì 21 giugno 2010

D'Amore e di devozione: il primo cd dell'Arcano Patavino

"D'amore e di devozione" è il primo cd dell'Arcano Patavino e sarà distribuito nei negozi dalla meta di luglio. Compratelo, ascoltatelo, magari in compagnia dei vostri nonni e lasciatevi cullare. "D'amore e di devozione" è un disco di musica di confine, dove per confine si intende quel fragile equilibrio tra suoni, linguaggi, ritmi ma anche epoche diverse. Questo rende il disco come l'opera più eccitante del panorama world etno italiano del 2010; masterizzato da Tony Cousin, master engeneer di Peter Gabriel, prodotto da Lorenzo "Moka" Tommasini, musicista e sound engeneer (Hector Zazou, Gianni Maroccolo, PGR, Piero Pelù, Sainkho), suonato insiema a Cristiano Godano, voce dei Marlene Kuntz, Tony Bowers, bassista storico dei Simply Red, insieme ai musicisti molisani Pasquale Macolino (basso), Graziano Carbone (daff, percussioni), Giulio Costanzo (timpani), Remo Ianniruberto (violoncello). Tra arcaico e contemporaneo, tra elettronica e acustica, dentro i canti di lavoro e di amore che si mescolavano lungo i tratturi che legavano Puglia e Abruzzi, l'Arcano Patavino ha saputo ricercare e leggere i segni, le parole e l'identità di una comunità che la modernità vorrebbe cancellare indissolubilmente. Canti di resistenza, dunque, ma senza retorica. "D'Amore e di Devozione - affermano - è un'opera di decontestualizzazione e destrutturazione che intende avvicinare due mondi paralleli, l'oralità e la scrittura, evitando però qualsiasi esercizio retorico ed oleografico. Arcano e Patavino hanno considerato questi canti popolari come archetipi di una poetica contemporanea. Alcune melodie sono state riscritte, ad altre sono state aggiunte delle parti. I testi hanno subito degli aggiustamenti per rendere tutto il più possibile strutturalmente coerente con le ambientazioni sonore disegnate e con la forma canzone ma conservano intatta la lingua degli antichi dialetti molisani, quelli che si sono sistematicamente parlati sui tratturi fino agli anni sessanta del '900." L'ombra di Matteo Salvatore ricorre più volte nei brani del disco, determinando canti sghembi, tortuosi nella loro semplicità e che la voce di Donato Arcano riesce a tradurre in una forma artistica assolutamente inedita. "Durante la ricerca sul campo, nell’area del Medio Molise Fortore (CB), tra il 2004 e il 2006 - afferma sul disco Matteo Patavino - siamo stati agiti dagli spiriti possessori riattivati dai nostri vecchi. Gioie, soprattutto disillusioni e sofferenze; avevamo riaperto ferite in cambio della promessa di un attimo di immortalità. Lì è stata avvertita la necessità di espellere quelle forze con uno stato cosciente di trans-codifica; la tradizione utilizzata non per reinventare un presente nostalgico ma per garantirsi un futuro mitologico, consapevoli che il peccato più grande sarebbe stato mistificare forme sublimi di cultura popolare già santificate da P.P. Pasolini nel Canzoniere Italiano."

giovedì 20 maggio 2010

TANTE BELLE COSE DA PAUL GIAMBARBA

Intervista al designer di origini molisane che ha curato l'immagine ed l'identità del marchio Polaroid dal 1958
di Maurizio Oriunno

Le sue creazioni hanno accompagnato la nostra vita e hanno contribuito ad immortalare i ricordi di milioni di esseri umani sparsi nel globo. I suoi lavori più recenti sono esposti dal 18 dicembre dello scorso anno negli interni dell’International Center of Photography di New York. La vita di Paul Giambarba è legata indissolubilmente a quella della Polaroid. Di origini molisane, proveniente da una famiglia di Casacalenda, in provincia di Campobasso, Paul Giambarba è uno storico ed affermato cartoonist, designer, scrittore ed illustratore che oggi vive a Cape Cod nel Massachusetts.

Ottantadue anni, Giambarba ha curato l’immagine e l’identità della Polaroid sin dal 1958. E’ una sua creazione, infatti, l’innovativo packaging nero con le onnipresenti strisce di colore sulle confezioni di pellicole e macchine fotografiche dagli anni sessanta ad oggi. In cinquant’anni di carriera ha progettato e realizzato centinaia di modelli per la Polaroid ma è stato anche consulente di design per i giocattoli della Tonka Corporation, per la Gillette Company International oltre che per l'Aga Khan. I suoi lavori sono stati recensiti in tutto il mondo, ha scritto una dozzina di libri, ha fondato riviste come the Scrimshaw Press e CapeArts Magazine; come illustratore e cartoonist ha lavorato per Sports Illustrated, This Week Magazine, True e Spy Magazine.
Tra passato e presente, con le opere esposte a New York (una nuova collezione di quindici confezioni di pellicole e di tre sue famose “scatole contenitore” per macchina fotografica Polaroid), che rappresentano senza dubbio il futuro prossimo della “istantanea”, Giambarba ha aderito all’Impossible Project. Ideato da Florian Kaps e André Bosman, l’ambizioso progetto impossibile, intende, in piena epoca digitale, ridare entro quest’anno al mercato europeo tutti gli accessori (pellicole, acidi, lenti), indispensabili per continuare a scattare le istantanee della Polaroid, altrimenti inutilizzabili, dopo la decisione di dismettere interamente la produzione con la chiusura dell’ultimo stabilimento in Olanda.
Raggiungiamo Giambarba tramite Facebook e, dopo le presentazioni di rito e la necessità di comunicare in inglese (“Il mio italiano è quello del 19° secolo, quello che parlavano i miei nonni” mi scrive, scusandosi cordialmente), ci addentriamo nell’intensa vita creativa di Paul Giambarba
Partiamo dal Molise, luogo dal quale i suoi antenati partirono alla volta degli States. Un cammino comune per centinaia di famiglie. Come è riuscito a legare un italoamericano il suo amore per l’arte e per il segno nell’America post bellica ad una grande corporation come Polaroid?
“C’erano forti pregiudizi contro di noi da parte della classe operaia di Boston di origine irlandese con tanto bullismo, la stessa cosa non era tanto evidente tra gli Yankees di ceto medio alto. Ho sempre pensato che, dopotutto, il matrimonio misto tra i cattolici italiani e irlandesi era il modo migliore per andare d’accordo con loro. D'altra parte, però, ho optato per il matrimonio con gli anglo protestanti perché ho trovato queste ragazze più simpatiche e disposte a sposare qualcuno che non aveva un posto di lavoro "convenzionale". Potrebbe essere difficile per gli italiani di oggi capire che prima del 1950 in America, quasi tutti quelli di origine italiana erano totalmente ignoranti della storia d'Italia prima di Mussolini e la diffusione del fascismo. Direi che oggi la maggior parte di loro lo sono ancora. Ma sto divagando. E’ stata semplicemente una questione di fortuna. Nel 1955 mi è capitato di incontrare a Boston un vecchio collega durante una serie di incontri con alcuni clienti. Mi disse che sua moglie era gravemente malata e pensò che avrei potuto essere in grado di fare un certo lavoro per un suo cliente, la Polaroid Corporation, appena oltre il fiume Charles, a Cambridge. Incontrai il cliente, un tipo molto simpatico, che rimase molto colpito dai miei lavori per Sports Illustrated. Successivamente cominciai a ricevere più lavori quando io e la mia giovane moglie tornammo negli States dopo sette mesi di viaggio in Europa occidentale. I miei cartoon ci avevano permesso di acquistare una piccola casa, che abbiamo venduto per finanziare il viaggio, nonché il passaggio per i miei genitori che abbiamo incontrato a Roma quando abbiamo fatto visita alla nostra famiglia lì, a Napoli e a Casacalenda. I nostri viaggi hanno coinciso con quella che era un epoca d'oro per il design in tutta Europa, tornai ispirato e convinto che avrei potuto aiutare la corporate identity della Polaroid. Può sembrare presuntuoso da parte mia ma la sua immagine all’epoca era così incompetente che qualsiasi cambiamento sarebbe stato un miglioramento. Iniziò così una collaborazione lunga ventotto anni, che è una durata di vita insolitamente lunga per un cliente, in cui ho creato centinaia di modelli di package, che erano in realtà le icone di identità del prodotto. Non sono mai stato un dipendente, ho lavorato solo come freelance, in qualità di art director, designer e consulente per il design. E' stato più importante per me lavorare a casa, gustare ogni giorno i pasti con mia moglie ed i mie figli, così come nuotare e pescare nella acque di Cape Cod quando le stagioni ed il tempo lo permettevano. Avevo visto abbastanza della vita aziendale ed avevo sopportato troppe riunioni noiose con i clienti e sapevo che non era la vita adatta a me. Guidavo fino a Cambridge ogni settimana per pranzare con i miei clienti e riportare a casa incarichi su cui lavorare. E’ stato il modo ideale per fare un lavoro creativo…”

La sua attività professionale ed artistica ha attraversato momento storici importanti. Come ha vissuto l’evoluzione del segno nel corso di questi decenni?
“Confesso che non ero ignaro delle tendenze nella grafica durante i decenni del secolo scorso. Tuttavia, ho ostinatamente lasciato che il mio lavoro fosse fedele al mio temperamento ed al mio stile. La maggior parte del lavoro visto in Svizzera e in Italia aveva poco in comune con le sfide che affrontavamo a quel tempo negli Stati Uniti. Continuo a divertirmi nel vedere tre colonne di testo in inglese oggi perché un disegnatore americano ha copiato il progetto svizzero in tre lingue di cinquanta anni fa. Alla fine degli anni ’70 c'era poco da vedere in Europa, poiché poster e gallerie d'arte erano diventati per me banali. Penso che sia coinciso con l'esportazione americana di fast food in franchising e con la globalizzazione commerciale. Probabilmente è stato un periodo in cui contavano più i commercialisti (bean – counters) ed il profitto piuttosto che l’estetica ed il buon gusto.”
Torna spesso in Italia? Il nostro paese ha vissuto una florida stagione legata all’arte ma anche al design e al mondo della moda. Le interessa quello che accade dall’altra parte dell’Oceano?
“Sono tornato in Italia recentemente nel 2006 e nel 2003 per celebrare il 75esimo compleanno ed i 40 anni di mio figlio. Abbiamo visitato la nostra famiglia a Casacalenda, siamo stati poi a Ravenna, Roma e nel Canton Ticino. Prima ho fatto molti viaggi con mia moglie ed i miei figli nell’estate del 1971 e del 1972, quando ho avuto un contratto di sei mesi in Costa Smeralda dall’Aga Khan.”
Proprio a Casacalenda da circa due anni è stato riaperto un cinema che rappresenta l’unica sala in un territorio sconquassato dal terribile sisma del 2002. Sempre nel paese dei suoi nonni c’è un festival “Molisecinema”, che ogni anno cresce in termini di qualità e di riscontro su tutto il territorio. Paul Sorvino e sua figlia Mira anch’essi hanno origini di Casacalenda. Se la sente di proporre loro una rimpatriata? Sareste dei testimonial eccezionali per una terra dalla quale molti giovani fuggono ancora…
“Paul e Mira Sorvino sono Vip e dubito che siano interessati all’argomento. Tengo tutti e due in alta considerazione e farei qualsiasi cosa necessaria per la tua proposta.”
Come percepisce il Molise dalla sua residenza di Cape Cod?
“Curiosamente, l'unica volta che ho incontrato molisani durante la mia vita è stato al Chateau Laurier di Ottawa, in Canada, quando insieme a due miei colleghi sergenti di artiglieria ho passato una notte di un week-end. Era quasi 60 anni fa e non riesco a ricordare i dettagli ma credo che due del personale di sala fossero di Campobasso, o addirittura di Casacalenda. Mio cugino Michele mi ha detto che ci sono molti casacalendesi a Montreal, ma non sono andato mai a cercargli. Ho letto Giose Rimanelli quando fu pubblicato la prima volta negli Stati Uniti e seguo su internet tutto quello che posso trovare sul Molise. Mi sento vicino ma, ahimè, come un estraneo. Sono trascorsi circa 120 anni da quando mia nonna Adelina Colucci arrivò a Castle Garden (costruita prima di Ellis Insland) in una giornata fredda ed ostile di dicembre. A proposito, fu lei che mi insegnò a disegnare e sarò per sempre suo debitore. Povera anima, ha resistito 55 anni in una terra straniera, senza avere mai l'opportunità di ritornare, come previsto, a Casacalenda. Sedici anni dopo il suo arrivo, mio nonno Federico morì improvvisamente e la sua morte prematura e le due guerre mondiali, resero impossibile il loro ritorno."

Infine “The impossibile Project”. Il passaggio al digitale ha rappresentato uno spartiacque epocale nel mondo della fotografia, eppure in Inghilterra fino a pochi anni fa si vendevano a Natale circa 55mila macchine Polaroid istantanee. Ritiene valido il progetto di riportare la fotografia istantanea tra le famiglie europee?
“Personalmente non ho aspettative. E’ solo un incarico freelance. Ho fatto i disegni per la Special Edition e per le camere che portano il mio nome. Questa, del resto, era l'idea di Florian Kaps che è venuto a Cape Cod per chiedermi di partecipare al progetto. Ovviamente ho accettato il lavoro - non ci sono molti clienti per un progettista di 80 anni in questo Paese. Penso comunque che abbiano dimostrato grande coraggio nell’assegnarmi il progetto.”
Paul Giambarba mi saluta con un “tante belle cose”, una tenera forma di saluto tipica dell’Italia dei miei genitori ed ormai desueta e dalla quale, nonostante la freddezza del mezzo tecnologico, percepisco l’immagine di un Paese che ormai non c’è più e che, probabilmente, continua a vivere ancora proprio tra gli italo americani di prima generazione. Quell’Italia delle buone maniere e del rispetto del galateo, che sa di rasature fresche di barbiere e acqua di colonia, di strette di mano vigorose e di brindisi accompagnati da sguardi diretti e rispettosi. Un Italia lontana da quella insolente e scollacciata che oggi il mezzo televisivo vorrebbe porci dinanzi come unico modello di riferimento. Grazie Mr. Giambarba, tante belle cose anche a lei.

Copyright Il Bene Comune

sabato 1 maggio 2010

GIAMPIERO

Quattordici anni ma fumava già un pacchetto di emmesse al giorno. Giampiero correva con il suo scooter senzacasco ogni giorno tra Via Gramsci e il bowling con il suo giubbotto borchiato di stelle gialle. Un generale sul suo destriero ritto sulle zampe posteriori. Gli occhiali all'ultima moda comprata al mercato del mercoledì di Via Einaudi. Giampiero lavorava come aiuto manovale con lo zio, altro manovale inzuppato nell'aulin mattutino per assorbire il dolore ed il freddo di troppe mattine gelide, di pomeriggi afosi e di notte umide trascorse sui cantieri. Lavoravano al nero, in coppia da tre anni, per qualche piccola ditta edile di ex muratori arricchiti o di geometri senza passione. A scuola non ci andava più da quando suo padre se n'era andato di cirrosi epatica. Erano venuti i carabinieri a casa e pure quelli del comune, ma lui a scuola non voleva andarci. La mamma cuciva qualche volta e faceva le pulizie nei palazzi di Vazzieri. Vivevano nelle case popolari di Via Matteotti, in palazzine con mattoncini marroni e cemento grigio, scritte sui muri scrostati dal gelo e dal tempo inneggiavano alla Juventus. La mamma non parlava molto. Andava in chiesa, guardava la televisione, preparava la cena. Non parlava quasi mai la madre di Giampiero. Ogni tanto parlava con la signora Pina, riusciva a sorridere qualche volta con Zio Peppino solo la domenica davanti alla pasta al forno. Giampiero passava ogni giorno sotto la finestra dove si affacciava Marta. Dalle sei alle nove, sopra e sotto, sotto e sopra, fino a quando finiva la benzina. Marta era figlia di impiegati pubblici, quarti e quinti livelli con le ferie assicurate, la casa popolare, il sogno di avere piùsoldi per comprarsi il televisore piùgrande e la parabola per la juventus. La pizza il sabato sera comprata da asporto, Fiorello e birra forst. Un amaro, l'ultima sigaretta e a letto aspettando la domenica per lavare l'automobile comprata a rate. Marta voleva andare al ragioneria perché pure quella cretina della sua amica Francesca ci voleva andare. Voleva diventare come quelle signore col tailleur che si vedono per il corso con la cartella in mano, camminano a passo veloce e sembra che sono importanti. Ma Giampiero gli piaceva. Aveva lo sguardo sveglio ed il corpo scolpito dai pesi dei secchi di sabbia e dai manubri dei cristi di ferro. Si erano conosciuti alla panchine del Parco dei Pini l'estate scorsa. In mano aveva il cd napoletano di Gigi D'Alessio ed un fiordifragola appena scartato. Gli occhiali a specchio, il jeans e la tshirt dolce e gabbana. Ascoltava da lontano il rumore della marmitta ad espansione dello scooter buster di Giampiero e ogni tanto, con civetteria, si fermava dinanzi la finestra per farsi vedere. E a Giampiero gli pigliava un colpo e sudava ogni volta che riusciva ad intravedere la sagoma di Marta alla finestra. Era novembre e fra poco non si lavorava più perchè veniva la neve e poi natale, i botti di capodanno, lo spumante, la puzza di fritto, il setteemezzo, il veglione della chiesa. Eppoi la befana, gli piaceva rimanere a casa a Giampiero al caldo. Si, ogni tanto doveva aiutare lo zio per fare qualche piccolo trasloco, qualche pittura, qualche facchinaggio. Ma lui era grande e grosso proprio come il padre prima che cominciasse a bere così forte. Prima l'aperitivo, poi il campari alla mattina, eppoi lo stravecchio e la vecchia romagna, eppoi il vino della cantina, eppoi il fegato che ti corrode l'anima e diventi violento, eppoi pugni alla mamma e porte spaccate, eppoi puzza di vomito e di sudore. Se ne era andato da tempo e Giampiero ormai ricordava solo la puzza di vomito di quell'uomo e i pianti della madre. Era forte Giampiero, con gli altri ragazzi non faceva amicizia, andavano a scuola, lui no. Era forte Giampiero, aveva il suo scooter ed era innamorato di Marta. Era forte Giampiero anche quando l'impalcatura di quel cantiere a San Giovanni crollò. Sorrise allo zio, con il torace fracassato, prima di spirare per l'ultima volta. Era forte Giampiero, non saprà mai se Marta era davvero innamorata di lui. Non saprà mai perchè sua madre parlava sempre così poco. Era forte Giampiero anche quando la sua morte scatenò l'ennesima campagna di stampa contro il lavoro minorile: tre giorni su un quotidiano locale per poi sparire per sempre. Era forte Giampiero, addirittura qualcuno propose una mozione alla regione per denunciare la piaga del lavoro nero. Era forte Giampiero, ora nel luogo dove ha aspirato l'ultima emmesse apriranno un centro commerciale e le signore di San Giovanni potranno fare meglio la spesa tra stipendi che non bastano mai e prezzi sempre più alti. Tre etti di macinato, una bottiglia di latte, un chilo di pane, sei uova e le brioscine per il nipotino. Era forte Giampiero, forse gli intitolano una strada...

Tratto da "Dio c'è, non ce fa" Raccolta di racconti inediti di Maurizio Oriunno

venerdì 16 aprile 2010

venerdì 2 aprile 2010

CONVIVI COSTOSI



Questo articolo è apparso qualche giorno fa solo sulle pagine del quotidiano Primo Piano Molise. Ecco, invece, come nel 2005 cosa ci raccontava Gianni Barbacetto sulle colonne de "Il Diario" a proposito di Convivio...
http://fugadinotiziemolise.blogspot.com/2007/05/scuola-da-cirino-pomicino.html

martedì 9 febbraio 2010

“S”, il mensile dei siciliani onesti


Intervista a Claudio Reale, coordinatore editoriale del periodico antimafia
“La nostra più grande prospettiva futura: affiancare alle inchieste sulla mafia, che sono il cuore della rivista, servizi su tutto quel che di marcio c'è nell'Isola, a partire dalla cattiva gestione del denaro pubblico che ha portato a enormi buchi di bilancio in molti enti locali”

pubblicato sul mensile "Il Bene Comune" febbraio 2010

Palermo, come Berlino in Germania, non è genericamente Sicilia. E’ altro. In genere un siciliano fuori dall’isola, si definirà normalmente un siciliano. Un palermitano invece, orgogliosamente, sarà sempre e prima di tutto un palermitano. Dentro questa città sono concentrate enormi contraddizioni secolari che, nonostante tutto, continuano a sviluppare un equilibrio unico, un humus fertile che dai fenici, passando per i greci e gli arabi, normanni e spagnoli, contribuisce a rendere questa realtà semplicemente irripetibile nell’intera area del Mediterraneo. Ma Palermo rappresenta purtroppo anche la terra martoriata da mafia e malaffare, la città di Falcone e Borsellino, quella stessa città che ha conosciuto la sua primavera scendendo in piazza e sulle strade e che oggi, pur soffrendo, non si arrende. Lo dimostrano le sue librerie, i suoi circoli, la vivace vita culturale, i suoi intellettuali, gli artisti, i ragazzi che affollano i locali dove si suona dal vivo nel centro storico. Lo dimostra l’esistenza di un mensile come “S – il magazine che guarda dentro la cronaca” che, al suo quarto anno di vita, attraverso una redazione giovane e motivata, è riuscita a creare un prodotto editoriale che racconta, attraverso inchieste particolareggiate, i fatti di mafia e contribuisce, attraverso un dibattito serrato, alla lotta contro la criminalità organizzata. Una testimonianza di impegno civile, senza dubbio, presentata da Claudio Reale, coordinatore editoriale del mensile.
«“S” è nato quasi per scommessa – afferma Reale - la nostra casa editrice, la Novantacento, pubblicava già un mensile di costume, “I love Sicilia”, che si propone l'obiettivo di raccontare la Sicilia bella, insomma le storie di imprenditori e personaggi di successo che non si sono rassegnati alla sicilitudine, all'assistenzialismo, e hanno provato a investire sulle proprie idee. Alla fine di novembre del 2007 ci siamo resi conto che non potevamo tacere un altro aspetto dell'Isola, quello che riguarda Cosa nostra, e allora, prendendo spunto dall'arresto di Sandro e Salvatore Lo Piccolo, abbiamo deciso di lanciare in edicola quello che nelle nostre idee doveva essere un numero unico, una sorta di instant book in forma di rivista. Il successo è stato enorme: le 15 mila copie che avevamo stampato sono andate esaurite nel giro di pochi giorni. Così abbiamo deciso di far nascere questa nuova testata, che nel tempo ha deciso di differenziarsi, raccontando non solo le vicende di mafia ma più in generale il malaffare che riguarda la Sicilia. Credo che proprio questa sia la nostra più grande prospettiva futura: affiancare alle inchieste sulla mafia, che sono il cuore della rivista e ovviamente non verranno meno, servizi su tutto quel che di marcio c'è nell'Isola, a partire dalla cattiva gestione del denaro pubblico che ha portato a enormi buchi di bilancio in molti enti locali.»
Dopo il doveroso "cappello" vorrei domandarti, invece, quale tipo di aiuto avete avuto dalle istituzioni (se esistono aiuti in questo senso) e dal mondo delle imprese, in particolare dall'Assoindustria, rispetto alla raccolta pubblicitaria...
“S” ha deciso di non chiedere pubblicità alle istituzioni. Se queste vogliono lanciare campagne e coinvolgerci che ben venga, ma non saremo noi a bussare alle loro porte. Abbiamo deciso così di rivolgerci principalmente ai privati. E questo è uno dei tasti dolenti: la rivista si finanzia quasi esclusivamente con le vendite perché la raccolta pubblicitaria, in un mensile che si occupa di temi scomodi, fa fatica a decollare. C'entrano probabilmente la crisi dell'editoria e le difficoltà che le imprese hanno nel trovare liquidità. Ma non credo si tratti solo di questo.”
Nel tuo editoriale affermi che il 2009 non è stato un buon anno per la politica giudiziaria, nonostante gli arresti eccellenti di fine anno. Cosa occorrerebbe in questa direzione nel nuovo anno?
“Beh, il nuovo anno si è aperto con una notizia non delle migliori: la revoca dell'isolamento diurno a Giuseppe Graviano, pur essendo per i magistrati che l'hanno decisa un atto dovuto, non è un buon avvio per il 2010. Credo che il nuovo anno debba portare il ritiro del ddl sulle intercettazioni, che ci impedirebbe di svolgere il nostro lavoro di giornalisti, e di quello sul processo breve, ma anche provvedimenti più chiari sui “buchi” negli organici delle Procure: il trasferimento coatto prospettato da Angelino Alfano, a mio avviso, non è una buona idea, perché rischia di creare scompensi nelle Procure che “cedono” magistrati. Poi la politica dovrebbe fare marcia indietro sulla vendita dei beni confiscati, un grandissimo regalo alle mafie. Infine bisognerebbe inasprire le pene per l'associazione mafiosa, oggi troppo lievi, e definire meglio proprio il concetto di isolamento diurno ed esternderne l'applicazione: a che serve impedire a un detenuto di comunicare con l'esterno se poi può incontrare altri detenuti che invece possono parlare con chi vogliono?”
Nel vostro mensile ospitate interventi di esponenti della magistratura; avete ricevuto critiche o pressioni dal mondo politico per questo?
“Il mensile ospita sin dal suo primo numero un'analisi a cura di un pm in prima linea come l'aggiunto Antonio Ingroia, per il quale Raccuglia progettava un attentato, e nei mesi anche altri magistrati ci hanno chiesto di pubblicare loro interventi. Non abbiamo mai ricevuto critiche per questo, né troverei normale che ne arrivassero. Il nostro obiettivo è creare un dibattito fra esponenti delle istituzioni: se un politico ci chiedesse di ospitare una sua riflessione faremmo lo stesso. Purché, ovviamente, si tratti di analisi delle vicende, per l'appunto di un contributo al dibattito, e non di un intervento dal sapore elettoralistico.”
Intanto vorrei sapere cosa ne pensi delle ultime dichiarazioni eclatanti di Massimo Ciancimino sui rapporti tra servizi segreti, Gladio, capimafia e politica, anche alla luce del materale sequestrato a Raccuglia...
“Quel che Massimo Ciancimino sta raccontando ai magistrati è uno spaccato particolarmente grave della storia recente del Paese. Certo, bisognerà verificare se il figlio del sindaco del Sacco di Palermo sia attendibile, ma è chiaro che non sempre, negli ultimi vent'anni, gli esponenti delle istituzioni sono stati realmente al servizio della democrazia. Anche la sentenza del processo Andreotti, che pur assolvendolo per intervenuta prescrizione lascia grandi ombre sul suo passato fino al 1980, testimonia questo rapporto fra pezzi dello Stato – politici, ma anche burocrati, esponenti delle forze dell'ordine e dei servizi – e Cosa nostra. Qualcuno ha teorizzato che i nuovi capi della mafia siano “colletti bianchi”: io penso più a un collateralismo, a una forma di mutua assistenza.”
E' chiaro che mafia non è solo pistole e ordigni ma anche intrecci, spesso fitti, con la politica. Che percezione si ha oggi rispetto al passato di fronte a questo fenomeno?
“Ecco, credo che il punto sia proprio questo. Io credo che la politica, o meglio che certa politica, non possa fare a meno di Cosa nostra, perché questa rappresenta grandi bacini di voti anche attraverso le assunzioni clientelari. Era una delle priorità già per Giovanni Falcone e, adesso più che mai, è diventato un'emergenza. Davanti alla quale ci si deve presentare senza preclusioni ideologiche: io credo che sia l'una che l'altra parte politica abbiano zone grigie nelle quali far pulizia. Solo con una presa di coscienza decisa da tutti gli schieramenti si può passare a una nuova stagione di sincera antimafia.”
Palermo è invasa dalla spazzatura, il commissariamento è concluso. Cosa rimarrà di questa scelta politica? Esistono indagini in corso da parte della magistratura su questo fenomeno che non è comunque nuovo nel Mezzogiorno?
“C'è un'indagine di tipo amministrativo sul buco dell'Amia, l'azienda municipalizzata per l'igiene ambientale. Su questo fronte bisogna stare molto attenti: sui rifiuti come sulla sanità, da sempre, l'attenzione della mafia è altissima e dunque non bisogna abbassare la guardia. Anche se quel che è successo finora è dovuto, credo, alla cattiva amministrazione e non all'ingerenza della criminalità organizzata, bisogna impedire che Cosa nostra supplisca alla sostanziale assenza dello Stato.”
Infine il lavoro di giornalista in una rivista specializzata in fatti di mafia. Come vive un giornalista che ogni giorno deve entrare in contatto con fonti, documenti e testimonianze raccolte spesso in strada? Senza enfatizzare ma neanche riducendo i possibili pericoli di questa professione nella realtà siciliana, quali sono i pensieri, i timori, le speranze di un giornalista antimafia oggi?
“C'è un episodio che racconto spesso: in uno dei primissimi numeri di “S” ci è capitato di raccontare l'arresto di una persona che lavora vicino alla redazione del mensile e quindi incontravamo ogni mattina. La mafia, a Palermo, è sempre dietro l'angolo, a un passo da casa nostra, come ha sintetizzato efficacemente nell'immagine dei “cento passi” Marco Tullio Giordana. Eppure io vivo questo lavoro quasi con incoscienza: forse perché siamo giovani – il più anziano della redazione, il direttore Francesco Foresta, ha poco più di 40 anni, io ne ho 28 – o forse perché questo è il momento giusto per rinnovare l'attenzione sulla mafia, o forse semplicemente perché questo lavoro, il mestiere di cronista, non avrebbe senso se lo facessimo in maniera diversa, io non credo che ci siano pericoli. O meglio, credo che non potrei comportarmi diversamente.”

“S” aderisce alla campagna di “Addiopizzo”. Per quanti vogliano abbonarsi, è possibile contattare la redazione, in Viale della Libertà 34 a Palermo, telefonando allo 091.7308921.

giovedì 28 gennaio 2010

Dossier Imam: Primonumero risponde

Siamo alle solite: con molta enfasi e altrettante incertezze linguistiche l’Imam (a nome di chi?) ci scrive una lettera di precisazioni sostenendo che l’articolo riguardante la Scuola di Musica di Larino pubblicato da primonumero.it è pieno di “calunnie”, falsità”, “menzogne”, tutte “facilmente smentibili”. Poi si arriva alla fine della lettera e si scopre che non è smentito un bel niente. Ma tant’è, l’importante è alzare un polverone infarcito di offese per provare a confondere le acque.

L’accordo di programma a cui fa riferimento la lettera (e il nostro articolo) è lì da vedere: parla in modo chiaro, esplicito, inequivocabile, di un contributo di 300 mila euro da elargire nell’arco di tre anni, 100 mila euro l’anno. La prima tranche è arrivata (100 mila euro, appunto), le altre arriveranno. E dunque, dove sta la falsità?

Si scrive che le ricevute presentate al Comune di Larino che certificano l’acquisto di prodotto alimentari presso il supermercato Conad fanno in realtà fanno riferimento a una “donazione” che la famiglia titolare dello stesso supermercato ha fatto all’associazione musicale. Ammettiamo che sia vero: ma perché allora una donazione finisce fra le carte presentate al Comune di Larino dalla Imam come ”informativa utile alla definizione del contributo”? Se era una donazione il fatto di aver presentato ugualmente le ricevute al Comune è un’aggravante, non un’attenuante.
Prendiamo atto che l’auto noleggiata per trasportare a Campobasso il delegato del ministro Bondi non era una Ferrari ma una Mercedes E 220. D’accordo sull’imprecisione, ma nella sostanza che differenza fa?
Tuttavia è un altro il punto che ci sta a cuore. Questo: l’iniziativa di allestire una Scuola di Musica a Larino è sicuramente una iniziativa meritoria, degna di attenzione, e nessuno pensa o insinua che i denari spesi per la crescita culturale di un territorio siano denari sprecati. Anzi. E del resto sono ugualmente meritorie le iniziative di chi, in altri luoghi del Molise, ha allestito scuole musicali con le stesse ambizioni.

Quello che fa la differenza, in questo caso, è che la Imam gode di contributi pubblici di cui gli altri non godono. E i contributi pubblici – sembra superfluo ricordarlo, ma il tono della lettera della Imam purtroppo lo rende necessario – non sono soldi gentilmente donati da questo o quel politico al cavalier Venditti perché ne faccia l’uso che ritiene più opportuno. I contributi pubblici sono denari dei cittadini, di tutti noi, affidati per il tramite delle amministrazioni pubbliche a qualcuno (in questo caso alla Imam) affinché il suo progetto possa essere realizzato. Ed essendo soldi dei cittadini, cioé di tutti noi, il loro utilizzo abbisogna del massimo della trasparenza, della chiarezza, e anche dell’oculatezza dovuta a chi maneggia denaro che non è proprio, ma della collettività. Cosa che non è avvenuta e non sta avvenendo nel caso della Imam. E’ tanto difficile da capire?

Soldi e calunnie: l'Iman risponde a Primonumero.it

Soldi e calunnie: ci scrive l’Imam
da Primonumero.it
28/01/2010

In risposta all’articolo apparso sul vostro giornale telematico in data 27 gennaio 2010 comunichiamo :

l’Istituto di Musica & Arte del Molise – Associazione Culturale e Musicale I.M.A.M. nasce con il fine di realizzare un progetto di eccellenza nell’ambito dell’Arte e della Musica in Molise.
L’idea parte dalla presenza e dall’esperienza dell’Accademia di Musica Stradivari, un piccolo germe del M° Roberto Di Carlo che dopo circa dieci anni di esperienza e di attività sintetizza insieme al Cav. Gaetano Venditti un progetto di più ampio respiro di valenza sociale.

“Contribuire al futuro della collettività dopo aver pensato e costruito un percorso.”
“Guardando al cuore delle persone che hanno voluto, pensato,costruito l’idea, trasformandola in un evento straordinario per la storia degli individui e della Città, ci fa dire che possiamo tutti insieme coltivare l’ambizione di guidare il cambiamento da protagonisti. La determinazione, il rigore, i valori con cui perseguiremo il progetto, realizzeranno un’anima riconoscibile per l’emozione e la passione con cui le persone daranno il meglio di se.”

Il 25 ottobre 2008 viene tenuto a battesimo una convetion inaugurale, voluta dal Cav. Venditti e dal M° Di Carlo, finalizzata a rendere pubblico l’idea, il progetto.
Presenti ad onorare e condividere la manifestazione e ’ad intervenire con contributi nobili e significativi sono stati:
il Prefetto di Campobasso Dott.ssa Pagano, il Pro-Rettore dell’Università degli Studi del Molise Prof. Passarelli, l’Assessore Regionale alla Cultura Dott. Sandro Arco, il Sindaco della Città di Larino Dott. Giardino, l’Onorevole Dott.ssa De Camillis, naturalmente il Presidente della Giunta Regionale del Molise Sen. Angelo Michele Iorio, in platea presente molti rappresentanti istituzionali provinciali e regionali, un messaggio di sprono e sostegno arrivò anche dal Vescovo della Diocesi Termoli Larino Mons. Gianfranco De Luca.

Evidente che l’articolo da voi realizzato non tende a comunicare informazioni utili e reali sulla costituzione dell’istituto, sul suo lavoro quotidiano, sulle sue attività prodotte e realizzate, oltre al finanziamento ricevuto, ma soltanto illazioni gratuite e diffamatorie facilmente smentibili.

Le notizie false riportate nel vostro articolo, sono solo degne di individui che probabilmente durante la loro vita non cercheranno ciò che unisce ma ciò che divide e che divide con il disprezzo più feroce quello della calunnia e della menzogna.
A differenza di chi invece non sogna soltanto, ma con gratuito sacrificio quotidiano, si è dedicato, si dedica e si dedicherà invece a costruire futuro con onestà, rigore e determinazione.
Tra i corsi da noi ideati, ultimo nato, sarà un corso utile alla lettura di atti amministrativi dove verrà spiegata la differenza tra un finanziamento concesso e/o richieste di finanziamento.
Pensavamo che durante un’intervista concessa di oltre un’ora al firmatario Sig. Michele Mignogna , avevamo abbondantemente spiegato più volte e ripetiamo più volte, ma vista la difficoltà che palesemente mostrava, spieghiamo ora e ci auguriamo definitivamente, che : l’Associazione Culturale e Musicale IMAM di Larino ha ricevuto un contributo riveniente dall’ Accordo di Programma Cultura della Regione Molise – Comune di Larino per la sua start-up, di € 100.000 al lordo dell’ IVA, per un contributo da destinare quindi all’avvio dell’Istituto.

È stata fornita al Comune di Larino, l’elencazione delle spese necessarie per la messa a regime dell’Istituto, comprendente attrezzature, arredo, maestranze, attività interne ed esterne, eventi, saggi, sviluppo progetti europei, canali web, piano di comunicazione, piante, cancelleria, spese telegrafoniche e generali per un totale previsto comunque di oltre € 200.000.

Le attività generate dalle maestranze/soci hanno prodotto attività utili e necessarie per la compensazione dei cosiddetti debiti da voi menzionati.
Quindi un equilibro ideale che ha generato l’ammortamento totale della start-up quasi in un solo anno, mentre una qualsiasi logica di impresa lo prevede dai tre ai cinque anni.
Ad oggi l’Istituto non ha ricevuto altro che euro 100.000,00 al lordo dell’iva.

Cara Vignale e caro Mignogna trovatevi altri argomenti per danneggiare, calunniare, diffamare e disonorare non solo chi ama e presta opera seppur da socio in questo Istituto, ma lasciate soprattutto in pace, non solo il sogno del Cavaliere Venditti, ma la nostra comunità, di Larino, che testimone fedele ha più volte mostrato affetto a questa iniziativa e alle sue attività, anche attraverso vari articoli pubblicati dal vostro giornale telematico.
Dichiarando altresì che con questo progetto si realizza un riscatto di orgoglio e per la prima volta vedono realizzare una nuova tangibile realtà “ Istituto di Musica & Arte del Molise”, vero, grazie al contributo start-up di € 100.000 al lordo dell’ IVA e basta……………
Non abbiamo mai richiesto compensazione di debito a chi che sia, forti e consapevoli dell’idea, del progetto e dei risultati che avrebbe generato, grazie anche alle maestranze e alla validità sociale che questo progetto ha per la città di Larino e per il suo hinterland.
Attualmente l’Istituto nella sua fase di regime, attraverso le entrate generate dai soci che richiedono servizi e prestazioni, trovano la copertura delle maestranze/soci e di alcune spese accessorie senza alcuno utilizzo di denaro pubblico.
La dote ricevuta dal comune di Larino, ovvero una parte del palazzo concessaci ad uso gratuito, sede dell’Istituto è condivisa con altrettanta concessione ad uso gratuito al G.A.L. Gruppo di Azione Locale e dall’Unione dei Comuni del Basso Biferno, dove altrettanto in comune vi è l’utilizzo dell’energia elettrica e del riscaldamento, quota che per quanto ci riguarda compenseremo come da accordi e da impegni assunti con l’amministrazione comunale.

La Festa della Musica in Molise, si è tenuta a maggio 2009.
La kermesse straordinariamente unica, ricca di successive recensioni presenti su web, denota e dovrebbe ricordare alle signorie vostre, che le manifestazioni si sono tenute in pubbliche piazze e tutte le serate e tutti gli spettacoli sono stati gratuiti e non come da voi dichiarato a pagamento.

Il delegato del Ministro Bondi, Professor Corsi, recatosi a Campobasso al Tavolo tecnico presso la Giunta Regionale del Molise, su nostro invito, non è arrivato in Ferrari come da voi falsamente dichiarato, ma il nome Ferrari da voi citato è il nome dell’autonoleggio utilizzato.
Nell’occasione si è ufficializzata la nascita della Banda Stabile della Regione Molise, ed altri progetti di medio e lungo periodo.
L’auto utilizzata in questione era una Mercedes E 220 di colore blu, per la prossima occasione comunque, vi chiameremo e chiederemo a voi, quale mezzo più opportuno.
Specificandovi che anche in questa occasione i soldi utilizzati non sono pubblici ma sono propri dei soci.

Per opportuna e definitiva chiarezza vi significhiamo e vi specifichiamo che le attività svolte dall’Associazione Culturale e Musicale IMAM sono no-profit e che il contributo regionale avuto si realizza e si conclude per la start-up esclusivamente nella misura delle solo centomila euro..
Tutto il resto è pagato da soci privati che richiedono servizi, in qualità di soci, e generano il circolante necessario per realizzare le attività, le rappresentanze, l’ospitalità degli artisti e quant’altro necessario da noi e solo da noi ritenuto utile nel rispetto, però fondamentale dello scopo sociale dell’associazione in questione.

Nelle voci di spese presentate come informativa utile alla definizione del contributo, sempre e solo di centomila euro per la start up, vi erano presenti degli scontrini e degli acquisti di generi alimentari concessici come contributo dalla famiglia Mancinelli titolare della Frentana Distribuzione Srl - Conad di Larino , somme mai a nessuno reclamate nel contributo. Tali prodotti sono stati gratuitamente come ospitalità alle varie bande cittadine di tutto il Molise arrivati a Larino nell’occasione della Festa della Musica.

In buona sostanza concludiamo rendendoci conto di aver concesso sin troppo tempo all’argomento. Tanto vi dovevamo. Siamo orgogliosi del fatto che una storia di successo debba essere replicata sempre, anche in presenza di artisti come voi, inconsapevoli che solo nella lirica ogni dramma è un falso,e voi comunque superate anche quella.
Rendiamo pubblica la notizia di dover adire alle vie legali presentando denuncia – querela a tutela ed a ragione di ogni fatto, dichiarazione, allusione mendace da voi resa sull’articolo del 27 gennaio 2010.
Intendiamo, altresì, preservare ogni diritto e tutela per la violazione in materia di privacy e eventuali danni biologici possibili ricadenti sui soci artisti che nell’esercizio delle loro attività hanno sentito lesa la propria arte.
Davvero, dal più profondo del nostro cuore saremmo felici di poter comprendere tale vostro gesto efferato ed incomprensibile per il quale proviamo sdegno, ma non rassegnazione.
Proseguiremo con forza, determinazione e dedizione per la nostra strada idealizzando che anche voi possiate crescere in essa.



(Pubblicato il 28/01/2010)

mercoledì 27 gennaio 2010

La cultura...fa paura!


Dossier
Ma che musica, Maestro!
Sfarzi, grandeur e sprechi:
“Tanto paga Pantalone”

Il Cavalier Venditti, marito dell’onorevole De Camillis, ha coronato il suo sogno: una scuola di musica pagata dalla Regione. 300mila euro per 3 anni, che però sono stati spesi tutti in pochi mesi; una sede superlusso ceduta gratis dal Comune; telefoni blackberry ai collaboratori selezionati in ambito familiare; spese folli per la promozione. Ma gli allievi pagano la retta come in qualsiasi altra scuola musicale.

di Monica Vignale, Michele Mignogna
da Primonumero.it

La notizia rischia di far perdere il sonno a tutti quei molisani che, al prezzo di sforzi enormi, tentano di fare cultura in questo strambo luogo chiamato Molise nelle condizioni più difficili che si possano immaginare: a Larino esiste un’associazione culturale che può contare su un budget di trecentomila euro elargiti dalla Regione; alloggia in una sede sciccosissima nel cuore del centro storico messa a disposizione gratuitamente dal Comune; può permettersi di esagerare con il riscaldamento e la corrente elettrica perché le bollette sono a carico dei contribuenti e può spendere anche 800 euro al mese di telefono, perché tanto poi chiede il rimborso agli enti pubblici.
Si chiama I.M.A.M, acronimo che sta per Istituto di Musica e Arte del Molise, ed è la storia di un “sogno realizzato” grazie alla munificenza del presidente Iorio e al senso di protezione del Comune frentano verso uno dei suoi “figli” più noti: Gaetano Venditti, insignito del titolo di Cavaliere, presidente dell’Istituto e dell’omonima associazione culturale, nonché consorte della deputata del Pdl Sabrina De Camillis. Il sogno realizzato è infatti il suo, come egli stesso tiene a precisare: «Grazie alla mia passione per la musica ho creato dal nulla e da solo qualcosa di straordinario».

Il tocco divino, tuttavia, non c’entra. C’entrano invece finanziamenti cospicui e incredibili agevolazioni di matrice pubblica: 100mila euro all’anno per tre anni erogati dalla Regione; 600 metri quadrati nel più bel palazzo di Larino concessi gratis dal Comune; la promessa di un finanziamento di quasi 700mila euro per fare un auditorium e una sala di registrazione, che secondo le parole compiaciute dello stesso sindaco di Larino sarebbe in dirittura d’arrivo. E tutto questo nonostante la Imam – o meglio, il suo vulcanico e creativo presidente, che gestisce in solitaria l’Istituto - abbia speso la bellezza di 240mila euro in appena quattro mesi, dilapidando una piccola fortuna per retribuire persone mai assunte e acquistare materiale vario in negozi “amici” piuttosto che, com’è buona prassi quando si maneggia denaro pubblico, scegliendo le offerte economicamente più vantaggiose.

Qualcuno obietterà che sono “peccati veniali” a fronte del nobile servizio che svolge una scuola di musica aperta a tutti i ragazzi, dove seguire corsi artistici senza gravare sulle famiglie, come ci si aspetterebbe da un organismo sponsorizzato dal pubblico. Invece no, perché frequentare la Imam costa esattamente quanto costa una qualsiasi altra scuola privata: la retta richiesta agli iscritti per seguire i corsi di chitarra, batteria o canto ammonta a settanta euro al mese oltre a un’iscrizione annuale di trenta euro. Praticamente come l’Atena di Termoli, o le altre scuola musicali del territorio.
Dunque la domanda non si può eludere: cosa ha di speciale la Imam per meritarsi cospicui finanziamenti pubblici, una sede stratosferica e la promessa di nuove e più corpose sovvenzioni? L’Istituto infatti, carte e cifre alla mano, rappresenta un caso di benevolenza senza precedenti nel panorama culturale molisano. E perciò merita un approfondimento. Che comincia dall’inizio.

Una pioggia di soldi alla scuola che verrà
Sull’elegante sito web dell’Istituto si legge che «nasce nell’anno duemilaotto, il giorno 24 del mese di settembre, nella città di Larino, l’associazione Culturale Molisana denominata I.M.A.M. (acronimo di Istituto di Musica e Arte del Molise). Fondatori dell’idea e del progetto sono Gaetano Venditti e Roberto Di Carlo». Quest’ultimo è l’ex direttore artistico della Stradivari, l’associazione della banda Città di Larino, che col progetto Imam cessa di esistere e confluisce nella nuova e più ambiziosa realtà. «Decisi sostenitori – si legge ancora – sono Guglielmo Giardino Sindaco della città di Larino e l’amministrazione Comunale tutta. Ambasciatori dell’iniziativa sono Angelo Michele Iorio Presidente della Giunta Regionale del Molise e Sabrina De Camillis Deputato del Parlamento Italiano».
Dietro ogni grande sogno, si sa, c’è un grande personaggio. E questa storia non fa eccezione. Gaetano Venditti, per tutti a Larino semplicemente “il Cavaliere”, è appassionato di musica da quando era bambino e «non potevo permettermi nemmeno una batteria giocattolo». Fucina di idee e mente “geniale e creativa”, come lo definisce il sindaco di Larino Giardino che lo ha anche cresimato, ha fatto una carriera brillante in banca: assunto come usciere, è in breve diventato responsabile di filiale e ora si presenta come “bank manager”. La scalata al successo è un affare di famiglia: Venditti ha infatti sposato Sabrina De Camillis, figlia di un ex sindaco di Larino, consigliera regionale passata alla corte di Michele Iorio, deputata della Repubblica per il Pdl. E’ lei, e non a caso, la madrina del sogno di suo marito. Un sogno che viene elaborato sulla carta nell’autunno del 2008, subito dopo un ambizioso accordo di programma denominato “Molise Cultura” che il Governatore Michele Iorio stipula con alcuni Comuni, tra cui Larino, per la «valorizzazione del patrimonio culturale, storico e artistico del Molise attraverso una serie di attività collegate allo sviluppo del territorio». L’amministrazione comunale frentana non esita a sostenere con anima e corpo la geniale idea del Cavaliere e chiede tre tranche da 100mila euro l’una (per gli anni 2008, 2009 e 2010) necessarie «per le attività dell’Associazione Istituto di Musica & Arte del Molise». Denaro che il Governatore Iorio, nel suo accordo di programma, mette in bilancio senza battere ciglio.
Ma Iorio fa anche di più. Nello stesso periodo inventa un secondo Accordo di Programma, il cui obiettivo dichiarato è valorizzare il patrimonio archeologico di Isernia, Pietrabbondante, Sepino e Larino. E in questo secondo accordo stanzia altri 600mila euro « per i lavori di adeguamento della struttura, prossima sede dell’Associazione Cultura “Istituto di Musica e Arte del Molise”, quali insonorizzazione, creazione di sala incisione, eccetera». Cosa c’entra una scuola di musica con i parchi archeologici? Un mistero della fede, che nessuno è ansioso di svelare giacché, quando si tratta di incassare, è buona abitudine tenere la bocca chiusa e non sollevare troppi dubbi. Il Comune di Larino infatti, con l’animo pieno di gratitudine, tace e recepisce la generosità del presidente nelle delibere 171 e 172 del 1° ottobre 2009. E’ fatta, e non sarebbe potuta andare meglio: la Imam non è ancora nata e ha già finanziamenti per 900mila euro, oltre a una sede lussuosa.

I super-regali del Comune
In via Cluenzio, nel cuore del centro storico, c’è uno dei palazzi più belli di Larino. L’ex carcere si estende per mille metri quadrati su tre livelli, splendidamente restaurati. Lo stabile è di proprietà del Comune, che pur avendo una simile sede paga annualmente 25mila euro (non proprio una sciocchezza) per affittare l’ufficio del lavoro e quello della Soprintendenza, che non trovano posto nel Palazzo Ducale. Malgrado la carenza di spazio, il Comune decide di regalare quella invidiabile sede all’associazione di Venditti. Cosa che non va giù a tutti, per la verità. «Ad affittarlo, quel posto, si introietterebbero almeno 80mila euro» commenta l’ingegner Antonio Di Bello, consigliere di minoranza dell’Italia dei Valori che l’ex carcere l’ha restaurato e ne conosce potenzialità e valore. Ma il sindaco Giardino e la sua Giunta, evidentemente, rinunciano volentieri a quella somma pur di non interferire con gli ambiziosi progetti di Gaetano Venditti, motivando la scelta con la decisione di entrare a far parte formalmente del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto. Cosa che inspiegabilmente non è mai avvenuta. Il Comune infatti cede la sede in comodato d’uso gratuito per sei anni, con possibilità di rinnovo, e decide di aderire alla Imam approvando una delibera. Ma, nei fatti, alla delibera non viene dato seguito e tuttora il Comune non figura nel consiglio di amministrazione. Il sindaco minimizza: «la nostra quota era la locazione». E allora perché, ha chiesto la minoranza qualche tempo fa, è stata sottoscritta una delibera che impegna il Comune ad aderire? E perché, se la quota era solo la location e le spese di normale gestione e ordinaria manutenzione sono a carico della Imam (come si legge a chiare lettere nell’articolo 3 del contratto di comodato d’uso), il Comune ha finito per pagare la stratosferica bolletta di luce e gas della Imam? Da gennaio a dicembre 2009 l’associazione ha speso la bellezza di 17mila euro fra metano e corrente elettrica. Denaro che avrebbe dovuto sborsare di tasca propria, detraendolo semmai dal finanziamento regionale di 100mila euro. Ma il sindaco Giardino è accondiscendente: «Le spese le pagheremo noi solo per quest’anno e solo per lo start-up, cioè per fare partire la scuola di formazione musicale, una iniziativa che apprezziamo moltissimo».

Acquisti a ruota libera
Ma anche una iniziativa che non bada a spese: nel palazzo di via Cluenzio gli arredi sono dei migliori e gli strumenti musicali sono stati acquistati senza nessuna gara d’appalto né invito privato alle ditte fornitrici. Divani, poltrone e tavoli sono il risultato del gusto personale del Cavaliere. Scrivanie da 1000 euro l’una in wengè ordinate in un negozio di Bologna si affiancano a più modesti arredi Ikea, per i quali sono stati presentati scontrini disordinati a titolo di richiesta di rimborso. Stessa procedura per gli acquisti di computer, stampanti, fax e fotocopiatrici, per un totale di 23mila euro: una somma che basterebbe a rifornire di attrezzature un laboratorio aereospaziale. La Imam è un progetto ambizioso, e non si guarda al portafogli nemmeno quando si tratta di chiamare un pittore di Isernia per dipingere tre tele con le quali abbellire gli uffici e le aule di musica, oppure quando si sborsano ben settemila euro di insegne, del modello più caro in commercio, con profili in oro.
Allo stesso modo, seguendo cioè l’ “infallibile istinto” del Cavaliere, si acquistano strumenti musicali per importi che sfiorano i 40mila euro. E nemmeno in questo caso figurano inviti alle ditte per confrontare prezzi e convenienza: tutto viene fatto come procederebbe normalmente un privato, che alza la cornetta per chiamare il negoziante di fiducia e ordinare. Ancora una volta è il sindaco a giustificare il comportamento un tantino sui generis: «Il Cavaliere ha avuto prezzi molto buoni: è riuscito ad avere tutta questa roba al minimo». Sarà, ma in assenza di prove e paragoni è impossibile a dirsi.

Uno staff formato famiglia
In ogni caso, comperati arredi e strumenti musicali, la Imam è pronta ad aprire i battenti. Lo staff è costituito da un gruppetto di persone scelte direttamente da Venditti, che come il sindaco non perde occasione di ricordare è persona «brillante e di grandi intuizioni». Intuizioni che difatti lo portano, in qualità di presidente, a circondarsi di una sorta di famiglia allargata, intendendo per famiglia proprio la sua e quella della moglie. Responsabile del dipartimento Formazione Personale è Cinzia Pomponio, fidanzata del fratello di Gaetano Venditti. Addetta alla contabilità è Giulia De Camillis, cugina della deputata inserita nell’Ufficio Politico di Sabrina. L’usciere dell’Istituto è invece tale Michele Franco, cugino del Cavaliere che, come il Cavaliere stesso rimarca, viene pagato poco, «solo 600 euro al mese». In realtà in tutti i contratti di lavoro, che sono a progetto, la voce della retribuzione manca. Al suo posto si legge che «come corrispettivo per l’esecuzione di ogni attività utile o funzionale allo svolgimento della propria attività sarà riconosciuto al collaboratore un compenso complessivo lordo, che verrà pattuito di volta in volta in funzione della prestazione effettuata…»
Non resta che fidarsi di quanto sostenuto da Venditti, che parla di “cifre bassissime” per i collaboratori della Imam scelti da lui stesso e in assenza di qualsiasi concorso, nonostante i cospicui sovvenzionamenti pubblici che imporrebbero una prassi diversa.
Scorrendo la lista, eccone altri: a capo dell’Ufficio Sviluppo e Relazioni Esterne, la cui funzione non è meglio precisata, c’è Maria Grazia Giannotti, una sorta di segretaria unica che a sentire il Cavaliere fa volontariato: «Percepisce 200 euro mensili, non di più». Il direttore artistico è invece Roberto Di Carlo, ex direttore dell’Accademia di Musica Stradivari di Larino che si è fusa nella Imam. «2150 euro al mese a Roberto».
Inferiori gli stipendi (presunti) dell’addetto alla segreteria generale, del responsabile sezione musicale e docente di batteria e percussioni («600 euro») , del maestro di pianoforte e tastiera, diplomato, come peraltro tutti i gli insegnanti della Imam, al Conservatorio Perosi di Campobasso. Altro insegnante che viene pagato dalla Imam («700 euro al mese») è Antonio La Serra, titolare di una edicola con la passione per la chitarra: uno bravo, a detta di tutti, ma autodidatta, in barba a quello che si legge sulla presentazione del sito web, dove invece si parla di “docenti altamente specializzati” e con «diplomi prestigiosi».
Se il sito web presenta una rosa di insegnanti degni della scuola Santa Cecilia, nella realtà i maestri di musica realmente operativi sono pochi e tutti soci dell’associazione, come conferma Venditti: «Pagano la loro quota di iscrizione e ci danno una mano, mica sarà proibito?». Non è proibito, infatti. Magari giusto un tantino inopportuno, visto che un minimo di meritocrazia, essendo pubblico il finanziamento, non guasterebbe.

Professori in Ferrari e feste carissime
L’Istituto di Arte & Musica del Molise viene inaugurato l’8 febbraio del 2009 con una bella cerimonia pubblica coronata da Fabio Concato (il cui cachet per la comparsata è di quattromila e ottocento euro), alla presenza del governatore della regione Michele Iorio, di un bel numero di assessori regionali e comunali, del sindaco Giardino e della Giunta al completo e ovviamente della madrina, Sabrina De Camillis. Che sia una “donna di potere” è il marito ad ammetterlo per primo: «Non nego i vantaggi che derivano dall’essere vicino a Sabrina. Per esempio il fatto di aver incontrato personalmente il ministro alla Cultura Sandro Bondi è stato possibile grazie a lei, che è un veicolo prezioso per accorciare i tempi». E non solo Venditti ha incontrato il ministro Bondi, ma è anche entrato in contatto con tale professor Antonio Corsi, della Segreteria particolare del ministro. Che, il 18 aprile 2008, viene invitato dalla Imam a un tavolo culturale, trasportato in Molise a bordo di una Ferrari con autista che Venditti, per l’occasione, affitta al modico prezzo di 500 euro andata e ritorno. Ma sono quisquilie, evidentemente, a fronte del valore del progetto, che per il sindaco «ha trasformato il centro storico di Larino in un posto vivo e di fermento». Una Festa della Musica durata tre giorni (e costata 17mila euro), alcuni concerti – per i quali i cittadini hanno pagato il biglietto, anche se a costi contenuti – e alcune master class, vale a dire corsi intensivi di specializzazione per gli iscritti della durata di alcune ore: questo il bilancio di un anno di attività della Imam, un bilancio ben al di sotto delle scintillanti aspettative del presidente e delle promesse iniziali. E ottenuto non certo in economia: una fetta sostanziosa del budget annuale è riservata a pagare artisti e compagnie ospiti che hanno rallegrato le feste e gli eventi a Larino: quasi 27mila euro, in aggiunta a 5.400 euro per l’ospitalità presso hotel e ristoranti dei “big” che hanno benedetto il sogno del cavaliere. Dove, come e quando abbiano alloggiato questi musicisti non è dato sapere, dal momento che il consiglio di amministrazione non fornisce una indicazione in merito.

La scuola pubblica pagata dai privati. Il Cavaliere liquida la questione e passa a decantare il progetto: «La Imam è utile a tutti, è un bene collettivo: se arrivano fondi per gli strumenti musicali, significa dare a tutti la possibilità di imparare a suonare». Giusto. Peccato però che frequentare la Imam costi bel settanta euro al mese, secondo le informazioni raccolte in segreteria che non c’è ragione di mettere in dubbio. Venditti fa altri conti: «Costa sessanta al mese, vi hanno dato informazioni errate, ed è un progetto auto-sostenibile: abbiamo tra i 220 e i 230 iscritti, incassiamo 15mila euro al mese che servono per le spese di personale e per pagare gli insegnanti. Cosa c’è di strano?».
Di strano c’è che allora non si capisce perché, se i ragazzi pagano la retta, la Imam debba avere il trattamento privilegiato da parte della Regione e del Comune di Larino. Talmente lampante, la contraddizione, che qualche perplessità comincia a manifestarla perfino il sindaco Giardino, uno dei più accaniti sostenitori dell’idea: «Da quello che so io la Imam incassa 7800 euro al mese, soldi che poi escono pari pari per pagare le collaborazioni con gli insegnanti. Ma io dico che i soldi pubblici devono servire ad abbassare la quota mensile degli iscritti, perché non possiamo chiedere a una famiglia che vuole mandare alla Imam due figli 100 euro al mese, è troppo. E queste cose gliele ho anche dette al Cavaliere»
Gliele ha dette, ma intanto il Comune di Larino ha rinunciato a esercitare qualsiasi funzione di controllo. Poteva – e secondo i consiglieri di minoranza e perfino alcuni assessori ‘doveva’ – entrare nel Consiglio di amministrazione, ma non l’ha fatto. «Lo faremo quando la Imam diventerà una Fondazione. Accadrà tra poco, perché l’iniziativa merita ed è un modello esportabile per la Regione Molise».

In 4 mesi spesi 241mila euro
Un modello esportabile una scuola che, pur chiedendo la retta ai suoi iscritti, è capace di spendere in 4 mesi 241mila euro? Sì, perché la rendicontazione che la Imam presenta a maggio 2009, quattro mesi dopo il taglio del nastro, fa venire la pelle d’oca ai poveri dipendenti comunali chiamati a espletare i doveri burocratici prima di erogare i soldi della Regione Molise. Le entrate sono appena 62.400 euro (risultato delle iscrizioni degli alunni che vogliono imparare la musica, delle quote dei soci e di 4.800 euro generosamente offerti dalla Regione Molise in aggiunta alla tranche annuale da 100mila euro), e pertanto il presidente Venditti chiede il rimborso al Comune per 179mila euro. In pratica la Imam ha speso quasi il doppio di quello che aveva in bilancio, e si tratta di denaro senza copertura. Il “rendiconto finanziario Consuntivo” del Cavalier Venditti elenca voci di spesa degne di un ministero e solleva diversi quesiti. Su tutti, uno: come hanno fatto a spendere così tanto?

Telefonate d’oro, blackberry e benzina
Non si sa, perché quel documento è il più vago che si riesca a immaginare, coerente con l’elegante visione che dei soldi ha il Cavalier Venditti, il quale incalzato dalle domande perde la pazienza: «ma posso sapere a voi cosa vi interessa di come noi spendiamo il denaro?».
Bisognerà che qualcuno gli spieghi che quelli non sono soldi suoi. Un po’ cercano di farlo anche in Comune, dove chiedono le fatture e le ricevute a comprova della somma da rimborsare alla Imam. Che presenta un conto salatissimo: 64.454 euro per pagare il personale (che come abbiamo visto non ha uno straccio di contratto e non è stato assunto con nessun concorso); 32mila euro per il cachet, il vitto e l’alloggio degli artisti (il nome più noto è Concato, che prende 4800 euro. Il resto è una sorta di nebulosa); 34mila e rotti gli strumenti musicali e 23mila euro per le attrezzature informatiche (in entrambi i casi acquisti fatti senza gare), 17mila euro per la Festa della Musica e 12mila per la stagione concertistica del 2009.
Ma quello che fa venire la pelle d’oca all’Ufficio ragioneria del Comune di Larino sono i 12mila euro di “spese varie”, non accompagnati da mezza fattura, i seimila euro di telefono e i 22mila euro impiegati per “affissione e promozione”. Che diavolo significa? Semplice: che l’Associazione ha speso un piccolo capitale per stampare manifesti e brochure oltre che per acquistare spot promozionali su Telemolise e Teleregione, come dimostrano le fatture, e che ha scialacquato circa 500 euro a bimestre per la telefonia fissa, e altri 400 euro per quella mobile. In che modo? Il mistero viene chiarito dal dipendente Imam che gentilmente risponde al telefono, spiegando – involontariamente, certo – che «la dottoressa Pomponio che state cercando non lavora più qui, è andata via e ha anche restituito il Blackberry». Perché, voi della Imam avete il Blackberry? «Certo, tra di noi comunichiamo così».
Non finisce qui, perché nel caos disordinato della pila di fatture e ricevute che, su espressa richiesta della struttura municipale, il presidente Venditti è obbligato a presentare, figurano rimborsi addirittura stravaganti. C’è un viaggio a Milano per 5 persone dal 23 al 29 febbraio 2009, con ricevute di aereo, taxi, hotel e ristoranti non proprio “alla buona”. C’è un soggiorno a Pistoia fatto nel novembre 2008, quando la Imam non era ancora nemmeno operativa. Ci sono fatture di pizzerie e ristoranti di Larino e dintorni insieme a bizzarri scontrini del supermercato con spese fino a 1000 euro per salumi e formaggi. Se pure sono serviti a organizzare qualche rinfresco a coronamento di un concerto (si spera, almeno, giacché l’alternativa sarebbe una “spesa privata”), non c’è scritto e non si desume da nessuna parte. Ci sono scontrini per caffè al bar insieme con fatture per l’acquisto di libri musicali; c’è una super consulenza da 30mila a due persone dello staff Imam per elaborare Statuto e Carta dei sevizi dell’associazione che, come si scopre da un banale controllo su Google, sono copiati pari pari da Internet.
E ancora: nella lista spunta lo scontrino di un negozio di pelletteria per un regalo di compleanno da 105 euro al presidente di un’associazione musicale amico del Cavaliere insieme a fatture che i gestori di benzina hanno inviato alla Imam. Altro piccolo “giallo”, questo: chi ha speso 500 euro al mese di carburante? A cosa è servita la benzina, visto che il conto viene intestato alla Imam? Nessuno lo spiega, e l’associazione si limita a presentare la fattura facendo risultate la spesa come “di servizio”. Però, a sentire il gestore della stazione Agip, la benzina è servita per fare il pieno all’auto del Cavalier Venditti, che si sposta da Larino a Campobasso tutti i giorni per lavoro. Ma il suo lavoro – il bancario – che c’entra con le attività della scuola di musica?

Tanti dubbi e irregolarità….
I dubbi sono troppi, per lasciare insensibile il Comune che ha l’obbligo di “giustificare” le spese sovvenzionate dalla Regione. Difatti il Comune liquida solo una parte dei 179mila euro richiesti, per un importo di 100mila. «Abbiamo erogato la totalità dei centomila euro per la prima tranche – spiega il sindaco Giardino – perché la Imam ha presentato una rendicontazione ritenuta parzialmente inammissibile». Il bizzarro consuntivo dell’associazione in realtà fa storcere il naso a due assessori della Giunta, Clemente Pascarella e Michele Urbano, che difatti escono al momento di approvare il rendiconto. Urbano non si nasconde dietro un dito, e lo ammette: «Ho nutrito da subito forti perplessità sulla rendicontazione, e mi sono chiesto come mai le fatture e le ricevute di pagamento fossero state presentate solo per alcune voci di spesa, solo in un secondo momento e solo dietro sollecito della struttura comunale, che non approvando interamente le spese sostenute ha fatto un ottimo lavoro».
Anche il sindaco, carte alla mano, è costretto ad ammettere che «Sono state fatte proiezioni incaute. Il cavaliere è un tipo frizzante e in quanto a grandi idee non lo batte nessuno, ma deve capire che con i soldi pubblici bisogna stare attenti».

…Eppure “E’ una formula vincente”
Eppure, nonostante sia sotto gli occhi di tutta la città l’incomprensibile indulgenza riservata alla Imam, che ha i bilanci in rosso e molti fornitori a cui ancora saldare il conto, il Comune si è sobbarcato la bolletta da 17mila euro e sembra voler chiudere un occhio sulla disinvoltura nella gestione dei finanziamenti da parte del presidente Venditti come pure sulla mancanza di trasparenza nelle rendicontazioni. Con buona pace delle altre associazioni culturali che non godono di simili trattamenti, e con buona pace di quanti, nella stessa amministrazione di centrodestra, non riescono a trattenersi da una valutazione critica. Tra di loro c’è anche il presidente del Consiglio comunale Demetrio Di Fonzo, che ha un giudizio non proprio esaltante sulla Imam: «Una grande operazione pubblicitaria e nulla di più». La proiezione che fa Di Fonzo non è campata in aria: «Qua in tre anni tra i soldi dell’accordo di programma (300mila euro) e quelli sborsati dal Comune per le spese rischiamo di spendere 500mila euro senza creare nemmeno un posto di lavoro».

Tuttavia nella regione delle mille sorprese l’esperienza della Imam diventa un modello da esportare. Ed è lo stesso Giardino ad annunciarlo, gongolando: «La Imam sta per diventare una Fondazione, e a quel punto noi entreremo nell’organismo come socio. So che proprio sulla base di quello che è stato fatto qui la Regione vuole allargare il ragionamento e investire qualche milione di euro per riproporre la formula in altri comuni. Mi risulta che ci siano stati contatti con Agnone, con Termoli, con Riccia e con Isernia . Dunque siamo molto soddisfatti».
Non è una ipotesi azzardata immaginare che la neonata Fondazione Molise Cultura, diretta dall’ex assessore regionale Sandro Arco, continuerà, con altri mezzi e in altre forme, a finanziare quella scuola di musica che tanto piace al presidente Iorio da averlo convinto, nel giro di poche settimane, ad assegnare all’Istituto tre tranche da 100mila euro e la promessa di altri 800mila euro per adeguare i locali a auditorium e sala di registrazione. Una pioggia di soldi in mano a un’associazione senza alcun controllo, un grande regalo fatto al cavaliere che ha realizzato il suo sogno, che ora diventerà un “modello vincente da esportare nel Molise”.

(Pubblicato il 27/01/2010)

mercoledì 6 gennaio 2010

1982 La Banda dei Topi



Era l'estate di Paolo Rossi e Bearzot. Un culo così non lo dimenticherò mai. Bastava metterla in mezzo e Paolino Rossi ci metteva la fronte, lo stinco, la punta del piede ed era goal. L'Argentina di Videla, insieme alla CIA aveva soppresso una generazione alla ricerca della democrazia e del progresso, in Polonia i finanziamenti del Vaticano e della Nato aiutavano Lech Walesa a mettere in crisi le gerarchie sovietiche, Nelson Mandela era in carcere. La scala mobile in Italia, intanto, veniva pesantemente tagliata. Prove tecniche di globalizzazione.
Ma, oltre al tricolore, in quell'estate esposto su tutti i balconi, c'era tra via Einaudi e Via Trotta, il vessillo della Banda dei Topi piantato nel prato, tra erbacce, buste della munnezza, preservativi, assorbenti, giornali pornografici, bucce d'arancia, funghi bianchi grossi come palloni e calzini caduti per il vento chissà quando.
Delimitava il campo d'azione di ogni essere vivente al di sotto dei dodici anni che abitava nella zona. Il totem era un grosso topo, spesso rinsecchito e maleodorante, infilzato su una sorta di spiedo piantato per terra.
Era il campo di "caccia" di un gruppo di ragazzi che abitava tra quelle palazzine a mattoncini marroni, senz'ascensore. Figli di piccoli artigiani, di stradini dell'Anas e manovali: working class sannita, con pance incredibili e cirrosi epatiche già in atto.
La fionda e la cerbottana: come obiettivo l'abbattimento di passeri e lucertole, topi e qualche volta gatti. I cani no, quelli erano da rispettare. Erano consentite farfalle e blatte gigantesche. Al buio, alcune volte, anche giovani allievi carabinieri, che neri come corvacci nelle loro divise, a passo svelto, scendevano verso il centro per chiudersi nel cinema Modernissimo o per gustare il gelato in villa e tentare la fortuna con i "cannoncini" di Don Vittorio.
La Banda d'estate era pronta ad affrontare qualsiasi battaglia. Avevano amici in comune con quelli di San Giovannello. Avevano sentito, però, durante le discese domenicali in centro città, parlar bene anche di quelli di Via Tiberio. Durante la settimana provavano armi nuove. Il fuoco sempre acceso per fondere il piombo di grossi tubi rubati in qualche cantiere della zona ed usato come proiettile. Era difficile procurarsi pietre sferiche e le biglie di vetro costavano troppo e servivano, comunque, per giocare. Il piombo fondeva nel cucchiaio rubato in casa, legato stretto con il fil di ferro ad una vecchia mazza di scopa annerita, poi passava per una latta bucherellata ed il gioco era fatto: tanti piccoli pallini di piombo a costo zero.
Ingegnosi così solo i bambini dei quartieri popolari sanno essere.
Ma il momento più affascinante, comunque, era la mattina del Capodanno con i suoi botti. Raccoglievano infatti tutti i botti inesplosi: bisognava essere fortunati perché in genere passava lo spazzino e metteva tutto da parte. Bisognava sperare infatti che si fosse mortalmente ubriacato di vino rosso la sera prima. Solo dopo aver fatto piazza pulita di tutto quel ben di dio, un grosso falò accoglieva petardi di tutti tipi provenienti da venti palazzine almeno.
Si eccitavano e ridevano, guardando da lontano, ben nascosti. Esplodevano gli spari ed i botti di quell'arsenale, con i pompieri che accorrevano e le bestemmie urlate dalle finestre dei palazzi.
Oggi in Argentina c'è una nuova generazione che prova a rialzare la testa e che non chiede altro che lavorare ed essere pagata. I polacchi fanno ormai il bagno a Termoli e, in Italia, Berlusconi, Violante e Fini si sono divertiti a sovvertire la storia della Repubblica.
Francesco lavora come panettiere in un supermercato. Massimiliano prova a vendere macchine usate in una concessionaria. Michele viene e va dalla comunità, Giovanni ha aperto un negozietto in franchising, Mario se ne è andato con una siringa dentro un braccio. Antonio fa il poliziotto, come suo padre e suo fratello, a Santa Maria Capua Vetere, credo. Questa è stata la gloriosa storia della Banda dei Topi.

Tratto da "Dio c'è, no ce fa" Raccolta di racconti inediti di Maurizio Oriunno