martedì 18 settembre 2007

RITORNO A CASA



La sfida del padre del boss: va verso il palco, la polizia lo blocca. Blitz delle Iene, al ritorno seguite da un’auto scura
IL MATTINO
DALL’INVIATO ROSARIA CAPACCHIONE
Casal di Principe. La piazza del mercato inizia a riempirsi che le 9 sono passate da poco. In prima fila le tre sedie riservate alle vittime della mafia e le altre due, quelle che l’assessore Gabriele ha provocatoriamente destinato ai boss latitanti, Antonio Iovine e Michele Zagaria. Da Napoli, Aversa e Marcianise arrivano gli studenti, gli striscioni dei sindacati fanno da sfondo, le autorità si accomodano un po’ per volta, fino a riempire il golfo mistico, la platea che la Regione - lo Stato - ha destinato all’inaugurazione del primo giorno di scuola nel segno della lotta alla camorra. Ci sono almeno duemila persone, dirà più tardi la conta della Digos. Ma manca Casale, manca il paese, che neppure si affaccia dalle finestre sbarrate e che offre la risicata ospitalità dei bar quasi tutti chiusi per riposo settimanale. E la Casale che c’è si tiene ai margini della piazza, sul lato. Sul palco tappezzato di blu prende la parola Roberto Saviano. Sul fondo, confuso tra i passanti, un uomo anziano, con la camicia azzurra e un pacchetto di medicine tra le mani, lo ascolta in piedi. Ciò che aveva da dire lo aveva già detto poco prima, ai microfoni di una tv locale. Ma quando si avvicina «la iena» Giulio Golia non si fa pregare e lo ripete: «Saviano è un buffone». L’uomo anziano è Nicola Schiavone, il padre del capo del clan dei Casalesi. Non si è perso neppure una parola di tutta la manifestazione, così come aveva fatto quindici anni fa, in piena campagna elettorale. A quel tempo don Nicola andò a sfidare Antonio Bassolino nella casa del Pci, nella stessa piazza, nello stesso paese. Quindici anni, e sembra ieri. Parla il presidente dell’Antimafia Francesco Forgione. «Permettere che un Comune venga sciolto per mafia e consentire che subito dopo ci siano normali elezioni come se nulla fosse stato è scandaloso», sta dicendo il presidente della commissione antimafia. «Scandaloso è che non vengano rimossi dai loro posti comandanti di polizia municipale, dirigenti di polizia, carabinieri e tutti coloro che ancora possono rappresentare un collante con la delinquenza». Un gruppetto di impiegati del Comune applaude provocatoriamente. Ed è in quel momento che Nicola Schiavone si dirige verso il palco. Avanza con finta indifferenza, tre poliziotti - che lo stavano tenendo d’occhio da un po’ - ne fermano il cammino, bloccandogli l’accesso al corridoio. Più tardi, sulla via del ritorno, un’auto scura seguirà la troupe delle «Iene» fino a Capodichino. Non era un’auto di polizia o carabinieri. Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, prende la parola e cita Zavattini, come aveva fatto un anno fa nella stessa piazza. Vuole segnare la continuità tra il 23 settembre del 2006 e quest’anno. Parla di lavoro e di sviluppo, avverte gli studenti di ribellarsi al mito della «camorra che è moneta falsa». Dal fondo parte di nuovo la contestazione, applausi sarcastici e il grido: «La camorra non esiste». Dicono di essere imprenditori, qualcuno si lascia scappare che c’è anche un figlio di Francesco Schiavone ma nessuno conferma. Il fastidioso contorno non interrompe i relatori. Il presidente della Provincia Sandro De Franciscis sottolinea che «abbiamo bisogno di ordinamenti più snelli e di una rete che sia meno burocratizzata. Il ritardo non è più sopportabile». Il sottosegretario alla Pubblica istruzione, Gaetano Pascarella spiega che «è con la scuola che dobbiamo riuscire a produrre un dinamismo sociale». Corrado Gabriele, assessore regionale che ha promosso l’inaugurazione decentrata dell’anno scolastico, aggiunge che è necessario «riportare anche sul territorio casalese la normalità, a cominciare dalla zona del cimitero. I rifiuti che lo ricoprono denunciano una mancanza di rispetto non solo per i vivi ma anche per i morti». Don Franco Picone, che ha preso il posto di don Peppino Diana, fa suo il testimone lasciato dal parroco ammazzato tredici anni fa. E Aldo Pecora, a nome dei ragazzi di Locri, parla ai suoi coetanei: «Trovate il coraggio di ribellarvi».

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