venerdì 28 settembre 2007

DEATH COUNTER - 78 MORTI DALL'INIZIO DEL 2007

Agguato nel Napoletano
La camorra torna a uccidere


NAPOLI - Vincenzo Abate, di 46 anni, è stato ucciso con tre colpi di pistola a Ercolano, nell'area vesuviana. La vittima, probabilmente affiliato al clan Birra, si trovava a bordo del ciclomotore quando è stato assalito dai killer che lo hanno ucciso sul colpo proprio di fronte alla basilica di Pugliano.
Da anni il clan Birra-Iacomino è contrapposto al sodalizio criminale degli Ascione-Montella per il controllo di Ercolano. La guerra tra clan conta già 19 omicidi. Nel giugno scorso, un blitz dei carabinieri portò in carcere 53 indiziati dei due gruppi malavitosi per associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, spaccio di droga e usura, reati commessi nel 2003.
Secondo gli investigatori, la criminalità organizzata si serviva di una radio per scambiarsi messaggi con i detenuti. Dalle indagini sulla faida tra i due gruppi criminali, è emerso che Radio Nuova Ercolano diffondeva tra dediche e musica partenopea, comunicati in codice ai detenuti di Poggioreale.

www.repubblica.it
(28 settembre 2007)

martedì 25 settembre 2007

DEATH COUNTER - 77 MORTI DALL'INIZIO DEL 2007

Napoli, sicari sparano in un bar
un morto e feriti due incensurati


Il bar dell'agguato
NAPOLI - Un uomo è stato ucciso e due persone sono rimaste ferite in un agguato a Napoli. Salvatore Ferrara, 22 anni, con precedenti di polizia, è morto, mentre i due feriti sono incensurati. E' successo all'interno del bar Mery in via delle Dolomiti, nel rione Berlingeri di Secondigliano. L'intervento della polizia è stato ostacolato da un gruppo di familiari e amici della vittima.

Secondo le prime informazioni, due sicari vestiti di nero sono entrati nel locale e hanno sparato diversi colpi di pistola. Ferrara è morto sul colpo. Luigi De Lucia - parente di Ugo De Lucia, esponente di spicco del clan Di Lauro implicato nella morte di Gelsomina Verde, la 22enne seviziata e uccisa nella "faida di Secondigliano" - è stato raggiunto al polmone da una pallottola ed è ricoverato all'ospedale San Giovanni Bosco. Il titolare del bar, Antonio Caldieri, è stato ferito lievemente a un piede. I killer sarebbero poi fuggiti a bordo di una moto.

Con l'omicidio di Salvatore Ferrara sale a 76 (77, secondo il mio death counter ndr)il numero delle persone uccise nel Napoletano dall'inizio del 2007, cinque nel solo mese di settembre. Sessantadue degli omicidi sono maturati in ambienti camorristici.

lunedì 24 settembre 2007

DEATH COUNTER - 76 MORTI DALL'INIZIO DEL 2007

Agguato mortale nel Napoletano
Killer in scooter freddano pregiudicato
Un uomo è stato ucciso e un altro è rimasto ferito in un agguato a Mugnano, in provincia di Napoli. I killer a bordo di uno scooter hanno colpito con diversi colpi di pistola, uccidendolo, Mario Iavarone, 62 anni, pregiudicato di Crispano. Il ferito si chiama Stefano Palermo e ha 34 anni. Sul posto sono giunti i carabinieri.

Iavarone, residente a Napoli in via Marco Aurelio, si era recato a Mugnano per far visita a sua figlia. Di Napoli anche il ferito ora ricoverato all'ospedale "San Giuliano" di Giugliano. Le sue condizioni non destano preoccupazioni.

24.09.2007
TGcom.it

martedì 18 settembre 2007

RITORNO A CASA



La sfida del padre del boss: va verso il palco, la polizia lo blocca. Blitz delle Iene, al ritorno seguite da un’auto scura
IL MATTINO
DALL’INVIATO ROSARIA CAPACCHIONE
Casal di Principe. La piazza del mercato inizia a riempirsi che le 9 sono passate da poco. In prima fila le tre sedie riservate alle vittime della mafia e le altre due, quelle che l’assessore Gabriele ha provocatoriamente destinato ai boss latitanti, Antonio Iovine e Michele Zagaria. Da Napoli, Aversa e Marcianise arrivano gli studenti, gli striscioni dei sindacati fanno da sfondo, le autorità si accomodano un po’ per volta, fino a riempire il golfo mistico, la platea che la Regione - lo Stato - ha destinato all’inaugurazione del primo giorno di scuola nel segno della lotta alla camorra. Ci sono almeno duemila persone, dirà più tardi la conta della Digos. Ma manca Casale, manca il paese, che neppure si affaccia dalle finestre sbarrate e che offre la risicata ospitalità dei bar quasi tutti chiusi per riposo settimanale. E la Casale che c’è si tiene ai margini della piazza, sul lato. Sul palco tappezzato di blu prende la parola Roberto Saviano. Sul fondo, confuso tra i passanti, un uomo anziano, con la camicia azzurra e un pacchetto di medicine tra le mani, lo ascolta in piedi. Ciò che aveva da dire lo aveva già detto poco prima, ai microfoni di una tv locale. Ma quando si avvicina «la iena» Giulio Golia non si fa pregare e lo ripete: «Saviano è un buffone». L’uomo anziano è Nicola Schiavone, il padre del capo del clan dei Casalesi. Non si è perso neppure una parola di tutta la manifestazione, così come aveva fatto quindici anni fa, in piena campagna elettorale. A quel tempo don Nicola andò a sfidare Antonio Bassolino nella casa del Pci, nella stessa piazza, nello stesso paese. Quindici anni, e sembra ieri. Parla il presidente dell’Antimafia Francesco Forgione. «Permettere che un Comune venga sciolto per mafia e consentire che subito dopo ci siano normali elezioni come se nulla fosse stato è scandaloso», sta dicendo il presidente della commissione antimafia. «Scandaloso è che non vengano rimossi dai loro posti comandanti di polizia municipale, dirigenti di polizia, carabinieri e tutti coloro che ancora possono rappresentare un collante con la delinquenza». Un gruppetto di impiegati del Comune applaude provocatoriamente. Ed è in quel momento che Nicola Schiavone si dirige verso il palco. Avanza con finta indifferenza, tre poliziotti - che lo stavano tenendo d’occhio da un po’ - ne fermano il cammino, bloccandogli l’accesso al corridoio. Più tardi, sulla via del ritorno, un’auto scura seguirà la troupe delle «Iene» fino a Capodichino. Non era un’auto di polizia o carabinieri. Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, prende la parola e cita Zavattini, come aveva fatto un anno fa nella stessa piazza. Vuole segnare la continuità tra il 23 settembre del 2006 e quest’anno. Parla di lavoro e di sviluppo, avverte gli studenti di ribellarsi al mito della «camorra che è moneta falsa». Dal fondo parte di nuovo la contestazione, applausi sarcastici e il grido: «La camorra non esiste». Dicono di essere imprenditori, qualcuno si lascia scappare che c’è anche un figlio di Francesco Schiavone ma nessuno conferma. Il fastidioso contorno non interrompe i relatori. Il presidente della Provincia Sandro De Franciscis sottolinea che «abbiamo bisogno di ordinamenti più snelli e di una rete che sia meno burocratizzata. Il ritardo non è più sopportabile». Il sottosegretario alla Pubblica istruzione, Gaetano Pascarella spiega che «è con la scuola che dobbiamo riuscire a produrre un dinamismo sociale». Corrado Gabriele, assessore regionale che ha promosso l’inaugurazione decentrata dell’anno scolastico, aggiunge che è necessario «riportare anche sul territorio casalese la normalità, a cominciare dalla zona del cimitero. I rifiuti che lo ricoprono denunciano una mancanza di rispetto non solo per i vivi ma anche per i morti». Don Franco Picone, che ha preso il posto di don Peppino Diana, fa suo il testimone lasciato dal parroco ammazzato tredici anni fa. E Aldo Pecora, a nome dei ragazzi di Locri, parla ai suoi coetanei: «Trovate il coraggio di ribellarvi».

lunedì 17 settembre 2007

DEATH COUNTER - 75 MORTI DALL'INIZIO DEL 2007

Napoli, agguato a Scampia, ucciso un giovane

da www.repubblica.it

NAPOLI - Ancora un agguato di camorra a Napoli. La vittima è un ragazzo di 24 anni, Gennaro
Nitrone. E' stato ucciso a colpi di arma da fuoco da due uomini in moto nel quartiere Scampia, a Napoli. Nitrone che aveva alcuni precedenti penali è stata avvicinato dai killer mentre a bordo della sua moto stava percorrendo via Fratelli Cervi. Sul posto è intervenuta la Polizia e gli uomini della Scientifica.

(17 settembre 2007)

venerdì 14 settembre 2007

DEATH COUNTER - 74 MORTI DALL'INIZIO DEL 2007

14/09/2007
Il Mattino

Raid davanti al chiosco, pregiudicato ucciso

Portici. Stava bevendo una birra al chiosco di via Dalbono quando i killer sono entrati in azione. Luciano Santillo, pregiudicato di 39 anni, ha tentato di riparare all’interno del locale ma non ha avuto scampo: colpito una volta alla schiena e due alla testa è morto dopo il ricovero in ospedale. L'uomo, con precedenti penali per associazione a delinquere, spaccio di droga e omicidio, era uscito dall’ospedale psichiatrico criminale appena cinque mesi fa: negli Anni 90 era stato riconosciuto colpevole di omicidio ma evitò l’ergastolo perché gli fu riconosciuta la parziale incapacità di intendere e di volere. Ora la pista seguita dagli investigatori è quella di uno sgarro commesso dalla vittima all’interno del suo stesso clan: Santillo è ritenuto dagli inquirenti vicino alla cosca Vollaro. Il delitto è avvenuto nel quartiere di edilizia pubblica residenziale di via Dalbono: sono le 11 di ieri, Luciano Santillo sta bevendo una birra all'esterno di un chioschetto di bibite che si trova all'ingresso del complesso. La struttura affaccia su un ampio piazzale, in giro c'è pochissima gente, l'uomo è tranquillo. I due killer, a quanto pare a volto scoperto, si avvicinano a Santillo: parte un primo colpo di pistola che raggiunge il bersaglio alla schiena. Il pregiudicato cerca disperatamente riparo all'interno del piccolo prefabbricato ma i sicari lo raggiungono e sparano ancora: due colpi lo raggiungono alla testa. Pochi minuti dopo le volanti del commissariato di Portici sono già sul luogo del delitto. Santillo è ancora vivo, un'ambulanza lo trasporta all'ospedale Loreto Mare di Napoli dove l'uomo entra in coma e muore circa due ore dopo. Inutile il tentativo dei medici di salvargli la vita: i killer, sicuramente dei professionisti, hanno eseguito la condanna senza lasciare alcuna possibilità di scampo al loro obiettivo, colpendo da distanza ravvicinata. Scattano le indagini: gli agenti del commissariato di polizia, diretti da Bruno Mandato, cercano testimonianze utili alle indagini. All'interno del chiosco al momento dell'omicidio ci sarebbe stata solo un'anziana donna, intenta a mettere in ordine delle bottiglie sotto lo scaffale: «Mia madre - racconta la figlia della donna - non si è neanche resa conto di cosa è successo, ha sentito un solo colpo e istintivamente si è buttata a terra, poi è svenuta per la paura».
CARLO TARALLO

mercoledì 5 settembre 2007

GUERRE MASTELLARI



di Rita Pennarola
La Voce della Campania
Settembre 2007

Ci sono dentro fino al collo alcuni vip mastelliani purosangue nell’Operazione Chernobyl, la durissima inchiesta condotta dal pm Donato Ceglie che ha messo a nudo l’allucinante realtà di una Campania ridotta a sversatoio di scorie tossiche con giri d’affari da milioni di euro l’anno. Ecco tutte le grane politiche per il ministro, con particolari e personaggi inediti della vicenda.

Quattro notti e più di luna piena... di guai giudiziari. E’ andata così, l’edizione 2007 dell’ormai famosa kermesse beneventana promossa da lady Sandra Lonardo, consorte del ministro della giustizia Clemente Mastella. Proprio nei giorni caldi di inizio luglio, quando il capoluogo sannita si accinge a diventare teatro della manifestazione artistica attesa tutto l’anno e da sempre destinata ad esaltare i fasti della Ceppaloni dinasty, scoppia come un fulmine a ciel sereno l’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sul traffico di rifiuti tossici, che vede sotto accusa personaggi di stretta osservanza mastelliana.

A giugno Iside Nova, l’associazione organizzatrice dell’evento presieduta da Elio Mastella, secondogenito del guardasigilli, mette in moto la macchina della comunicazione per annunciare il programma della rassegna. Sono le stesse settimane in cui negli uffici giudiziari sammaritani il pubblico ministero Donato Ceglie, attraverso l’ “Operazione Chernobyl”, ricostruisce gli ultimi tasselli di quel mosaico accusatorio che il 4 luglio porterà dietro le sbarre 38 persone, fra cui i ceppalonesi Giustino Tranfa e Ferdinando Mattioli. Tre giorni dopo altra rivoluzione al comune di Ceppaloni: l’ingegner Concettina Tranfa, per quattro anni storico braccio destro del primo cittadino Clemente Mastella (il quale non ha mai voluto lasciare la poltrona più alta del comune natio), si dimette dalla carica di vicesindaco (pur conservando le deleghe a Bilancio e finanze). Colpa delle pesantissime accuse contenute nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di suo fratello Giustino Tranfa, ritenuto responsabile, di fatto, di quella Fra.Ma. sas che sarebbe stata fra le protagoniste del nei corsi d’acqua e nella rete fognaria di mezza Campania - dal Sannio al Salernitano al Casertano - e di parte del Foggiano. Una «piovra tentacolare», sottolinea il magistrato, che addirittura con «barbaro, criminale compiacimento», realizzava profitti da milioni di euro riversando nell’ambiente senza alcun trattamento tonnellate di sostanze altamente cancerogene spacciate per compost (un fertilizzante ricavato dai rifiuti organici dopo appropriate lavorazioni, che qui invece risultavano inesistenti), fra cui perfino liquami derivanti dalle fosse settiche delle navi in transito nel Porto di Napoli o materiali tossici di risulta degli ospedali. Pagine e pagine di intercettazioni telefoniche, verifiche incrociate, blitz del Noe (il nucleo operativo ecologico delle forze dell’ordine) per arrivare alla «conferma del fatto che la Sorieco (altra impresa inquisita, con sede in provincia di Avellino, ndr) e la Fra.Ma (la ditta facente capo al ceppalonese Tranfa, ndr) non producessero compost, bensì procedessero alla famelica ricerca di terreni agricoli sui quali scaricare i rifiuti speciali», che il contadino accettava in cambio di un prezzo pari a circa 600 euro a “viaggio”. Di qui la morsa stringente delle accuse - dal traffico illecito di rifiuti speciali all’associazione per delinquere, fino al disastro doloso ambientale - che porta in manette Tranfa («effettuava lui stesso trasporti di rifiuti con automezzi non iscritti all’Albo gestori ambientali»), Mattioli ed un terzo ceppalonese, il 28enne Amabile Pancione, che secondo l’accusa si preoccupava di dirigere le operazioni di smaltimento illecito, reperire nuovi terreni e di fungere da vedetta.

In seguito alle dimissioni della Tranfa, cui è subentrato l’omonimo Carmine Tranfa (ma non si escludono parentele, in un paese di appena tremila anime), il comune di Ceppaloni ha annunciato che si costituirà parte civile contro gli “inquinatori”: una mossa destinata a gettare acqua sul fuoco di proteste dei comitati civici spontanei, alimentata dal j’accuse di Pasquale Viespoli, parlamentare sannita di An e membro della commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Gli indagati, la maggior parte dei quali scarcerati alcuni giorni dopo, respingono intanto tutte le accuse, ma l’inchiesta giudiziaria - qualunque sarà il suo esito - permette già di accendere i riflettori sul tandem imprenditoriale Mattioli-Tranfa, finora intento a metter su fatturati di tutto rispetto per opere “di protezione ambientale” a suon di commesse pubbliche.

L’autentico core business dei due non è solo la Fra.Ma. sas (in cui la Procura identifica Tranfa come deus ex machina, ma dove socio accomandante di Mattioli è il beneventano Fabio Turilli, 36 anni): è soprattutto la srl Socedim, impresa edile da 100 mila euro di capitale sociale che vede Giustino Tranfa con la quasi totalità delle quote e Ferdinando Mattioli socio di minoranza. A dicembre 2005 la Socedim - che ha sede a Benevento in via Stazione 54, stesso indirizzo della Fra.Ma. sotto accusa - si è aggiudicata l’appalto da 1 milione e 615 mila euro indetto dall’Arpa Campania (l’agenzia regionale di protezione ambiente) per la ristrutturazione e l’adeguamento funzionale del Dipartimento provinciale, del Dipartimento tecnico e dell’unità territoriale Arpac di Benevento, guidata in quel periodo da Fausto Pepe, attuale sindaco di Benevento e mastelliano di lungo corso. A firmare l’atto, il direttore amministrativo Arpac Francesco Polizio, una vita da dominus incontrastato della Dc a Casoria ed un presente, manco a dirlo, da fedelissimo dell’Udeur. Colpo grosso, insomma, per la Socedim, un’impresa che fino ad allora si era data soprattutto da fare per realizzare opere edili nell’area Pip di Ceppaloni, in zona Valle del Sabato. Lo stesso territorio che oggi è accusata di avere inondato con liquami killer.

Il nome del duo Tranfa-Mattioli ricorre nell’inchiesta del pubblico ministero Donato Ceglie. Anche nell’altra società che li vede insieme come soci, la C. G. srl, la parte del leone spetta al primo, mentre Mattioli, 49 anni, originario di Gricignano d’Aversa, su un capitale sociale di circa 16 mila euro ne detiene appena 833. Ma sono ancora altre, le creature societarie che fanno capo al quarantenne imprenditore ceppalonese Giustino “Nino” Tranfa. Si parte nel 1995 con la Emilio Tranfa, srl da 220 milioni di vecchie lire in dote, un’impresa di famiglia della quale nel ’96 Giustino acquisisce l’intero pacchetto. Fra 2000 e 2001 mette a segno la partecipazione in Star Sud srl e nella Tranfa Costruzioni: socio unico di Giustino è stavolta sua sorella, la trentaduenne Loredana Tranfa. Il nome della dinamica imprenditrice spiccava già un paio d’anni fa nel direttivo dell’associazione di casa Mastella, Iside Nova.

Nel 2006 - forse sull’onda dell’euforia per l’appalto milionario aggiudicato alla Socedim - nel piccolo impero societario di Tranfa arrivano altre tre nuove sigle: Socedim Ambiente, Aurora srl e la stessa C. G. srl che lo vede gemellato a Mattioli. A fronte di un’estate ricca di trionfi come quella del 2006, quando l’esecutivo Prodi in pompa magna venne a Ceppaloni per le nozze dell’anno fra il primogenito Pellegrino Mastella e la bella Alessia Camilleri, l’estate 2007 sta creando insomma un bel po’ di grattacapi al ministro della giustizia, cui oggi l’inchiesta della Procura sammaritana sul «diabolico piano» di Tranfa, Mattioli & C. potrebbe riservare ancora sgradite sorprese.

«E dire - commentano in ambienti politici sanniti - che se c’è una coppia particolarmente attenta all’ambiente, è proprio quella di Clemente Mastella e Sandrina Lonardo». Un punto sul quale non ci sono dubbi, soprattutto in Campania, dove la signora Mastella presiede il Consiglio regionale. A parte i militanti Udeur incontrati nelle fila dell’Arpac, infatti, altri seguaci del Campanile mastelliano sono l’assessore regionale all’Ambiente, Luigi Nocera, ed il presidente dell’Asìa (l’azienda di igiene urbana) a Benevento, Pietro Lonardo. Cugino di Sandra Mastella, Lonardo ha lasciato ad aprile di quest’anno il vertice dell’Istituto autonomo case popolari di Benevento avendo assunto la presidenza dell’Asìa «dove - promette ribattendo alle accuse degli avversari di AN, che lo avevano definito lo “Schwarzenegger di casa nostra” - mi impegno ad essere il “terminator” dei rifiuti solidi urbani». Quanto a difesa strenua della natura non sono da meno i Tranfa. Basti pensare al ruolo svolto dall’ingegner Giuseppe Catalano, consorte del vicesindaco dimissionario Concettina Tranfa: siede in quota Udeur nell’organigramma della commissione regionale di alta vigilanza sull’ambiente.

UN FERRARO NEL MOTORE

Dulcis in fundo lui, il consigliere regionale di Casal di Principe Nicola Ferraro, altro personaggio cui sta tanto a cuore la tutela dell’ambiente. Dopo una vita trascorsa in Forza Italia (lo zio, Pietropaolo Ferraiuolo, è stato vicepresidente del Consiglio regionale campano nelle fila dei berlusconiani), nel 2006 Ferraro si scopre un animo mastelliano e si fa eleggere a Palazzo Santa Lucia con ben 13 mila preferenze all’ombra del Campanile. Ottimi i rapporti anche con Lady Sandra, immortalata al ristorante “La Bruschetta” di Pignataro Maggiore a benedire, insieme a Ferraro, la lista civica “Uniti per Bellona”, «tra una folla festante che è accorsa sul posto per incontrare le eminenti figure politiche centriste», riportano le cronache locali. Nominato dai vertici del partito segretario provinciale dei Popolari Udeur nel Casertano, anche Ferraro vanta, proprio come i Tranfa, una consistente esperienza nel settore dei rifiuti. Magari un po’ turbolenta... Ecco come lo descrive Roberto Saviano sull’Espresso: «altro personaggio fondamentale per capire lo spostamento al centrosinistra dell’imprenditoria legata al mondo dei rifiuti è Nicola Ferraro, punta di diamante dell’Udeur. Ferraro è il soggetto a cui fu negata la certificazione antimafia dalla Prefettura. La prefettura di Caserta scrisse: “Sussistono le cause interdettive previste dalla normativa antimafia”». Imparentato col famigerato Sandokan Francesco Schiavone (il boss al centro di connection camorristico-massoniche proprio sui traffici di rifiuti), Ferraro è oggi presidente della Commissione permanente della Regione Campania: un organismo di alta vigilanza sulla trasparenza dell’Ente.

martedì 4 settembre 2007

DEATH COUNTER - 73 MORTI DALL'INIZIO DEL 2007

da www.corriere.it
3 settembre 2007

Rubato hard-disk con intercettazioni dall'ufficio di gip Napoli
Nuovo delitto di camorra nel napoletano
Agguato ad Arzano: ucciso in un circolo Pasquale Ruggiero, 44 anni, pregiudicato, sottoposto all'obbligo di firma

ARZANO (NAPOLI) - Probabilmente si tratta dell'ennesimo delitto di camorra nel napoletano. Un uomo è stato ucciso in un agguato nell'hinterland partenopeo: i sicari hanno agito all'interno del Circolo della gioventù in via Garibaldi ad Arzano. La vittima è Pasquale Ruggiero, di 44 anni, pregiudicato, attualmente sottoposto all'obbligo di firma. Sul posto, per ricostruire le modalità dell'omicidio e avviare le indagini, i carabinieri di Casoria.
RUBATO HARD-DISK A GIP TRIBUNALE - Ma la camorra colpisce anche negli uffici dei magistrati partenopei. L'hard disk del computer di Maria Vittoria De Simone gip del Tribunale di Napoli è stato rubato nell'ufficio del magistrato alla Torre B del Palazzo di Giustizia del Centro Direzionale. Sul furto, che è stato scoperto oggi alla riapertura delle attività giudiziaria, stanno indagando i carabinieri. Non sarebbero state riscontate effrazioni alla porta dell'ufficio. Gli investigatori hanno accertato che è stato svuotato il «case» del computer e asportato l'hard disk che ha in memoria centinaia di procedimenti, nonchè numerose intercettazioni telefoniche - ancora segrete per le indagini in corso - riguardanti esponenti della criminalità organizzata. È stato lo stesso magistrato a scoprire il furto e a denunciarlo ai carabinieri. Sull'indagine viene mantenuto uno stretto riserbo. Gli investigatori stanno valutando tutte le ipotesi, non esclusa quella della complicità di qualche «talpa» all'interno del Palazzo di Giustizia. Secondo indiscrezioni, si ritiene fondata anche l'ipotesi che qualche clan della camorra, al centro di nuove inchieste, possa essere stato interessato a far sparire le intercettazioni o a conoscerne il contenuto.
03 settembre 2007