lunedì 21 maggio 2007

PERMESSI E PRESUNTE TANGENTI - LE DUE INCHIESTE SULLA TURBOGAS - COME SI ESPANDE UN BUCO NERO



Mentre la procura di Larino indaga sulla regolarità dell’iter che ha permesso alla centrale di atterrare a Termoli, i Pm di Campobasso hanno aperto un fascicolo sull’ipotesi di corruzione dei consiglieri regionali. Agli atti anche la testimonianza tardiva del tenente dei carabinieri Mennone: “Una fonte confidenziale mi disse che sul Consiglio regionale ci fu una pioggia di mazzette”.

di Daniela Fiorilli
da www.primonumero.it
21 maggio 2007

L’insediamento della Turbogas a Termoli: chi lo ha consentito, come è avvenuto, attraverso quali percorsi autorizzativi? Non una, ma addirittura due inchieste stanno cercando di ricostruire la storia della centrale a ciclo combinato atterrata nel Nucleo industriale Valle Biferno ormai tre anni or sono ed entrata in funzione nello scorso autunno. La vicenda deve avere più di un punto oscuro se è vero, come è vero, che sia la Procura di Larino sia quella di Campobasso hanno aperto già diversi mesi fa due distinti fascicoli d’inchiesta: la prima per verificare la regolarità e la legittimità della procedura tecnica dell’insediamento; l’altra con l’intento di scoprire se la società Sorgenia ha dovuto elargire mazzette per insediarsi in regione.

Le perizie tecniche, la valutazione di impatto ambientale, il rilascio dei permessi da parte degli organi locali, i pareri e le procedure amministrative: nel setaccio del pm capo del palazzo di giustizia frentano, Nicola Magrone, c’è tutto questo. S’indaga per capire, ad esempio, come mai dopo l’alluvione del 2003 che aveva rivelato i rischi e le debolezze della conca industriale bassomolisana - episodio che ha portato già a tre avvisi di garanzia per disastro colposo - si sia concesso ugualmente il nulla osta all’insediamento di una centrale dall’altissimo rischio ambientale senza ulteriori verifiche. «Fare un impianto di quella natura in quel contesto equivale a fondere due fattori di rischio. E’ un ragionamento semplice e lineare» aveva dichiarato Magrone già all’indomani della conclusione delle indagini sull’inondazione della valle provocata dallo straripamento della diga del Liscione, spingendo a riflettere sull’inferno di acqua, fuoco, gas e sostanze tossiche sprigionate dalle chimiche evocato dai periti che dal 1995 al 2002 studiarono la pratica della compatibilità ambientale.

Fatti e ipotesi con cui si intrecciano altri dubbi relativi alla salute dei cittadini. Ci si chiede ad esempio se e come siano stati valutati i fattori di rischio per i bassomolisani che, malgrado siano scesi in strada per protestare ripetutamente e per mesi, hanno dovuto digerire la decisione degli enti regionali e comunali. Su questi aspetti, sulle conseguenze sociali e ambientali della Turbogas si lavora a Larino e il procuratore Magrone, nonostante gli impegni di queste settimane - finale del processo per il crollo della scuola di San Giuliano e inchiesta “Black Hole 2” – sembra anche intenzionato a convocare prossimamente nel suo ufficio alcune “persone informate sui fatti”.

Contemporaneamente a Campobasso si cerca di capire se è vero che «ci fu una pioggia di tangenti sull’intero consiglio regionale del Molise» come raccontò il tenente dei carabinieri Pietro Mennone alla dottoressa Maria Perna (sostituto procuratore a Larino) all’indomani della prima ondata di arresti nell’ambito dell’inchiesta “Black Hole”, quella cioè del febbraio 2006 che portò in carcere la dottoressa Patrizia De Palma e altre dieci persone.
Il “caso” del tenente Mennone e delle sue sorprendenti rivelazioni è sintetizzato nell’ordinanza di custodia cautelare con cui il gip Veneziano lunedì 14 maggio ha fatto arrestare le nove persone sospettate di aver fatto parte di quel gruppo di agenti ed ex agenti infedeli che spiavano e boicottavano le indagini della Procura e dei carabinieri sulla malasanità.

Racconta infatti il gip Veneziano che nel febbraio 2006 il tenente – che era stato in servizio a Termoli fino al 2003 - contattò in modo informale la dottoressa Perna per annunciarle un rapporto in cui le avrebbe elencato notizie di fonte confidenziale di cui era venuto a conoscenza nel 2002 in merito a presunti episodi di corruzione che avrebbero visto coinvolti esponenti politici del Basso Molise. La dottoressa Perna parlò con il Procuratore Magrone di quella strana telefonata del tenente Mennone, e Magrone convocò qualche settimana dopo l’ufficiale nel suo studio per sentirlo come persona informata sui fatti. In quell’occasione Mennone (attualmente in servizio in Sardegna) disse che «una fonte confidenziale mi ha riferito che ci fu una pioggia di tangenti sull’intero Consiglio Regionale del Molise in relazione all’insediamento della centrale turbogas…».
Tuttavia il procuratore di Larino non fece seguire alcuna indagine a quella tardiva rivelazione per il semplice fatto che – come è spiegato nella stessa ordinanza del gip Veneziano - «su queste ipotesi risultano in corso indagini della procura di Campobasso».

Dunque, un racconto arrivato fuori tempo massimo quello del tenente Mennone, fatto quando ormai la Procura di Campobasso aveva già cominciato a lavorare sull’ipotesi di mazzette finite nelle tasche di molti politici molisani. Come del resto, sempre secondo Magrone, sono arrivate troppo tardi anche le altre “rivelazioni” dell’ufficiale, ugualmente riportate nell’ordinanza del gip Veneziano: «Intendo riferire» fece infatti mettere a verbale il tenente «di una probabile tangente ricevuta dal sindaco Di Giandomenico da parte della società non italiana Union Carbide, attualmente Unisil o Ge, e pertinente ai permessi concessi per l’insediamento della fabbrica in territorio di Termoli» . Sempre in quell’occasione Mennone disse che la sua fonte confidenziale gli rivelò che il movente dell’omicidio di Giuliana D’Ascenzo – moglie di Pasqualino Cianci – avvenuto a Montenero di Bisaccia nel marzo del 2002, poteva essere ricercato nelle vicende del Cesad, il centro di salute per la donna voluto da Patrizia De Palma e finanziato sia dalla Asl numero 4 all’epoca diretta da Mario Verrecchia, sia dal Comune di Termoli retto da Di Giandomenico. Un’ipotesi, quest’ultima, di cui si è già parlato durante il processo che ha condannato Pasqualino Cianci per l’omicidio della moglie. Tutte cose insomma già conosciute dai magistrati e riferite dal tenente con un ritardo sospetto, tanto che la Procura ha iscritto il tenente nel registro degli indagati. E del resto lo stesso Magrone ha definito la testimonianza di Mennone «caotica e raffazzonato».

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