martedì 31 luglio 2007

E' MORTO GIOVANNI PESCE, IL GAPPISTA VISONE


di Wladimiro Settimelli
da L'Unità on line

Come per tutti i ragazzini, le grandi imprese, il coraggio, la determinazione, l'impugnare una pistola in pieno giorno e andare all'attacco, richiedevano sempre un uomo grande e grosso, un eroe alto e massaccio, senza paura e pronto a scattare al minimo pericolo. Invece, Giovanni Pesce, medaglia d'oro della Resistenza, comandante dei Gap - i gruppi patriottici che attaccavano i nazisti e i repubblichini tra la gente, per strada, sul tram o in treno - era piccolino, tranquillo, silenzioso. Insomma, non parlava mai più del necessario e quando lo faceva erano parole senza ostentazione, protervia o sciocche vanterie. Quando lo aveva visto la prima volta, da ragazzo appunto, ero quasi rimasto deluso. Poi, con il trascorrere degli anni, avevo capito e, in più di una occasione mi ero fermato a chiacchierare con lui a lungo, nella speranza di capirne fino in fondo la mente, il cuore, le scelte, la paura e la tragedia: quella di dovere sparare a qualcuno, per strada, senza battere ciglio.

L'altra notte Giovanni Pesce, nome di battaglia «Visone», è morto a casa sua, a Milano, assistito dalla moglie Onorina, nome di battaglia «Sandra», la cara staffetta che, nel 1943, era l'unica a poterlo avvicinare per consegnare gli ultimi ordini del Comitato di Liberazione nazionale e della direzione del Pci. Già, perché il più famoso gappista d'Italia era comunista e veniva da una famiglia antifascista abituata al lavoro e alla sofferenza.

La biografia di Giovanni ha dell'incredibile. Quando lui raccontava di quella sua vita complicata e diversa dal solito, potevi stare ore ad ascoltarlo. Era nato nel 1918 a Visone D'Acqui, in provincia di Alessandria. Il padre, presto, molto presto, era stato costretto ad andarsene da casa e ad emigrare in Francia con tutta la famiglia. I fascisti non davano tregua. Erano finiti in un paesetto con le miniere e Giovanni, nella piccola vineria aperta dal padre, trascorreva ore e ore con «musi neri». A volte, qualcuno finiva lo stipendio cercando di soffocare nel bere la miseria e la nostalgia. Ecco Pesce, ascoltava sempre quei minatori e da loro imparava e capiva. Poi, anche lui, a quattordici anni, era finito giù nelle gallerie per quattro soldi.

Il giorno che l'Italia fascista aveva attaccato la Francia ormai messa alle corde dai nazisti, lo avevano trasferito in un campo di prigionia. Poi il rientro, da solo, a Visone. Una spiata lo aveva fatto finire in carcere e poi al confino di Ventotene , dove aveva conosciuto Pertini, Terracini e tanti, tanti altri compagni.

Nel 1943, con il crollo del fascismo, «Visone» era tornato di nuovo a casa. Poi, il partito lo aveva mobilitato per fondare i Gap a Torino. Ma il lavoro più duro e difficile lo avrebbe, più tardi, affrontato a Milano. Era stato inviato in Lombardia per occuparsi delle grandi fabbriche perché fascisti e nazisti terrorizzavano gli operai. Centinaia di loro venivano, tra l'altro, trasferiti nei campi di sterminio. E guai a protestare o scioperare. C'erano, tra gli addetti alle macchine di alcune grandi industrie, capi e capetti che facevano la spia. O personaggi che, per una manciata di soldi e qualche chilo di sale (che Italia terribile e piena di odio e di terrore in quel '43, '44 e '45) erano disposti a vendere chiunque. C'era bisogna, dunque, di una azione forte che facesse sentire agli operai che la Resistenza pensava a loro e alla loro protezione. Giovanni Pesce, dal nulla, aveva imparato a sparare, Non solo: portava sempre addosso due pistole, non una sola. Ed era diventato uno che non sbagliava mai un colpo. Viveva isolato in un microscopico appartamento e usciva soltanto per l'attacco improvviso e per incontrare altri due o tre compagni dei Gap. Ma quando entrava in azione era sempre solo: non si fidava di nessuno.

In uno dei tanti incontri, gli avevo chiesto: «Ma non avevi paura?», e lui: «Eccome». Poi aveva ancora spiegato: «Una volta ho detto ai compagni che quel comandante dei repubblichini addetto agli arresti nelle fabbriche, non era arrivato in ufficio. Invece c'era. Ma io ero stato colto dal tremito e dal panico e non avevo fatto nulla. La volta successiva, dopo alcune esitazioni, era partito deciso ad assolvere all'incarico. Ero entrato nel bar dove il comandante stava facendo colazione. Mi ero avvicinato e avevo spianato la pistola. Per un attimo ci eravamo guardati negli occhi. Un attimo che non finiva più. Avevo letto in quello sguardo la sua paura, il suo terrore. Poi avevo visto che stava mettendo la mano alla pistola. Allora avevo fatto fuoco tre o quattro volte. Subito dopo ero uscito e saltato sulla mia bicicletta. Dovevo giustiziare quel comandante. Sapevo dei nostri compagni e di tanti innocenti, torturati, impiccati, fucilati».

Quante volte hai sparato avevo chiesto a Giovanni. E lui aveva risposto: «Molte, molte volte. Non le ho mai contate». Poi ancora aveva aggiunto: «Sai che nel dopoguerra, su un tram a Milano, ho incrociato gli occhi con la moglie e figli di un famoso spione che avevo liquidato. Ci siamo sfioranti e ognuno e andato per conto proprio. Credimi è stata dura. Ammazzare, anche se in guerra e nella battaglia più grande per la libertà, non è facile. Ogni volta mi si stringeva il cuore».

Nella motivazione della medaglia d'oro, si ricorda che «Visone» era stato, insieme a un compagno dei Gap gravemente ferito, inseguito dai nazisti. Lui aveva preso sulle spalle quel ferito e, sparando come un pazzo, si era dileguato. Pochi giorni dopo, con altri, aveva assalto «Radio Torino» ed era riuscito a distruggere parte degli impianti, nonostante la presenza di una decina di nazisti e un gruppetto di repubblichini. Imprese incredibili e straordinarie.

Nel 1945, a Milano, nei giorni della Liberazione, era stato affrontato da un gruppo di ragazzini con il fazzoletto rosso al collo che avevano gridato: «Comodo aspettare che i partigiani ti liberino. Comunque, puoi uscire dalla cantina dove ti eri rintanato come un topo». Lui non aveva risposto, ma aveva sorriso appena, appena per poi girare oltre l'angolo.

Caro «Visone», la tua parte per tutti e per la nostra Italia, l'hai fatta. Un abbraccio.

mercoledì 25 luglio 2007

QUALCHE IPOTESI SUL PERCHE' ANCHE NEL MOLISE LA GIUSTIZIA NON FUNZIONA


Procure che non funzionano...leggiamo i perchè....

Giustizia profumo d’intesa
di Marco Travaglio


Grandi notizie dal fronte della giustizia. In un mese di vita, fra una sparata sulle frecce tricolori e una sulle stanze del buco, il “nuovo” governo è riuscito a non bloccare l’entrata in vigore della legge Castelli sull’ordinamento giudiziario, che da lunedì farà i primi danni. Le vittime, guardacaso, sono i giornalisti e i magistrati, le due categorie più invise a lorsignori.
I due poteri di controllo che dovrebbero vigilare sulla politica e sui quali invece la politica pretende di vigilare. La prima porcata che entra in funzione è il decreto Castelli n. 106, che espropria i sostituti procuratori e gli aggiunti dell’azione penale, ora riservata in esclusiva ai procuratori capi: se prima, per controllare le Procure, bisognava mettere il guinzaglio a 1500 pm, ora basterà addomesticare una trentina di magistrati.
I vertici delle Procure avranno di nuovo, come negli anni d’oro dei porti delle nebbie, potere di vita e di morte sulle indagini, sulle richieste di cattura, e financo sui rapporti con la stampa. Basterà che in una Procura il capo sia un insabbiatore, e nessuno dei sostituti potrà più fare nulla. Né potranno saperlo i cittadini, perché i pm dovranno evitare qualunque contatti con i giornalisti, categoria notoriamente infettiva. E non solo i pm non potranno più dir nulla sulle indagini, ma dovranno pure astenersi da qualunque “attività di centri politici” che inficino “anche l’apparenza” d’imparzialità. Vietare attività di partito, che peraltro nessun magistrato fa, è giusto. Ma l’accenno alla “politica” tout court è un abominio. Tutto è “politico”. Un magistrato che esprime un parere tecnico su una legge in materia di giustizia, come un chirurgo che commenta una legge sulla chirurgia, fa “politica”, esercitando un suo diritto,e spesso un suo dovere costituzionale.
Ora non potrà più farlo, nemmeno per difendere la Costituzione a cui ha giurato fedeltà dalle mire di una classe politica che non la sopporta. E, se lo farà, finirà sotto procedimento disciplinare: Armando Spataro ha annunciato obiezione di coscienza, il che gli fa onore. Se lo facessero tutti i magistrati, sarebbe una grande conquista: 9 mila procedimenti disciplinari contro altrettanti difensori della Costituzione che il Parlamento tenta di manomettere da almeno dieci anni. Uno spettacolo impagabile.
Ma le buone notizie non sono finite. Il neosenatore ulivesco Antonio Polito annuncia con giustificato orgoglio di aver raccolto 40 firme fra tutti i partiti, eccetto la Lega Nord e Italia dei Valori, in calce alla proposta di legge per una commissione parlamentare d’inchiesta sulle intercettazioni telefoniche, che tanti dolori han dato in questi anni a mafiosi, narcotrafficanti, terroristi, ma soprattutto a Fiorani, Ricucci, Consorte, Gnutti, Fazio, Moggi, Carraro e altri furbetti del quartierino e del palloncino. Il presidente della commissione Giustizia Cesare Salvi, piuttosto taciturno sull’entrata in vigore della Castelli, si è ridestato d’improvviso per firmare la legge Polito che, annuncia, sarà discussa “subito dopo il referendum”.
Priorità assoluta: il modo migliore per iniziare la legislatura col piede giusto, per l’entusiasmo degli elettori (già su di giri per l’avvio di promettenti trattative fra Mastella e il duo Pecorella-Ghedini). Se l’avesse proposta Berlusconi, nessuno a sinistra l’avrebbe firmata. Invece l’ha proposta Polito, dunque firmano tutti. E’ così che funziona il “dialogo”: uno di sinistra ricopia a una a una le poche leggi-vergogna rimaste nel cassetto di Bellachioma e cerca i consensi nel proprio campo. A quel punto il più è fatto: il Polo ci sta, visto che è tutta roba sua. Non è meraviglioso?
Scorrendo l’elenco dei firmatari, al fianco di Angius (Ds), Treu, Mancino, Bianco e Binetti (Dl), Malabarba (Prc), Cutrufo (Dc) e Cossiga, si scorgono due nomi prestigiosi: Marcello Dell’Utri e Luigi Grillo. La qual cosa ha molto impressionato il Polito Margherito, tutto emozionato all’idea che i due noti giureconsulti apprezzino la sua trovata. Il fatto che siano l’uno sotto processo e l’altro sott’inchiesta anche in base a intercettazioni che li immortalano rispettivamente a colloquio con noti mafiosi e noti furbetti, non incrina minimamente la fregola politesca. Sventuratamente non ha potuto aderire Totò Cuffaro, anche lui vittima delle microspie, ma impegnato in Tribunale. Firmerebbe anche Ricucci, ma solo a patto che la commissione facesse luce su un altro malcostume giudiziario: quello di perquisire controsoffitti e sofà. Enzo Bianco, per nulla insospettito dalla compagnia, osserva: “Le intercettazioni sono una vera emergenza nazionale,e per le firme non si può chiedere il certificato di vaccinazione”. Sante parole. L’emergenza non sono i reati scoperti dalle intercettazioni: sono le intercettazioni. Prossimamente su questi schermi, una legge per debellare l’influenza abrogando i termometri.

giovedì 19 luglio 2007

CHIAPAS: NUOVA SCALATA REPRESSIVA A OAXACA



Claudio Albertani, lunedì 16 luglio.

La città di Oaxaca è di nuovo scenario di fatti di sangue. Verso le 11
del mattino, in occasione della festa popolare conosciuta come «La
Guelaguetza», elementi di varie corporazioni repressive (Ejército
Mexicano; Policía Federal Preventiva, PFP; Agencia Federal de
Investigaciones, AFI; Policía Preventiva, Policía Bancaria e
Industrial, Policía Municipal) hanno attaccato con gas lacrimogeni ed
armi da fuoco una manifestazione pacifica della Asamblea Popular de los
Pueblos de Oaxaca (APPO) e della Sezione XXII del Sindicato Nacional de
Trabajadores de la Educación.
I manifestanti si dirigevano al Cerro del Fortín, situato nella parte nord-est della città, a circa due chilometri dal centro, per occupare il teatro all'aperto Auditorio Guelaguetza, sede tradizionale de la festa popolare. Il corteo è
partito dallo zócalo (piazza principale) e la repressione si è scatenata all'altezza della via Crespo.
Poco dopo, i manifestanti hanno incendiati alcuni autobus per usarli come barricate. Le forze dell'ordine con l'ausilio di agenti in civile hanno colpito brutalmente
i manifestanti ed anche passanti innocenti, esattamente come il 25 novembre dell'anno scorso. La novità questa volta è l'aperta partecipazione di soldati in uniforme, il che potrebbe indicare una nuova ed inquietante tappa della scalata repressiva che vive il Messico.
Il fatto che la brutale repressione sia stata diretta dal Segretario di Protección Ciudadana, Sergio Segreste Rios, il quale, nell'amministrazione anteriore fungeva di direttore dell'ufficio Diritti Umani, la dice lunga sulla realtà di Oaxaca.
In serata vigeva in città uno stato d'assedio non dichiarato, mentre le forze di polizia continuavano a pattugliare la città in cerca di persone da arrestare.
Verso le 22, il governo locale riconosceva 40 arrestati. Vi erano inoltre 15 poliziotti e quattro civili lesionati. Tuttavia, secondo il sito «Oaxaca en pie de lucha» (http://oaxacaenpiedelucha.blogspot.com/2007/07/represion-en-oaxaca_16.html), si riportava per lo meno un morto, un desaparecido, 50 feriti e 60 arrestati.
Le cifre non sono confermate, ma è da temere che la situazione peggiori nel corso della nottata.

CONVOCAZIONE DELL'EZLN ALL'INCONTRO CON I POPOLI DEL MONDO IL 20-28 LUGLIO 2007



II INCONTRO DEI POPOLI ZAPATISTI CON I POPOLI DEL MONDO

Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.
Commissione Sexta e Comissione Intergalattica dell’Ezln.
Messico
Giugno 2007

Al Popolo del Messico:
Ai Popoli del Mondo:
A le/gli aderenti alla Sesta Internazionale:
A le/gli aderenti alla Sesta Dichiarazione:

Compagne e Compagni:
Fratelli e Sorelle:

Come annunciato in occasione del primo incontro dei popoli zapatisti con i popoli del mondo, svoltosi a gennaio di questo anno, nel prossimo mese di luglio si terrà il secondo incontro. L'obiettivo è che le persone, gruppi, collettivi ed organizzazioni che lottano contro il neoliberismo, in Messico ed in tutto il mondo, conoscano direttamente dalla parola delle basi di appoggio dell'ezln, il processo di costruzione di autonomia nelle comunità indigene zapatiste del Chiapas. Per questo l'Ezln, attraverso la sua commissione intergalattica e la sua commissione sesta, convoca al …Secondo incontro dei popoli zapatisti con i popoli del mondo.
Che si svolgerà in territorio zapatista dal giorno 20 al 28 luglio dell’anno 2007, con le seguenti caratteristiche:
Primo.- in considerazione delle difficoltà che la stagione delle piogge provoca in quei giorni nello stato del Chiapas, le sedi dell'incontro non saranno i 5 caracoles, come era stato precedentemente comunicato, ma in 3 di essi (Oventik, Morelia e La Realidad), nei seguenti giorni:
Venerdì 20 luglio: caracol di Oventik, zona altos del Chiapas. Benvenuto ed inaugurazione.
Sabato 21 luglio: caracol di Oventik, zona Altos del Chiapas. Sessioni plenarie con esposizione delle basi di appoggio zapatiste dei municipi autonomi degli Altos del Chiapas e sessioni di domande, osservazioni e proposte da parte dei partecipanti.
Domenica 22 luglio: trasferimento al caracol di Morelia, zona tzotz choj. Benvenuto.
Lunedì, martedì e mercoledì 23, 24 e 25 luglio: caracol di Morelia, zona tzotz choj. Sessioni plenarie con esposizione delle basi di appoggio zapaiste dei municipi autonomi delle zone tzotz choj (caracol di Morelia), nord del Chiapas (caracol di Roberto Barrios) e Selva Tzeltal (caracol di La Garrucha), e sessioni di domande, osservazioni e proposte da parte dei partecipanti.
Giovedì 26 luglio: trasferimento al caracol di La Realidad, zona selva fronteriza. Benvenuto.
Venerdì 27 luglio: caracol di La Realidad, zona selva fronteriza. Sessioni plenarie con esposizione delle basi di appoggio zapatiste dei municipi autonomi della zona selva fronteriza, e sessioni di domande, osservazioni e proposte da parte dei partecipanti.
Sabato 28 luglio: caracol di La Realidad, zona selva fronteriza. Sessione plenaria e chiusura.

Domenica 29 luglio: ritorno.

Secondo. – i temi delle sessioni plenarie sono:
SALUTE. - Esposizione a cura dei Promotori di Salute delle comunità zapatiste.
EDUCAZIONE. - Esposizione a cura dei Promotori di Educazione.
ORGANIZZAZIONE DELLE COMUNITÀ. – Esposizione a cura dei commissari ed agenti municipali.
LAVORO COLLETTIVO. – Esposizione a cura dei collettivi e direttivi a livello locale, regionale, municipale della zona.
LA LOTTA DELLA DONNA. –Esposizione a cura delle donne basi di appoggio sulle forme di organizzazione, ai diversi livelli, come donne.
AUTONOMIA. – Esposizione a cura delle autorità autonome sulle lotte e problemi negli ambiti del lavoro, salute, educazione, commercio, registro civile, giustizia, progetti, ecc.
BUON GOVERNO. – Esposizione a cura dei membri delle Giunte di Buon Governo sulla loro funzione nella costruzione dell’autonomia.
BILANCIO DEL PROCESSO DI COSTRUZIONE DELL’AUTONOMIA. – Esposizione a cura della direzione politico-organizzativa dell’EZLN (CCRI) sui progressi e problemi nei 13 anni di vita dei municipi autonomi ribelli zapatisti (MAREZ) e 4 anni delle Giunte di Buon Governo (JBG).
Terzo. - il metodo di lavoro nelle sessioni plenarie sarà: esposizione del tema e poi sessione di osservazioni, domande e risposte.
Quarto. - in questo secondo incontro l'Ezln avrà come ospiti speciali le compagne ed i compagni del movimento dei sim terra del brasile, del movimento contadino della corea, del movimento contadino del Madagascar, del movimento contadino degli Stati Uniti, ed altri compagni dell'organizzazione "vía campesina" in Europa, Asia, Africa ed America. Considerato ciò, si darà particolare spazio alla partecipazione di questi compagni.
Quinto. - iscrizioni ed accrediti, via internet, a partire dal 2 luglio 2007 alle seguenti pagine e indirizzi elettronici:

pagine web: www.zeztainternazional.org e enlacezapatista.ezln.org.mx
indirizzo di posta elettronica: encuentrojulio@ezln.org.mx

Gli accrediti saranno consegnati a partire da lunedì 16 luglio 2007 a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, presso:
Oficina de Enlace Zapatista: Avenida Ignacio Allende 22-a, Barrio de San Antonio, San Cristóbal de Las Casas, Chiapas. Telefono: (0052) 967 6781013

Inoltre, nei caracoles dove si svolgeranno le plenarie, ci si potrà iscrivere ed accreditarsi.
Sesto. – si raccomanda alle/ai partecipanti di portarsi il necessario per il pernottamento. Nei caracoles ci saranno luoghi di ristoro economici, ma è possibile portarsi il proprio cibo.

Invitiamo le persone oneste, nobili e coerenti del Messico e del mondo a partecipare.
Dalle montagne del Sudest Messicano.
Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Subcomandante Insurgente Marcos.
Commissione Sesta.

Tenente Colonello Insurgente Moisés.
Commissione Intergalattica

Messico, Giugno 2007


(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

sabato 7 luglio 2007

RIFIUTI, OPERAZIONE CHERNOBYL. SEQUESTRATI 4 DEPURATORI



di Giuseppe Ardagna
pubblicato su Idv quotidiano
del 5 Luglio


La Camera ha dato il via libera definitivo al disegno di legge di conversione del decreto sull'emergenza rifiuti in Campania con 266 si e 225 no. Dopo il voto al Senato, il provvedimento diventa quindi legge dello Stato. Tra i punti salienti del decreto gli ampi poteri attribuiti al commissario delegato Guido Bertolaso e la nomina dei presidenti delle Province a subcommissari.
Una previsione che va collegata a quella secondo la quale il presidente del Consiglio, su proposta del commissario, revoca lo stato di emergenza anche limitatamente a singoli ambiti provinciali in possesso di sufficiente dotazione impiantistica. Tra le altre novità, il provvedimento contempla la presentazione di un piano per il ciclo integrato dei rifiuti, in alternativa a un piano industriale, così come era stato formulato in precedenza nel decreto da varare entro 90 giorni d'intesa con il ministero dell'Ambiente. Verrà potenziata anche la raccolta differenziata attraverso il sistema di raccolta a domicilio. Mentre il commissario Bertolaso avrà la possibilità di utilizzare cave dismesse o abbandonate e discariche per poter gestire l'emergenza. La discarica di Terzigno, infine, verrà utilizzata solo per il conferimento del fos di qualità, mentre l'utilizzo di Serre viene limitato fino alla realizzazione di un nuovo sito idoneo per lo smaltimento (individuato dal presidente della provincia di Salerno). I comuni campani dovranno infine assicurare che, a partire dal 2008 e per cinque anni, siano applicate tariffe che garantiscano la copertura integrale dei costi del servizio di gestione della spazzatura per Tarsu e Tia (Tariffa di igiene ambientale) pena lo scioglimento dei consigli comunali.

E’ il nord a produrre più rifiuti

Da Nord a Sud è una continua scoperta di sversatoi illegali che non risparmiano alcuna regione della penisola. L'ultimo rapporto Apat, Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici, rivela che dei 32 milioni di tonnellate di scarti urbani prodotti in Italia nel 2005, il 45 per cento proviene dalle regioni del Nord, il 32 per cento dal Sud e il restante 22 per cento dalle regioni centrali. Per quanto riguarda il problema dello smaltimento, invece, i dati si ribaltano e a livello di costi il primato sembra andare al centro-sud. In Campania infatti si registra la spesa media annua più elevata d'Italia con 264 euro. A Caserta, la spesa annua per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani sfiora i 400 euro, (393 per la precisione), il quadruplo rispetto alla città meno cara d'Italia, Reggio Calabria, con 95 euro. La città più cara del Centro-Nord è invece Livorno con una spesa di 321 euro. A dimostrazione di una marcata differenza tra aree geografiche del Paese, al primato della Campania si contrappone la spesa più bassa d'Italia, quella del Molise con 118 euro. Differenza che trova conferma anche all'interno di una stessa regione. In Sicilia, a Enna, la Tarsu (tassa smaltimento dei rifiuti solidi urbani) arriva a costare 348 euro (190 euro in più rispetto a quanto si paga a Ragusa, 158 euro). Lo stesso vale per la Lombardia, dove la Tarsu pagata a Milano (262 euro) supera di 138 euro quella pagata a Cremona (124 euro) o nel Lazio, dove il servizio a Latina costa 292 euro, 153 euro in più rispetto a quanto si paga a Viterbo (139 euro).

L’operazione “Chernobyl”

Il ministro Alfonso Pecoraro Scanio, ha espresso soddisfazione per l'operazione “Chernobyl” condotta dai carabinieri per la Tutela dell'Ambiente tra Campania e Puglia e che ha portato, nella giornata di ieri, a 38 decreti di fermo per illecito traffico di rifiuti speciali e pericolosi, disastro ambientale, truffa aggravata e frode.
L'operazione ha portato anche al sequestro (ma con facoltà d'uso) di quattro depuratori in diverse zone della regione: a Licola, Orta di Atella, Marcianise e Mercato San Severino. Il bilancio è stato completato dalla confisca di alcune aziende, di terreni contaminati e di 37 autoarticolati utilizzati per lo smaltimento illegale.
L'attività principale contestata agli indagati (con accuse di associazione per delinquere, traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi, disastro ambientale, truffa, frode nelle forniture) è di aver smaltito fanghi prodotti dagli impianti di depurazione e dal trattamento di acque biologiche industriali, in terreni e corsi d'acqua oppure attraverso l'interramento in siti non idonei.
Quattro le aziende coinvolte nell'inchiesta coordinata dal pm Donato Ceglie: la “So.Ri.Eco srl” di Castel Nuovo di Conza (Salerno), la “Fra.Ma Sas” di Ceppaloni (Benevento), la “Agizza srl” di Napoli, e “Naturambiente” di Castelvolturno (Caserta). Curioso constatare che i documenti concernenti le autorizzazioni concesse alla ditta di Ceppaloni portano la firma dell’avvocato Mario Lupacchini, coordinatore e dirigente del settore ecologia e tutela dell’ambiente per la regione Campania. Il nome di Lupacchini è già in passato balzato agli onori delle cronache in quanto coinvolto nel disastroso incendio della “Irm” di Manocalzati: un disastro ambientale in cui bruciarono tonnellate di rifiuti.
“Naturambiente” di Castelvolturno, invece, è nata il 3 novembre 1994. Al 30 luglio 1999 i soci erano Giuseppe e Giustino Ucciero (capitale sociale 20 milioni di lire diviso in parti uguali). Poi, dal 14 luglio 2000 inizia una vorticosa serie di cessioni: parte delle quote vengono cedute ai fratelli Francesco e Immacolata Gallo come persone fisiche, che poi le cedono a loro volta a Holding Investimenti. Gli Ucciero, invece, cedono le quote a Paolo e Giuseppe Capece i quali poi le rivendono alle persone fisiche Luigi e Giustino Ucciero.
A fine 2002 le quote vengono riacquistate da Paolo e Giuseppe Capece per tornare infine definitivamente nelle mani degli Ucciero attraverso la Holding Share. Nel 2001 questa società risultava avere solo quattro dipendenti, tutti assunti per nove mesi, e un capitale sociale di appena venti milioni di lire mentre, secondo i bilanci, al 31 dicembre 2001 aveva debiti per quasi un miliardo e mezzo di lire. Eppure la società campana, il 30 settembre 2002, chiede di poter locare il complesso al fine di svolgervi “attività di carattere ambientale”. Una richiesta accolta in tempi rapidi. Con la citata delibera del 24 gennaio 2003 il capannone viene concesso in locazione per nove anni (rinnovabili) “per uso industriale a scopo ambientale alla società Naturambiente s.r.l. Gestione e Servizi Ecologici con sede in Castel Volturno o sua costituenda società”.
In questo capannone, nonostante servissero pareri e autorizzazioni che ancora non c’erano, fu prevista una attività di stoccaggio rifiuti. Ma, successivamente, una parte di questo stabile e dei terreni, al termine di un contenzioso ancora non del tutto chiaro e in seguito ad un lodo arbitrale che ha fatto molto discutere, venne ceduta dal Comune ad un'azienda di Venafro, la Ecotop, servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, a saldo di un debito di circa due miliardi di vecchie lire. Naturambiente gestiva un impianto di compostaggio a depressione, in località “Tre Pizzi” di Castelvolturno, che il subcommissario Giulio Facchi e Antonio Bassolino, decisero di requisire in parte, per conferire la bellezza di 700 tonnellate al giorno di rifiuti solidi urbani, al prezzo niente male di 2,50 euro al quintale. Altra questione di non secondaria importanza: Naturambiente si occupava anche di concimi e fertilizzanti (e a questo punto sarebbe meglio non chiedersene la composizione).